L’Italia e il “giovanilismo di classe”
Emilio Carnevali
Oggi la prima pagina del Corriere della Sera ospita un editoriale di Ernesto Galli della Loggia intitolato “Un club esclusivo di una certa età”. L’articolo prende spunto dalla recente pubblicazione degli stipendi dei grandi manager pubblici per porre l’accento su due caratteristiche che li accomunano, oltre naturalmente a quella del reddito straordinariamente elevato: l’età avanzata e il sesso maschile.
Galli della Loggia ha il merito di non soffermarsi sulla consueta polemica contro la casta e di sottolineare come siamo di fronte a un problema che riguarda l’intera classe dirigente italiana: «Non si tratta dunque solo dei politici che anzi, secondo me, possono essere annoverati da molti punti di vista tra i meno privilegiati. In misura assai più pronunciata presentano i caratteri di un’oligarchia di anziani colmi di benefici vari (non sempre monetari) pure i vertici delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, dell’università, della magistratura e al tempo stesso anche quelli del settore privato: dalla finanza (dove qualche tempo fa, non a caso, un novantenne si sentì vittima di una colossale ingiustizia perché invitato a lasciare il suo posto) all’industria, fino al giornalismo, dove spesso i direttori, i commentatori e i titolari di rubriche costituiscono un vero e proprio club esclusivo dei soliti noti».
Il problema è che chi scrive queste cose – ci pare di poterlo registrare come freddo dato di fatto, senza alcun tipo di astio o pregiudizio personale – è parte integrante di questo club di «soliti noti di età matura». E dato che Galli della Loggia è un liberale – e dunque crede che la giustizia e il progresso civile riposino sulla responsabilità dei singoli individui e dei loro atti molto più che sulle riforme delle “strutture sociali” – dovrebbe trarre le conseguenze dal suo ragionamento: farsi da parte. Magari invitando altri colleghi altrettanto liberali, ma molto meno ispirati, a seguirlo. Per esempio – diamo un suggerimento concreto per non essere accusati di lanciare il sasso e tirar via la mano – mandando un discreto biglietto al collega Ostellino: «Caro Piero, dato che ormai da svariati anni scrivi sempre lo stesso articolo ad avverbi alternati è giusto che ti riposi un po’. Cerchiamo di dare spazio a qualche altra voce».
Il problema vero è che anche il “giovanilismo” in questo paese è spietatamente di classe: si parla di “intollerabili privilegi” quando si hanno di fronte vecchi lavoratori “garantiti” che guadagnano poco più di 1000 euro al mese per stare a una catena di montaggio, mentre per la classe dirigente – che dell’articolo 18 non ha certo bisogno – il “vento della precarietà” non soffia mai. La cura ricostituente della meritocrazia si ferma sempre sul limitar dell’onnipervasivo «ci conosciamo da trent’anni».
Galli della Loggia – pur nelle contraddizioni – ha denunciato un problema vero. Ma siamo abbastanza sicuri che il «club dei soliti noti» rimarrà dov’è. Magari predicando indignato contro la casta politica e gli ipergarantiti da 1200 euro al mese.
(27 febbraio 2012)
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