L’Italia s’è desta

Carlo Cornaglia



A San Giovanni Campora Nucara
organizza con una fondazione
una convention che gli è molto cara:
di studenti sgobbon la premiazione,

con un telecomizio del premier.
Ma quando giunge la telefonata
son tutti nella sala del buffet:
nessun sente la solita tirata.

“Il saluto vi porto di un governo
il qual s’impegna quotidianamente,
con spirito, direi più che paterno,
per un futuro molto promettente

di milion di ragazzi e di ragazze…”
Le sue parole cadono nel vuoto
dei cronisti fra le risate pazze
e lo sconforto di qualche devoto.

Parla il premier, testardo come un mulo,
a un uditorio fatto sol di assenti
che, stanchi d’esser presi per il culo,
a orecchie sorde fanno andare i denti.

“L’aria è cambiata, esimio Cavaliere
e questo contrattempo dispettoso
è un segno del destin: le fa sapere
ch’è arrivato il momento del riposo”.

Le folle non inneggian per le strade,
le piazze sono piene sol di rossi,
lo sconforto ai lacché la mente invade,
atterriti da quel che dice Bossi.

Mameli, appena uscito dalla tomba,
invita tutti quanti a fare festa
e l’Inno nazionale ormai rimbomba
in ogni dove: “L’Italia s’è desta…”

(19 giugno 2011)

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