Luci e ombre del Piano casa

Bruno Pastorino

, Consulta Casa ANCI

Sulle capacità comunicative del nostro giovane Premier ognuno può pensarla come vuole, ma quella presentazione del Piano casa, con alle spalle la scritta “una casa per tutti”, io – francamente – gliel’avrei sconsigliata. Con la proposta del Ministro Lupi, se tutto va bene, nel giro di qualche anno, si avranno qualche decina di migliaia di alloggi. Meglio che niente, ovvio, ma davvero troppo pochi rispetto alle oltre 200 mila famiglie sotto sfratto e alle quasi tre milioni in sofferenza abitativa.

Sul decreto, al Ministero delle Infrastrutture, tra correzioni e limature, stavano lavorando fin dall’autunno scorso; dal giorno dopo la grande manifestazione dei movimenti per la casa e successivamente all’iniziativa dei Sindaci preoccupati per la pila di sgomberi giacenti nelle Prefetture delle loro città. Almeno tre i testi recapitati, da allora, alle Regioni e ai Comuni. Quello finalmente licenziato, com’era prevedibile, ha luci ed ombre.

Tra le ragioni di soddisfazione senz’altro la conferma dei contributi all’affitto e quelli per il fondo di contrasto alla morosità incolpevole. Purtroppo le risorse non sono esattamente quelle ventilate nei giorni scorsi dagli uomini più fidati dell’ancora Sindaco fiorentino: i 200 milioni per la locazione sono spalmati in un biennio e i quasi 250 per la morosità addirittura da oggi al 2020. Stanziamenti ben lontani dal fabbisogno reale accertato (per coprire quello servirebbero almeno il triplo degli investimenti), ma comunque – soprattutto se eventualmente integrati da risorse regionali – capaci di fornire un po’ di sollievo (solo un po’, sia chiaro) alle tante famiglie che ne avrebbero diritto: almeno 400.000 secondo uno studio di alcuni anni fa del sindacato.

Ugualmente importante è la previsione di 500 milioni per il risanamento del patrimonio abitativo pubblico; quand’anche – ancora a inizio dicembre – la segreteria del Ministero non era capace di garantire sulla loro copertura. Se confermati, comunque, rappresenterebbero la reintroduzione di una voce di spesa assente dai bilanci dello Stato da circa dieci anni. Stranamente questa postazione sarebbe disponibile solo per gli alloggi di proprietà delle ex IACP e non pure per quelli comunali; in ogni caso – comunque – se ben utilizzata, potrebbe fornire ai Sindaci un pacchetto di 15-20 mila abitazioni con cui provare a snellire le troppo lunghe liste di attesa.

Un po’ ostinata, invece, l’insistenza del governo sulla cosiddetta “edilizia sociale”, quella cioè di iniziativa privata, ma prioritariamente destinata alla locazione. Nonostante l’impegno di Cassa Depositi e Prestiti ed una legislazione ad hoc pochissimi, dopo anni ed anni di tam tam, gli interventi realizzati e soprattutto scarsa la loro convenienza. Il Ministro dichiara di volerle concedere altri 100 milioni e, nonostante l’ottimo proposito di voler favorire gli interventi di recupero e di sviluppo delle energie rinnovabili, un codicillo presente nel testo rischia di far transitare in quel campo (con tutti gli sgravi e i benefici che ne conseguono) anche tutto l’invenduto di tante scelleratissime operazioni immobiliari di questi ultimi anni.

Preoccupante però è soprattutto la norma che agevola la vendita del patrimonio abitativo pubblico. Un ennesimo semaforo verde alla dismissione di un polmone già fin troppo diradato (siamo da tempo ormai in fondo alla classifica europea), per cui si prevede addirittura la dotazione di uno specifico fondo cui potrà accedere chi vorrà fare shopping.

Era difficile, per non dire impossibile, tenere insieme le esigenze degli affittuari e delle grandi proprietà. Il Ministro Lupi ci ha tentato e non è affatto detto ci sia riuscito. E’ mancato il coraggio (poteva essere diversamente?) di compiere scelte disattese da sempre: un intervento di modifica sulla legge che regola le locazioni abolendo l’iniqua libera contrattazione, un convinto intento sanzionatorio verso chi continua a tenere alloggi vuoti nelle aree metropolitane, la destinazione di una quota parte dei beni sdemanializzati all’edilizia in locazione moderata e permanente, un vero contrasto all’elusione fiscale – ancora troppo forte – nel settore. In tempi normali si confiderebbe sul passaggio in sede parlamentare al momento della sua conversione. Ma questi purtroppo senz’altro non lo sono.

(13 marzo 2014)



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.