La lista “L’altra Europa per Tsipras” e il suo tradimento
Paolo Flores d'Arcais
Lo scambio di lettere tra Paolo Flores d’Arcais e Marco Revelli
Caro Marco,
dopo la riunione del 3 mattina non ho ricevuto più le mail delle nostre discussioni tra garanti, che arrivavano in precedenza con un ritmo di dieci ogni ora (nella cartella in cui le ho raccolte sono circa 1300). Dunque non sono io ad essermi allontanato dal comitato, semplicemente ne sono stato escluso.
La decisione di mandare solo Barbara alla conferenza stampa, anziché andare noi tutti garanti come in precedenza stabilita, è stata dunque del tutto abusiva e ancor oggi non so presa da chi e come. Comunicarcela con un rigo "en passant" di una lettera di Torelli che si occupava d’altro (tutte le questioni delle candidature) è solo un elemento offensivo in più, che trascuro: l’essenziale resta che alcuni dei garanti (non so se tre o quattro) hanno rovesciato una decisione unanime precedente senza far partecipare gli altri alla discussione. Si chiama "mettere di fronte al fatto compiuto", e in pratica escludere dal novero dei garanti.
Sulla questione delle "scuse" e della "smentita" è penoso che siamo ridotti a un dialogo tra sordi. Eppure è di lapalissiana evidenza che avevamo preso una decisone unanime rispetto a una smentita, e che invece ne è stata messa sul sito della lista una diversa, che non smentiva affatto, anzi, e che dunque ha spinto Camilleri a quella secca lettera in cui si dichiarava "sbigottito e molto irritato da quello che avete fatto succedere" e chiedeva "che la smentita [quella concordata, e che era stata letta all’assistente di Camilleri in videoconferenza, e che solo MicroMega ha invece pubblicato] sia della stessa rilevanza e nella stessa collocazione della falsa notizia". Per questo e, non per altro, Camilleri concludeva con l’annuncio che evidentemente non si candidava più.
Possibile che non abbiate l’elementare coraggio di ammettere che non avete pubblicato l’unica smentita che era stata decisa, e che proprio questo ha portato al definitivo rifiuto di Camilleri di candidarsi? Che fiducia può esserci tra noi, se delle cose così evidenti vengono ancora negate? Non si tratta infatti di una diatriba difficilmente comprensibile, ma di una mera questione di verità dei fatti.
Quanto al "caso Battaglia". Antonia Battaglia mi ha mandato una lettera, ora pubblicata sul sito di MicroMega, e mi ha telefonato, per dirmi che fin dal 26 febbraio il suo gruppo, attraverso Riccardo Rossi, aveva mandato una lettera a Barbara Spinelli e Guido Viale in cui in modo dettagliato si spiegavano i motivi che rendevano la candidatura di Antonia Battaglia incompatibile con la presenza di "esponenti Sel pugliesi". Questa lettera è stata occultata a Camilleri e a me, ma mi domando se è stata comunicata almeno a Luciano Gallino (ne sarei sorpreso) e addirittura se sia stata comunicata a te (cosa che tu stesso potrai precisarmi). Come giudichi un comportamento di questo genere? Unitario? Mosso da "disponibilità alla interlocuzione" e dalla "considerazione di alcuni dati di realtà" per usare due formule con cui apri la lettere che mi rivolgi?
Nella teleconferenza per le candidature del 3 mattina, siamo stati invece (dis)informati che i veti reciproci tra Sel e gruppo Marescotti-Battaglia non sussistevano, se mai erano stati minacciati in passato. Ad una mia precisa domanda, che se fossero stati posti avremmo candidato Antonia Battaglia e non i due esponenti Sel pretesi da Vendola, mi è stata data totale rassicurazione (questo a prescindere dalla circostanza che io avevo comunque votato contro il loro inserimento in lista). Ti sembra leale questo comportamento?
E ti prego, non mi parlare di una teleconferenza indetta per il 7 pomeriggio! Tutte le volte che abbiamo fatto una videoconferenza la decisione di farla, e gli orari e le modalità hanno dato luogo a numerosi scambi di mail tra tutti noi. Qui, come del resto tu riporti, c’è solo una mail di Torelli che propone tale videoconferenza e dice che tu ne senti l’urgenza. Non la "annuncia" affatto e infatti non ho visto nessuna mail da parte di Barbara o Guido che dicessero "ok" e proponessero un orario che a loro andasse bene, di modo che era implicito che alla proposta non fosse stato dato seguito (o almeno è quello che, non mandandomi mail di accettazione e di orari, mi si è voluto far credere). Tanto più che ogni volta che una teleconferenza veniva davvero indetta, Torelli mandava a tutti noi il link con cui accedere alla teleconferenza stessa, e senza il quale è tecnicamente impossibile partecipare. Link che questa volta NON mi è stato mandato. Dunque questa teleconferenza è stata fatto escludendomi volutamente (o non mandarmi orari della conferenza e link è anche questa una “sventatezza”?).
Oltretutto quello che avete deciso (escludendomi, escludendone Camilleri) è stato tutt’altro che un "male minore", visto che avete costretto Antonia Battaglia a ritirare la candidatura e a spiegarne le ragioni (sacrosante!).
Quanto alla questione di fondo dei rapporti con i partiti, sai benissimo come le cose non stiano affatto nel modo irenico e quasi idilliaco che descrivi. Quante volte nelle teleconferenze e nei nostri scambi di mail chi di voi aveva tali rapporti ha sottolineato come le pressioni di Rifondazione e Sel fossero pesantissime e al limite (anzi oltre) il ricatto ("se non accettate questo e quello … Non raccogliamo le firme … Potremmo fare la nostra lista … Ecc.)?
Quando il congresso Sel ha rovesciato al posizione pro-Schulz io non sono affatto "stato felice" (riservo la felicità a ben altre cose), ho manifestato una ovvia e assai sobria soddisfazione e mi sono affrettato a sottolineare che questo non significava che si dovessero fare concessioni rispetto ad eventuali condizioni e pretese con cui Sel intendesse corredare la sua scelta pro-Tsipras.
Tu sai benissimo quale è sempre stata la mia posizione sui "partitini". Ignorarli. E ho ribadito fino alla nausea (esistono inequivocabili scambi mail che lo provano) che i "partitini" potevano essere ascoltati, ma nessuna trattativa, comunque venisse chiamata, andava con loro intavolata. Che avremmo dovuto scegliere secondo i nostri criteri (se poi qualcuno scelto da noi con i nostri criteri avesse avuto una tessera di partito, questo non sarebbe stato di ostacolo), e mai accettare candidature per venire incontro a loro esigenze. Dunque nessuna lista "anti-partiti" ma rigorosamente autonoma dai partiti e dunque da qualsiasi loro esigenza, diktat, pretesa o come vogliamo chiamarla.
E invece sono state le pressioni dei partiti a modificare l’orientamento tra noi maggioritario di (1)candidare Sonia Alfano (con una motivazione di Barbara che resta di insuperabile persuasività e non riporto qui perché la abbiamo tutti), (2)non candidare Casarini e Sgrena, (3)non candidare nomi di partito richiesti dai partiti stessi (i due del caso Puglia, Furfaro e altri), (4)accettare eventuali condizioni di Antonia Battaglia. Una colpa la ho certamente, e grave: aver accettato (in nome dell’unità e della "responsabilità", ecc.) di non comunicare ai nostri trentamila aderenti le pressioni dei partiti e le nostre divergenze in merito. E dunque di aver rinunciato a mandare al Fatto quotidiano la precisazione (che vi avevo mandato in copia) rispetto all’articolo di Cannavò. Articolo di cui sono ancora curioso di conoscere la fonte, visto che con Cannavò non ho parlato né quel giorno né più, ma il suo articolo era perfettamente informato dei dettagli delle
nostre votazioni. O Cannavò è stato ispirato dallo Spirito Santo?
Caro Marco, sono felice (questa volta sì) dell’entusiasmo di cui mi riferisci che circonda le iniziative della lista. Felice doppiamente: per la cosa in sé, e perché questo entusiasmo avevo previsto, come avevo previsto un potenziale di voti tra il 10% e il 15%, quando molti erano invece scettici. Tale entusiasmo non voglio in nessun modo spegnere, e spero anzi che cresca, ma ciò non può avvenire a scapito della verità, della trasparenza, addirittura della parresia, che infinite volte abbiamo richiamato come indisgiungibili da un modo davvero nuovo di fare politica. Penso sarai d’accordo con me che nulla dobbiamo concedere alla logica con cui il Pcf pretendeva silenzio su ogni errore e/o dissenso perché "il ne faut pas désespérer Billancourt".
Ho sempre sostenuto che l’idea che ci sia stata da parte di uno solo di voi anche un solo momento di malafede costituisce per me una ipotetica del terzo tipo (ovvero della irrealtà). Dunque, siamo tutti perfettamente in buona fede. Ma se in perfetta buonafede tu continui a travisare tutte le circostanze di fatto che ho sopra ricordato (e molte altre che per brevità ho tralasciato) che senso ha il tuo richiamo alla "disponibilità all’ascolto e alla interlocuzione" e a "considerare alcuni dati di realtà"? Evidentemente, in perfetta buona fede, il bisogno di non "désespérer Billancourt" ti fa velo proprio di fronte ai "dati di realtà". Che messi tutti insieme hanno finito per rendere questa lista una cosa molto diversa, troppo diversa, da come l’avevamo concepita tutti insieme all’inizio e come ci ha ricordato Antonia Battaglia in forma icastica (e che condivido toto corde) in un articolo di risposta a Giuliana Sgrena che l’aveva attaccata sul Manifesto (il Manifesto non ha voluto pubblicare tale risposta, che è uscita su http://www.peacelink.it/ecologia/a/39866.html): "Si era scritto che la Lista Tsipras non avrebbe accettato candidati che fossero espressioni dirette di partiti politici. Ebbene, lo ha fatto con un partito, SEL, il cui presidente, tra l’altro, ha ricevuto una richiesta di rinvio a giudizio per concussione in una vicenda gravissima: quella dell‘ILVA di Taranto".
Se un appunto posso fare ad Antonia Battaglia è solo di essere stata minimalista, visto che il cedimento non è avvenuto solo rispetto a Sel ma anche rispetto a Rifondazione. E ha davvero poco senso dire che si sia trattato di pochi casi: non accettare candidati che fossero espressione dirette di partiti politici significa non accettarne nessuno. Mentre sai benissimo che ce ne sono molti di più, a cominciare da Casarini, ormai frontman mediatico di Vendola e Fratoianni e protagonista del congresso Sel, come proprio tu hai sottolineato più volte, o Giuliana Sgrena, che unanimemente non avevamo inserito, non avendo trovato nessuna ragione per farlo (a mia domanda se ci fosse una sola ragione valida per candidarla, uno di voi ha detto "perché la vogliono moltissimo Il Manifesto e Sel"). E potrei continuare. Per questo, inutilmente mi sono opposto in ogni modo e ho votato contro. E mai avrei creduto che su tale violazione del nostro principio ispiratore primo sarebbe stata possibile una maggioranza di cedimento (dovuta tra l’altro, lo dico con infinita tristezza, al voto di Argiris, mentre tu stesso ci avevi riportato che Tsipras ti aveva espressamente detto che non intendeva in alcun modo intervenire nelle discussioni sulle candidature e relative divergenze tra i garanti).
Purtroppo ho la dolorosa sensazione che tra noi le stesse parole, che a me sembrano di cristallina univocità, vengano usate in significati diversi, sempre più diversi, quasi che abbiano ragione quei filosofi ermeneutici le cui teorie ho sempre combattuto, secondo cui "non ci sono fatti, solo interpretazioni".
Io sono certo che l’entusiasmo dei militanti per la lista continuerà. E che se non commetterete altre "sventatezze" supererà il 10%. La disperazione di milioni di cittadini di fronte al "dilemma siberiano" o Renzi o Grillo garantisce quel grande successo elettorale di cui io sono sempre stato convinto. Ma questo non significa che saranno milioni di voti convinti (esattamente come nei nove milioni di voti per Grillo la stragrande maggioranza era "faute de mieux"). Cosa che invece una lista coerentemente di società civile avrebbe realizzato. Per cui, in conclusione, quei milioni di voti ci saranno, ma probabilmente finiranno per servire a una resurrezione dell’ormai morta Sel (da sola data all’1/2%) e al rilancio della nomenklatura vendoliana, anziché alla nascita di una forza politica radicalmente nuova, proiezione di questi venti anni di lotta per la legalità, contro mafie e corruzione e intreccio perverso partitocratico-affaristico (le lotte dei "giustizialisti", come Berlusconi e D’Alema chiamano i magistrati e i cittadini che prendono alla lettera "la legge eguale per tutti), contro le leggi ad personam e le leggi bavaglio, contro le prevaricazioni dei Marchionne e dei Riva e degli infiniti altri padroni e padroncini, contro la privatizzazione dei beni comuni …
La partitocrazia, attraverso partitini moribondi di "sinistra", ha vinto, una volta di più. Questa è la malinconica verità (che mi sta spingendo a riflettere su scelte civico-esistenziali radicali, perché questo esito malinconico forse deve costringermi a riconoscere che, malgrado tutte le lotte, la società civile, non appena tocchi la sfera della politica rappresentativa, non riesce a restare immune dalle sirene del "realismo" che i partiti pretendono di incarnare). La partitocrazia ha vinto non del tutto, d’accordo, ma questo è un "conzolasse co’ l’ajetto", come si dice a Roma. Non del tutto, perché ci sono tante bellissime candidature, e spero che siano alcune di esse ad andare a Bruxelles. Ma la sconfitta dell’idea originaria resta. E l’incapacità fra noi di parlare lo stesso linguaggio.
Con grande affetto, ma sempre convinto che “amicus Plato, sed magis amica veritas” tuo Paolo p.s. ieri sera, mentre lasciavo “riposare” questa lettera prima di rileggerla stamattina, ricevo da Antonio Ingroia una mail in cui tra l’altro si dice: “Ho solo poi saputo da Barbara che ti sei ‘ritirato’ dal ‘tavolo dei garanti’, cosa che ha determinato anche il ritiro della candidatura da parte di Andrea Camilleri”. Capisci? Barbara continua a far circolare il rovesciamento della verità, visto che Camilleri ha ritirato definitivamente la candidatura perché la smentita (data correttamente sul sito di MicroMega) non è stata data sul sito wwwlistatsipras.eu, sostituita da una non-smentita ancora più ambigua della precedente “sventatezza”, e questo ha reso Camilleri “sbigottito e molto irritato da quello che avete fatto succedere” (parole sue). A parte il fatto che io non mi sono affatto “ritirato dal tavolo dei garanti”, ne sono stato escluso. Come è conciliabile la tua lettera, che sono certo sia sincera, con il perseverare in questo travisamento ormai volontario della verità?
[LA LETTERA PRECEDENTE ERA IN RISPOSTA ALLA SEGUENTE LETTERA DI REVELLI]
Caro Paolo,
ti prego di ritornare tra noi, anche come disponibilità all’ascolto e alla interlocuzione, e di considerare alcuni dati di realtà.
In primo luogo sulla questione della mancata candidatura di Camilleri. Da al
cuni giorni è noto, anzi notissimo, che Camilleri non ha inteso confermare la sua candidatura. E’ apparso, sia pure nella forma che tu così duramente contesti, sul sito. L’ha ripetuto più volte, con la massima autorevolezza, Barbara in conferenza stampa. E’ comparso sulle pagine di tutti i giornali. Non mi pare si possa dire che c’è reticenza da parte della lista L’Altra Europa con Tsipras su questo tema. Abbiamo sbagliato (ti prego di crederlo, in buona fede, senza seconde intenzioni, in un momento convulso di chiusura nelle liste). E’ stato riconosciuto. E’ stato spiegato e chiesto scusa, anche con lettera personale, ad Andrea Camilleri, a cui va tutto il nostro affetto e la nostra stima politica, culturale e umana. Proseguire in questa diatriba sarebbe difficilmente comprensibile.
In secondo luogo sull’abbandono della Lista da parte di Antonia Battaglia. Decisione che ha fatto male a tutti noi, e che mai e poi mai avremmo voluto. Di più: per scongiurare la quale Barbara in primo luogo si è spesa, come garante, capolista e anche personalmente, oltre l’umanamente possibile. Lo consideriamo tutti un grave impoverimento. Ma non si può dire che su di esso non vi sia stata una posizione o una decisione da parte dei garanti men che corretta, o che essa sia stata deliberata escludendo qualcuno. Se ne è discusso per un intero pomeriggio (insieme alla parallela questione siciliana, relativa a Valeria Grasso, altra ferita profonda), nella videoconferenza annunciata con la mail del 7 marzo inviata a tutti i garanti, ovviamente te compreso, la cui copia ti riproduco in calce. In quella seduta si è concordato sul fatto che, a liste chiuse e annunciate formalmente in conferenza stampa e sul sito nonché riprese da tutti i giornali, le uniche modifiche possibili fossero quelle relative a eventuali RINUNCE (con presa d’atto della rinuncia stessa e sostituzione del candidato/a in questione), escludendo la possibilità di procedere a ulteriori modifiche dell’assetto complessivo della lista della Circoscrizione in cui si fosse verificato l’abbandono e, a maggior ragione, dell’assetto generale delle liste, pena un danno d’immagine irreparabile. Così si è fatto. Nella convinzione che fosse il male minore e come sappiamo (a me l’ha insegnato Bobbio), il “male minore” è una regola in politica (anche se so perfettamente che è spesso una “temibile trappola”, un modo di eludere la “buona politica”). In particolare rimettere in discussione la partecipazione di Sel nelle diverse circoscrizioni avrebbe comportato (lo credo fermamente) un terremoto generale, che ci avrebbe danneggiato su tutto il territorio nazionale ben di più del danno subìto in Puglia.
D’altra parte la decisione di puntare a una lista "inclusiva" di tutte le componenti, organizzate e non, della società ma anche dei partiti, purché questi facessero due passi indietro, non si procedesse per accordi di segreterie, e non si candidassero persone che avessero ricoperto cariche ELETTIVE di medio-alto livello, era stata unanime fin dall’origine. E ci era stata sollecitata dallo stesso Tsipras in conformità con lo spirito "inclusivo" di Syriza. Era il segno della capacità dei diversi di ritrovarsi insieme su un impegno comune e della mediabilità delle differenze non irriducibili. Non eravamo stati tutti (TUTTI) felici quando al congresso di Sel erano state ribaltate le posizioni d’origine pro-Schulz ed era stato deciso di entrare nel percorso di formazione della lista per Tsipras? Aggiungo che la lista del Sud, con dentro anche (poche, come Barbara ha documentato più volte) persone "dei partiti" (nel senso di "riconoscibili dai loro militanti") oltre ad Antonia Battaglia, era stata deliberata con votazione "a maggioranza" e accettata da tutti nella riunione plenaria dei garanti con cui si erano varate tutte le liste tranne quella delle ISOLE (come risulta dallo scarno comunicato stampa finale). E che, complessivamente, tra tutte le circoscrizioni, i candidati "di partito" sono non più di 3 per Sel, 2 per PRC e 1 per Azione civile oltre a pochissimi altri con tessera ma protagonisti di movimenti: poco più di una decina su 73 candidati!
Certo, avremmo potuto scegliere fin dall’inizio, con un differente Appello, un’opzione diversa, e opposta. Una lista dichiaratamente "anti-partiti". Più vicina al profilo dei 5 Stelle. Più RADICALE in questo senso. Ma credi che – anche supponendo per assurdo una condivisione al nostro interno – avremmo ottenuto tutto il seguito che abbiamo su una tale posizione? Soprattutto tra le persone a cui più siamo legati (Zagrebelsky, Rodotà, Serra… per restare ai primi nomi che mi vengono in mente e per non parlare di molti nostri candidati di grande prestigio, oltre – la cosa mi sembra dirimente – allo stesso Tsipras). Credi che riusciremmo a raccogliere le firme necessarie, obiettivo proibitivo…
Paolo, ti prego. Intorno a noi c’è molto entusiasmo. Tutte le riunioni, piccole e grandi, a cui partecipo registrano un’energia che fino a ieri era inimmaginabile. Diamanti, oggi, su Repubblica, scrive che quello "per Tsipras" in Europa potrebbe essere il terzo gruppo parlamentare, grazie anche all’appoggio italiano. Un’infinità di delusi della politica guarda a ciò che facciamo, con speranza ma anche con timore (quante volte ci si è fatto del male proprio nel momento decisivo). Lo stesso successo di Tsipras in Grecia, dipende almeno in parte, da ciò che faremo e otterremo noi in Italia, come vi avevo scritto subito dopo il viaggio ad Atene. Questa è anche (insieme soprattutto a Barbara) la tua creatura. Non soffochiamola sul nascere, per contrasti che possiamo e dobbiamo risolvere amichevolmente.
Fiducioso nel tuo ascolto.
Marco
* * *
Lo scambio di lettere tra Camilleri/Flores e Tsipras
Il sito www.listatsipras.eu ha pubblicato la risposta di Tsipras a una lettera di Camilleri e Flores d’Arcais, omettendo di pubblicare la lettera a cui Tsipras rispondeva. Per ovviare a questa forma lacunosa di informazione, pubblichiamo entrambe le lettere.
Roma, venerdì 7 marzo 2014
Caro Alexis Tsipras,
abbiamo il dovere di informarla di una gravissima scorrettezza avvenuta nei giorni scorsi.
Il motivo decisivo che ha spinto uno di noi (Andrea Camilleri) a rinunciare definitivamente alla candidatura nella lista “l’Altra Europa per Tsipras” è stato il seguente: mentre era in corso la discussione sulle liste, Andrea Camilleri comunicava con una lettera a Barbara Spinelli e in copia agli altri garanti che: “i recenti impedimenti, la non possibile candidatura della Alfano, e gli ostacoli che stanno mettendo Vendola e i suoi, smorzano i miei entusiasmi da 88enne e sto pensando sinceramente di rimettere la mia candidatura”. Questo accadeva lo scorso 1 marzo.
Malgrado questa esplicita dichiarazione, la falsa notizia della candidatura di Camilleri veniva pubblicata il 2 marzo sul sito www.listatsipras.eu e ripresa immediatamente da tutte le maggiori testate italiane e non.
Solo dopo ripetute sollecitazioni da parte di Paolo Flores d’Arcais, casualmente venuto a conoscenza del falso, la notizia veniva tolta dal sito della lista, ma purtroppo fino ad oggi è stato opposto un rifiuto alla richiesta di smentire la notizia con evidenza e collocazione analoghe al falso, dunque in uno dei riquadri della homepage, come esplicitamente e reiteratamente richiesto. Offendendo con tale omissione la verità, e il dovere di trasparenza verso tutti i cittadini coinvolti in questa esperienza.
La smentita, garantita alla assistente di Camilleri in teleconferenza il lunedì 3 ma
rzo, veniva pubblicata esclusivamente sul sito di MicroMega. Sul sito della lista veniva invece pubblicata (in una forma praticamente “nascosta”) un’ulteriore falsità in cui si sosteneva che “Andrea Camilleri scioglierà la sua riserva entro i prossimi due giorni”, formula notoriamente usata in politica per esprimere la propensione al “sì”.
Una volta conclusa la definizione delle liste e dopo aver espresso il nostro dissenso su una serie di candidature (o mancate candidature), siamo stati tagliati fuori da ogni ulteriore discussione e decisione. Compresa quella particolarmente rilevante che alla conferenza stampa non partecipassero più, come stabilito, tutti i garanti ma esclusivamente Barbara Spinelli.
Ormai dunque fuori dal comitato dei garanti, restiamo comunque due tra i trentamila cittadini che continuano a impegnarsi in un’iniziativa che abbiamo contribuito a far nascere e di cui non lasceremo passare sotto silenzio ulteriori “mutazioni” rispetto al progetto originario di “lista della società civile autonoma dai partiti”.
Con un carissimo augurio di buon lavoro
Andrea Camilleri e Paolo Flores d’Arcais
* * *
Atene, 11.03.2014
Caro Andrea Camilleri e caro Paolo Flores d’Arcais,
vi ringrazio per la vostra lettera e volevo esprimere tutto il mio dispiacere per la mancata candidatura di Andrea Camilleri, che rappresenta un punto di riferimento per la sinistra italiana e tutti i cittadini democratici e progressisti in Europa e non solo.
Mi sono informato per l’errore fatto, ma anch’io avevo espresso inizialmente la mia soddisfazione per la candidatura di Andrea. I fatti però ci hanno smentito e ho cominciato a seguirli con particolare preoccupazione.
Come sapete, durante la videoconferenza del 3 marzo, aveva partecipato anche il mio rappresentante in Italia, che mi ha informato dettagliatamente della situazione. Durante la videoconferenza Argiris Panagopoulos ha tentato di parlare con l’assistente di Andrea Camilleri, ma non è stato possibile. Ha chiesto di parlare con lei al telefono, ma nemmeno questo è stato possibile. Ha scritto due lettere per conto mio il 3 e 4 marzo, ma non ha ricevuto nessuna risposta. Si è creata una situazione abbastanza triste.
Mi sono informato sul fatto che durante la videoconferenza, sul sito e nella conferenza stampa per la presentazione delle liste, Barbara Spinelli ha riconosciuto l’errore fatto e ha chiesto ripetutamente scusa. Fatto che non si riconosce nella vostra lettera, con il risultato di alimentare solo inutili polemiche, lontane dall’entusiasmo e dal clima unitario che si è creato in Italia intorno al nostro comune tentativo.
La formazione di liste rappresenta sempre un compito difficile, perche si deve rappresentare una proposta politica attraverso la scelta di determinate persone. La chiusura della liste si è svolta con eccezionali procedure democratiche, espresse con la votazione sulle candidature che non incontravano una comune accettazione, rispettando sempre le regole poste dai garanti.
Abbiamo dato a Barbara Spinelli il mandato assoluto di presentare le liste nella conferenza stampa, fatto che è stato svolto con assoluta coerenza e grande successo.
Volevo ringraziare Barbara Spinelli per la sua decisione straordinaria di essere candidata ed esprimere la mia assoluta fiducia ai suoi tentativi unitari sulla lista e ai nostri sforzi comuni.
Volevo riaffermare il mio impegno di rimanere garante della lista “L’altra Europa con Tsipras” e la mia stretta collaborazione con Barbara Spinelli, che ha svolto un lavoro unitario e positivo, chiamando tutti noi a sostenerla e a lavorare per un risultato positivo.
Sostengo anche tutti i garanti che concorrono al successo della lista, senza alimentare continue e superate tensioni, che tutti voi volevate evitare con il manifesto che avete pubblicato, con l’obiettivo di unire società civile e sinistra, passando sopra alle contrapposizioni personali, politiche e di partito.
Lo spirito unitario del manifesto che avete firmato tutti sottolinea il bisogno di un cammino unitario, specialmente ora che con la presentazione della lista è aumentata la responsabilità di tutti noi di fronte ai nostri compagni ed ogni semplice uomo e cittadino che si sono mobilitati per rovesciare l’austerità e ricostruire l’Europa dalle distruzioni che ha provocato il barbaro neoliberismo.
Ho accettato con soddisfazione lo spirito finale della vostra lettera e non ho nessun dubbio che svolgerete un ruolo importante nella nostra lotta comune per la ricostruzione di una sinistra italiana forte nella società, i movimenti e la vita politica.
Con profondo rispetto
Alexis Tsipras
Presidente di SYRIZA
(12 marzo 2014)
* * *
Ben venga lo "straniero"!
E’ il “nemico numero uno dell’Europa” secondo la testata tedesca Der Spiegel. In realtà Alexis Tsipras, leader della coalizione greca “Syriza” (in testa ai sondaggi) ama moltissimo l’Europa. Non quella dei banchieri che giocano alla roulette con le nostre vite, però. Quella dei cittadini. E dunque una “Europa dei cittadini” vuole cominciare a costruirla non solo per i cittadini ma con i cittadini. Ieri è stato in Italia, prima alla “Stampa estera”, poi al teatro Valle occupato (pieno come un uovo, anzi in realtà debordante, compreso il foyer, e con centinaia e centinaia di persone che sono rimaste in strada), infine alla trasmissione Otto e mezzo di Lilli Gruber, insieme a Barbara Spinelli.
Ha spiegato il suo progetto, che prevede “più Europa”, ma un’Europa radicalmente diversa da quella attuale, e in assoluta contrapposizione non solo alla signora Merkel ma anche a quella “sinistra di establishment” che con la Merkel ha realizzato in Germania la “Grosse Koalition” e che in Italia pratica da un ventennio l’indecoroso (è un eufemismo) inciucio con Berlusconi. Un’Europa da edificare rimettendo in discussione gli attuali trattati, negoziando una non-restituzione del debito di almeno il 60% (questa la percentuale che negli anni ’50 l’Occidente “abbuonò” proprio alla Germania!), rendendo davvero democratiche le istituzioni di Strasburgo e di Bruxelles con trasformazioni radicali di tipo costituzionale.
E ha ufficializzato la nascita della lista che in Italia candiderà il suo nome per la Presidenza della Commissione: una lista della società civile, una lista di cittadinanza attiva, una lista rigorosamente autonoma dai partiti, che è stata promossa da Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale (e da chi scrive), che ha superato già le 20 mila adesioni (puoi aderire qui), che ha raccolto il sostegno di personalità di orientamento assai diverso (ma tutte ovviamente nell’arco della democrazia presa sul serio e della Costituzione qual
e via maestra da percorrere realizzandola anziché “rottamandola”) come Furio Colombo e Michele Serra, Curzio Maltese e Andrea Scanzi, Moni Ovadia e Carlo Freccero, Gustavo Zagrebelsky e Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli e Massimo Carlotto, Corrado Stajano e Nadia Urbinati …
I sei promotori saranno i garanti dell’intero processo con cui la lista verrà realizzata. In realtà saranno in sette, perché proprio Tsipras ha accettato di essere accanto a loro il settimo garante, perché questa lista non ripeta fallimentari esperienze minoritarie del passato. Il nome della lista sarà scelto nei prossimi giorni con un referendum tra tutti coloro che hanno aderito (il cui numero sta crescendo a vista d’occhio). Una lista che dovrà raccogliere 150mila firme per essere presentata. Un impegno improbo (i partiti presenti in parlamento, che cercano di mantenere il monopolio della politica come “cosa loro”, ovviamente sono esentati dalla raccolta delle firme), ma un “sogno” realizzabile. Tsipras ha ricordato che ancora poco tempo fa, quando la sua coalizione era al 3,4% ma lui indicava una politica di governo alternativo, gli davano del pazzo. Ora i sondaggi lo vedono al primo posto. E un sondaggio di La7 riportava questo dato: il 53% degli italiani non si riconosce né nell’europeismo filo-establishment del Pd, né nelle scelte reazionarie delle destre, né nell’euroscetticismo di Grillo.
Lo spazio per una “lista Tsipras” della società civile c’è. Lo stesso Tsipras, che è un leader di sinistra, ha ricordato che si tratta di andare anche oltre la sinistra, non però con la “moderazione” a cui invitano i genuflessi davanti agli establishment. E ha aggiunto che se a questa intransigente ma inclusiva radicalità ha già aderito un commissario di polizia come Salvo Montalbano, possiamo farcela. Ora dobbiamo costruirla insieme, questa lista: i protagonisti siete voi.
(8 febbraio 2014)
* * *
Tsipras alla Commissione Europea: l’avventura della politica senza padroni
, da Il Fatto quotidiano, 26 gennaio 2014
Renzi, oppure Grillo, oppure restarsene a casa: a queste tre sole possibilità sembra ridursi nel prossimo futuro la libertà di scelta per un cittadino democratico. Libertà condizionata, libertà vigilata, che nel linguaggio giuridico è poco più degli arresti domiciliari. Alle elezioni europee, per fortuna, ma forse solo per un’ultima volta, non sarà così. Il cittadino che abbia la sua bussola nella Costituzione repubblicana (la migliore d’Europa) e dunque voglia essere rappresentato per una politica di “giustizia e libertà” che quei valori realizzi, potrà votare per una lista autonoma della società civile. L’hanno promossa Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale (oltre chi scrive) e ha ottenuto in soli cinque giorni l’adesione di ben diecimila cittadini (lo si può fare qui).
Un’enormità, se si pensa che altrettanti sono i militanti della Lega che hanno partecipato alle primarie per il successore di Maroni, un partito che esiste da un quarto di secolo, governa due regioni ed è stato anni e anni al governo nazionale, ha stuoli di parlamentari, è onnipresente in tv, mentre l’iniziativa dei “sei” ha pochi giorni e circola col tam tam del web, nel silenzio assoluto delle tv e dei cosiddetti grandi giornali. Tra le adesioni più significative Michele Serra, scrittore e firma di punta di Repubblica, Adriano Prosperi, accademico dei Lincei, storico, editorialista di Repubblica, Giorgio Parisi, tra i maggiori fisici teorici italiani più volte in odore di Nobel, Furio Colombo, Moni Ovadia, Carlo Freccero, Ermanno Rea, Luciano Canfora, Massimo Carlotto, Roberta De Monticelli, l’ex segretario generale della Fiom Rinaldini… Mi fermo qui ma potrei continuare a lungo.
La legge elettorale europea stabilisce che ogni lista possa indicare, oltre ai candidati al parlamento, un nome per la presidenza della Commissione (il capo del governo, insomma). Andrea Camilleri e i suoi compagni avevano perciò scritto ad Alexis Tsipras, leader della coalizione di sinistra greca “Syriza”, per chiedergli di essere tale candidato, “pur sentendoci noi estranei alla logica dei piccoli partiti che in molti paesi faranno del suo nome la bandiera per riproporre forme minoritarie e obsolete di azione politica”.
si apriva così: “Abbiamo più che mai bisogno di Europa, ma di un’altra Europa, una Europa “giustizia e libertà”. Milioni di cittadini italiani si trovano anche in Europa senza rappresentanza. Non possono più cercarla nel Pd, neppure “turandosi il naso”, visto l’appoggio al governo Monti prima e Letta-Alfano poi, e l’azione dell’intero partito per scardinare i principi fondamentali della Costituzione repubblicana. Ma avranno crescenti difficoltà a provare a darsela con il M5S, che proprio sull’Europa ha politiche ondivaghe, e che più in generale troppo spesso è in balìa degli umori “padronali” di Grillo e Casaleggio, logica incompatibile con quella della rappresentanza democratica.
Per le elezioni europee è dunque necessaria una lista di cittadini della società civile, e dopo aver articolato cinque punti programmatici (rovesciamento della politica economica liberista, lotta alla corruzione e alle illegalità, politica di accoglienza, nuovo e più ampio welfare, efficace politica ambientale) concludeva con “la necessità che la politica sempre meno sia mestiere e carriera e sempre più un servizio civile”, per introdurre a livello europeo istituzioni finalmente democratiche. Tsipras ha risposto positivamente, prima ufficiosamente attraverso una delegazione di parlamentari di “Syriza” venuti a Roma (tra cui il suo vice), e infine qualche giorno fa con una lettera ufficiale.
Lista. Autonoma. Società civile. Le tre parole chiave sono queste. Norberto Bobbio nel 1990 salutava come “una magnifica avventura” un’altra iniziativa della società civile per rompere il monopolio dei partiti tradizionali, la “sinistra dei club”. Esperienza che il post-Pci (unanimi su questo Occhetto, D’Alema e Napolitano) riuscì a soffocare sul nascere. Non so se Bobbio definirebbe anche quella della lista per le europee “una magnifica avventura”, certo gli ideali di “giustizia e libertà” e di democrazia presa sul serio sono gli stessi. Credo che la vera differenza sia che questa nuova “magnifica avventura” ha la concreta possibilità di riuscire.
In Italia negli ultimi quindici anni si sono succedute senza soluzione di continuità lotte di massa realizzate senza, e spesso contro, i partiti tradizionali. Portando in piazza, in forma auto-organizzata, milioni di persone. Facendo straripare più volte piazza san Giovanni. Girotondi, popolo viola, studenti, “se non ora quando”, lotte contro le leggi bavaglio, Fiom e società civile contro Marchionne… Questo autentico popolo della Costituzione, oggi senza rappresentanza, potrà finalmente costruirsela direttamente: migliaia di cittadini senza “appartenenze”, protagonisti della creazione di una lista di cui i sei promotori saranno solo catalizzatori e garanti.
(27 gennaio 2014)
* * *
L’Europa al bivio. Con Tsipras una lista autonoma della società civile
Appello , Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale
L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell’ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ha risvegliato i nazionalismi e l’equilibrio fra potenze che la Comunità doveva abbattere. La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario. È nostra convinzione che la crisi non sia solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale. L’Euro non resisterà, se non diventa la moneta di un governo democratico sovranazionale e di politiche non calate dall’alto, ma discusse a approvate dalle donne e dagli uomini europei. È nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizzonte, perché gli Stati da soli non sono in grado di esercitare sovranità, a meno di chiudere le frontiere, far finta che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridivenire padroni di sé.
Per que
sto facciamo nostre le proposte di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, e nelle elezioni europee del 25 maggio lo indichiamo come nostro candidato alla presidenza della Commissione Europea. Il suo paese, la Grecia, è stato utilizzato come cavia durante la crisi ed è stato messo a terra: in quanto tale è nostro portabandiera. Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare fondamentalmente. Deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire unione politica, dunque darsi una nuova Costituzione: scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento, dopo un’ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei.
Deve respingere il fiscal compact che oggi punisce il Sud Europa considerandolo peccatore e addestrandolo alla sudditanza, e che domani punirà, probabilmente, anche i paesi che si sentono più forti. Al centro di tutto, deve mettere il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, la comune difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia ha malridotto e maltrattato per troppo tempo. La Banca centrale europea dovrà avere poteri simili a quelli esercitati dalla Banca d’Inghilterra o dalla FED, garantendo non solo prezzi stabili ma lo sviluppo del reddito e dell’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente, della cultura, delle autonomie locali e dei servizi sociali, e divenendo prestatrice di ultima istanza in tempi di recessione. Non dimentichiamo che la Comunità nacque per debellare le dittature e la povertà. Le due cose andavano insieme allora, e di nuovo oggi.
Oggi abbiamo di fronte una grande questione ambientale di dimensioni planetarie, che può travolgere tutti i popoli, e un insieme di politiche tese a svalutare il lavoro, mentre una corretta politica ambientale può essere fonte di nuova occupazione, di redditi adeguati, di maggiore benessere e di riappropriazione dei beni comuni. È il motivo per cui contesteremo duramente il mito della crescita economica così come l’abbiamo fin qui conosciuta. Esigeremo investimenti su ricerca, energie rinnovabili, formazione, trasporti comuni, difesa del patrimonio culturale. Sappiamo che per una riconversione così vasta avremo bisogno di più, non di meno Europa.
Proprio come Tsipras dice riferendosi alla Grecia, in Italia tutto questo significa rimettere in questione due patti-capestro. Primo, il fiscal compact: il pareggio di bilancio che esso prescrive è entrato proditoriamente nella nostra costituzione, l’Europa non ce lo chiedeva, limitandosi a indicare sue «preferenze». Secondo, il patto di complicità che lega il nostro sistema politico cleptocratico alle domande dei mercati: chiediamo una politica di contrasto contro le mafie, il riciclaggio, l’evasione fiscale, la protezione e l’anonimato di capitali grigi, la corruzione, in un’Europa dove non sia più consentito opporre il segreto bancario alle indagini della magistratura. Significa infine difendere la Costituzione nata dalla Resistenza, e non violarne i principi base come suggerito dalla JP Morgan in un rapporto del 28 maggio 2013, cui i governanti italiani hanno assentito col loro silenzio. Significa metter fine ai morti nel Mediterraneo: i migranti non sono un peso ma il sale della crescita diversa che vogliamo. Significa darsi una politica estera, non più al rimorchio di un paese– gli Stati Uniti– che perde potenza ma non prepotenza. La pax americana produce guerre, caos, stati di sorveglianza. È ora di fondare una pax europea.
Le larghe intese, le rifiutiamo in Italia e in Europa: sono fatte per conservare l’esistente. Per questo diciamo no alla grande coalizione parlamentare che si prepara fra socialisti e democristiani europei, presentandoci alle elezioni di maggio con una piattaforma di sinistra alternativa e di rottura. Nostro scopo: un Parlamento costituente, che si divida fra immobilisti e innovatori. Siamo sicuri fin d’ora che gran parte dei cittadini voglia proprio questo: non l’Unione mal ricucita, non la fuga dall’Euro, ma un’altra Europa, rifatta alle radici. La chiediamo subito: il tempo è scaduto e la casa di tutti noi è in fiamme, anche se ognuno cercasse rifugio nella sua tana minuscola e illusoria.
Questo è l’orizzonte. A partire da qui avanziamo la proposta di dare vita in Italia a una lista che alle prossime elezioni europee faccia valere i principi e i programmi delineati.
Una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana. Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio.
Una lista che sostiene Tsipras ma non fa parte del Partito della Sinistra Europea che lo ha espresso come candidato. I nostri eletti siederanno nell’europarlamento nel gruppo con Tsipras (GUE-Sinistra Unitaria europea). Una lista che potrà essere sostenuta, come nel referendum acqua, dal più grande insieme di realtà organizzate e che non si manterrà con i rimborsi elettorali.
Una lista che con Tsipras candidato mobiliti cittadine e cittadini verso un’Altra Europa.
Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Luciano Gallino
Marco Revelli
Barbara Spinelli
Guido Viale
(21 gennaio 2014)
* * *
Flores d’Arcais: “Alle elezioni europee una lista della società civile con Tsipras”
“Oggi c’è una sola forza politica di sinistra in Europa e si chiama Syriza. Per questo pensiamo che in Italia alle prossime elezioni europee una lista dei movimenti e della società civile, totalmente autonoma (ed estranea alle forze organizzate del "Partito della sinistra europea"), con Tsipras candidato alla presidenza, potrebbe avere un buon risultato”. Pubblichiamo un’intervista del quotidiano greco “Avgì” (Aurora), molto vicino a Syriza, al direttore di MicroMega.
colloquio con Paolo Flores d’Arcais
In Italia sembra che esista una forte maggioranza a sostegno del governo Letta, al punto che il premier insiste che finirà il suo mandato…
Il governo Letta è debolissimo nel paese perché inviso alla schiacciante maggioranza dei cittadini. È debole anche nelle istituzioni, in parlamento, dal momento che il nuovo segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, eletto attraverso le primarie e personaggio di destra “alla Blair” ma fuori dagli schemi tradizionali dei vecchi apparati del partito (è popolare per questo) non ha nessuna intenzione di appoggiare a lungo questo governo.
Il realtà la forza di questo governo è duplice. In primo luogo, non è il governo Letta ma il governo Napolitano, cioè del Presidente della repubblica, che si comporta come un vero e proprio sovrano attribuendosi poteri che la Costituzione non gli dà. In secondo luogo le forze dell’opposizione sono debolissime: l’unica forza di opposizione oggi presente in parlamento è il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, una grande forza politica di massa (rappresenta grosso modo il 25% dei votanti) ma strutturata in modo debolissimo e soprattutto con un gruppo dirigente fatto di due persone, Beppe Grillo e un personaggio molto inquietante, che si chiama Casaleggio. Il M5S ondeggia perciò a seconda degli umori di questi due capi. Insomma, la vera forza di Letta è la debolezza dell’opposizione.
Il governo Letta, o del Presidente della Repubblica, non trova appoggi anche come “longa manus” di Bruxelles e Berlino?
“Longa manus” può essere fuorviante. Diciamo che c’è una strettissima convergenza di interessi fra l’establishment delle istituzioni europee e l’establishment italiano rappresentato da Napolitano e da Letta.
Ma se la gigantesca opposizione che c’è nel paese trovasse modo di avere anche una sua rappresentanza politica parlamentare la situazione cambierebbe radicalmente.
Manca una sinistra di opposizione? Non ha fatto nessun riferimento a SEL.
In Italia – a livello politico organizzato – la sinistra non esiste. Ma non esiste da molti anni. Esiste invece nella società civile. E la distanza e lo scarto tra una sinistra sempre meno esistente nella politica ufficiale e una sinistra sempre più forte nella società civile continua ad aumentare.
Non esiste la sinistra come forza politica perché il PD esiste ma non è più di sinistra. Non aveva più nulla di sinistra con D’Alema e Veltroni, che hanno realizzato una vera mutazione antropologica del partito, rendendolo parte dell’establishment. Con Renzi non potrà essere peggio, ma sarà solo una sostituzione dentro l’establishment.
SEL e gli altri piccoli partiti non contano più nulla. SEL forse (molto forse) supererà lo sbarramento elettorale. Il suo leader Vendola sempre di più si trova implicato in inchieste che ormai stanno distruggendo la sua reputazione. Rifondazione, i Verdi e gli altri gruppi politici non rappresentano nulla. Se non si capisce questo non si capisce la situazione italiana.
Però la sinistra sociale rimane forte e non da oggi…
Quasi trent’anni fa, quando ho fondato “MicroMega” (1986), la chiamavo “sinistra sommersa”. Ma questa sinistra sommersa negli ultimi quindici anni è diventata una sinistra di piazza. In Italia la società civile ha auto-organizzato davvero da sola, senza sindacati e partiti, manifestazioni gigantesche. In quattro persone (ma una era Nanni Moretti, con un peso mediatico molto forte) abbiamo portato a piazza san Giovanni a Roma nel 2002 un milione di persone. Abbiamo fatto da catalizzatori di una voglia di autoorganizzazione che era gigantesca e che è durata svariati mesi. Abbiamo avuto negli anni successive manifestazioni del “popolo viola” e tante altre.
Avete avuto anche le vittorie dei referendum sul nucleare e sull’acqua.
Certo. In Italia da oltre dieci anni c’è una capacità di autoorganizzazione della società civile attraverso personalità diverse e una miriade di associazioni che è gigantesca. Allo stesso tempo questa opposizione civile e sociale non ha rappresentanza politica. I suoi militanti si sentono cittadini orfani di rappresentanza. Tutto questo si può chiamarlo sinistra in senso tradizionale? Non esattamente.
Perché credo che sia qualcosa di più e di diverso dalla sinistra tradizionale. Rifiuta l’idea del partito, e credo con ragione. Perché ha potuto sperimentare che la struttura di partito inevitabilmente in tempi molto rapidi ripropone (magari in forma soft) le degenerazioni dei partiti di establishment. Sa che c’è bisogno di una forma nuova di rappresentanza. Trent’anni fa avevo scritto che dobbiamo passare dalla politica come mestiere alla politica come bricolage. Gli ultimi quindici anni confermano che questa è la vera sfida. Inventare delle forme organizzative anche di rappresentanza che pero facciano meno della politica come professione, che realizzino quasi unicamente la politica come bricolage.
Il Movimento di Beppe Grillo entrerà in crisi, in due o tre anni. Si devono perciò creare le premesse di una nuova forza politica che abbia le virtù del Movimento Cinque Stelle (la politica bricolage) ma non i suoi gravissimi vizi. Altrimenti l’Italia si troverà in una situazione rischiosissima, perché a questo punto ci sarà lo spazio per una proposta eversiva di destra. Ci sono state “zone rosse” che in questi anni hanno visto vittorie elettorali di Berlusconi. Se in Grecia non ci fosse Syriza potrebbe dilagare Alba Dorata.
Che tipo di sinistra o di opposizione dobbiamo costruire?
La parola sinistra rischia di esser equivoca oggi. Paradossalmente non usarla è meno equivoco che usarla. Perché a volte sinistra indica anche l’opposto dei due suoi ideali fondamentali, giustizia e libertà. Noi abbiamo bisogno di una forza politica Giustizia e Libertà (oltretutto era il nome del movimento della Resistenza non comunista, perche antistalianiano). “Sinistra” per qualcuno richiama a volte ai regimi più antioperai che siano esistiti, quelli stalinisti. “Sinistra” ricorda in periodi più recenti il PCI e le sue continue trasformazioni, che sono state una non-opposizione al berlusconismo, che hanno permesso al berlusconismo di fiorire. “Sinistra” ricorda ora i partitini che si definiscono neocomunisti e sono una parodia.
Come si crea lo strumento politico “Giustizia e Libertà”?
Le forze politiche non nascono a tavolino. Nascono se ci sono dei gruppi e delle elite capaci di cogliere le occasioni. Non servono professionisti e burocrati. Con i girotondi abbiamo perduto una occasione. Nanni Moretti pe
nsava che l’area dell’attuale PD fosse ancora recuperabile e lo crede anche ora appoggiandolo. E noi, che non avevamo più questa illusione, non abbiamo avuto il coraggio di dare un seguito organizzato ai girotondi.
Di recente abbiamo perso un’altra occasione con la FIOM, che ha cercato di lanciare con tutti i movimenti della società civile una grande manifestazione. Ma non ha voluto dare alla iniziativa i contenuti coerenti alla situazione. Non ha voluto contrapporsi frontalmente al governo Letta, al PD e al presidente Napolitano. Non si può difendere in modo generico la Costituzione italiana, che in effetti è una delle più avanzate del mondo, ma bisogna indicare chi cerca di distruggerla oggi. Molti movimenti chiedevano che la FIOM facesse la manifestazione con obiettivi politici molto più espliciti dicendo che i nemici della Costituzione oggi non sono solo le destre ma anche Letta, il PD e il presidente Napolitano. Se ci fosse stato questo la manifestazione sarebbe stata gigantesca con effetto di mobilitazione straordinario. E oggi non avremmo moimenti sociali ambigui come il movimento dei Forconi.
Ora abbiamo un’altra occasione con le elezioni europee. Se a maggio ci fossero le elezioni politiche direi che l’unica cosa da fare è votare Beppe Grillo, perche non ci sarebbe spazio reale per una lista nuova di Giustizia e Libertà.
Ma per le elezioni europee si vota con sistema proporzionale puro. Le posizioni di Grillo sull’Europa sono molto ambigue e non è molto credibile.
Con la nuova legge elettorale si può presentare un candidato alla presidenza europea. Per tutti noi che abbiamo partecipato negli ultimi quindici anni a tutti i movimenti possibili di lotta della società civile c’è oggi una sola forza politica di sinistra in Europa e si chiama Syriza (negli altri paesi o non sono di sinistra o non sono “forze”). Per questo pensiamo che una lista rigorosamente della società civile con Tsipras potrebbe avere un buon risultato.
Pensiamo che si possa ipotizzare una lista della società civile, esclusivamente della società civile, che avendo Tsipras come candidato possa essere credibile anche solo nei pochi mesi che abbiamo in avanti e anche in una situazione politica italiana in cui ovviamente le condizioni per una lista nuova sono molto difficili, perché dal punto di vista mediatico tutto ciò che non è contro l’establishment è focalizzata sul nuovo segretario del PD e tutto ciò che è opposizione dal punto di vista mediatico è focalizzata su Beppe Grillo e il suo movimento.
E tuttavia, con le europee si può tentare. Perché questo tentativo abbia un minimo ragionevole di possibilità e non sia destinato già ad una funzione minoritaria ci sono però svariate condizioni. La prima, che Tsipras sia interessato ad essere il candidato di una forza politica della società civile, totalmente autonoma e estranea alle forze organizzate dei partiti della sinistra europea e specialmente dei suoi partitini in Italia.
Syriza, il Partito della Sinistra Europea e i partiti che vi aderiscono hanno un progetto comune per ricostruire l’Europa…
Syriza è una forza. Negli altri paesi i partiti della sinistra non sono una forza. In Italia solo una lista che raccolga esperienze e movimenti della società civile può evitare l’ennesimo fallimento minoritario. Con molti punti del programma del “Partito della sinistra europea” la consonanza può essere molto grande, ma una questione ancora più cruciale è: con quali strumenti? E dal punto di vista degli strumenti (partito, liste, storie ideologiche, rifiuto dei politici di professione) la differenza è enorme.
In Italia, per essere molto espliciti, una qualsiasi lista che poniamo potenzialmente avesse il 10% dei voti se si allea anche con Rifondazione o i Verdi o i Comunisti Italiani prenderebbe il 5%. Una lista autonoma che avesse potenzialmente il 5% dei voti se si allea con Rifondazioni e gli altri prenderebbe il 2%. Oggi allearsi con qualsiasi di questi partitini invece di produrre una somma produce una sottrazione. Perché godono di una credibilità negativa.
La seconda condizione è verificare quante delle personalità che in questi anni sono stati punti di riferimento di queste lotte sono convinte della necessità di una lista autonoma e quanti ancora si illudono che si possa trasformare il PD dall’ interno, che si possa trasformare SEL o far rinascere una specie di lista Ingroia. Bisognerà perciò verificare se almeno un centinaio di persone eminenti nei vari campi, scrittori, filosofi, sociologi, scienziati, personalità del cinema, della musica ecc., condividano la nostra ipotesi.
Se saranno in tanti a pensare che la lista abbia senso e “necessità” dovremmo fare un terzo passo: vedere se tutti i movimenti oggi attivi si riconoscono in un progetto di questo genere. Perché alle volte purtroppo questi movimenti sono molto importanti e molto interessanti ma in taluni loro settori ritengono che la rappresentanza parlamentare non sia una cosa fondamentale. Se ci sarà una convinzione molto diffusa tra questi movimenti della necessità di questa lista si farà il quarto passo: una grande assemblea di tutti.
Per avere una successo e non rappresentare una forza minoritaria e sfondare sarà comunque decisivo il quinto passo, la nascita spontanea di nuovi club e associazioni. Ricordo che quando Occhetto sciolse il PCI, la proposta di una “sinistra dei club” vide la nascita di centinaia di gruppi locali in poche settimane. E con i girotondi stava succedendo lo stesso fenomeno.
Naturalmente, anche così non ci sarebbe certezza di un successo elettorale. Ma correre il rischio sarebbe ragionevole, se davvero si vedesse che nella società civile c’è un spinta dell’opinione pubblica per organizzarsi in gruppi in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo che va oltre i militanti organizzati nelle varie lotte come per l’acqua, per i beni comuni, contro la TAV, ecc., e gli intellettuali di riferimento. E ovviamente i militanti anche dei piccoli partiti avrebbero tutto lo spazio per dare il loro contributo nell’impegno elettorale in mille modi. Il problema è che questa lista sia autonoma. Organizzata da questi movimenti della società civile. Si tratta di convincere milioni di persone dell’opinione pubblica. Milioni di persone per le quali Rifondazione Comunista o SEL sono dei marchi negativi e neanche per motivi ideologici.
Forse li considerano come arnesi inutili…
Appartengono ad un’altra era geologica.
Tsipras però è il presidente di un partito politico …
Syriza rappresenta un miracolo. E’ il frutto di un’impresa eccezionale: partire da realtà ideologiche e decisamente minoritarie, rissose, di piccoli gruppi burocratici e di piccole gelosie e inventare il crogiuolo che le ha trasformate. Tsipras e Syriza hanno convinto l’opinione pubblica greca di aver realizzato una entità nuova, non come la somma di tante piccole realtà. Tsipras ha preso dei rottami di ferro e ne ha prodotto acciaio nuovo. In Grecia si è fatta una trasmutazione che è riuscita molto bene. Invece in Germania Die Linke ha perso il momento giusto, perché sono molto ideologici, molto burocratici e sembrano un vecchio ceto politico che ripropone la forma vecchia del partito. In Italia non esistono proprio e il problema non c’è. Naturalmente ci sono alcune migliaia di militanti di qu
esti piccoli partiti, capaci magari di entusiasmo. Ma non sempre l’entusiasmo supera il settarismo ideologico.
In Italia abbiamo un elettorato mobilissimo. Il PCI aveva il suo elettorato. Da quando ero bambino quando andava malissimo prendeva dal 23% al 24%. Nel momento massimo della espansione con Berlinguer è arrivato al 34%. C’era un quarto o un terzo dell’Italia che votava PCI. Poteva cambiare di volta in volta di qualche piccola percentuale. C’era una fedeltà elettorale. In Italia da vent’anni non c’è più la fedeltà elettorale. Due anni fa Grillo prendeva il 3% in varie città. Nel giro di alcuni mesi ha superato il 25%. Ma può tornare al 3% in un momento. E’ questo vale per chiunque.
Il futuro di questa lista dipenderà dal risultato elettorale?
Per andare al parlamento europeo dovremo superare il 4%. Se questa lista prende un risultato intorno al 5% non avrà futuro. Sarà una manifestazione di testimonianza. Se per caso esplode e arriva a percentuali che superano simbolicamente il 10% avrà un futuro. Comunque quello che interessa a tutti noi è impegnarsi in un’azione politica non minoritaria, se riusciamo a crearne le condizioni, e non fare i Nostradamus.
(28 dicembre 2013)
MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.