Ma per gli strateghi del Pd il governo Berlusconi non si tocca
di Andrea Fabozzi, da "il manifesto", 9 ottobre 2009
Dopo che la Corte costituzionale ha sepolto il lodo Alfano, dopo la collerica reazione del (di nuovo) imputato Silvio Berlusconi, dopo gli attacchi al Quirinale, il nervosismo e gli insulti in televisione a Rosy Bindi, gli affondi di Bossi, la polemica con Fini, le crepe nella maggioranza, dopo tutto questo c’è qualcuno convinto che politicamente non è cambiato nulla nel paese, che non è il caso di drammatizzare, che il governo non si tocca. È il Pd.
«Non cambia niente» si spinge a sostenere qualche dirigente più esplicito, «è sbagliato trarre conseguenze politiche» dalla decisione della Corte, spiega Massimo D’Alema. Chissà, magari si potrebbero trarre conseguenze sportive, forse se al governo proprio non deve cambiare nulla si potrebbe chiedere a Berlusconi di rinunciare al Milan, ammesso che non lo stia già facendo.
A parte l’intempestività di Berlusconi che comincia a zoppicare proprio quando il partito democratico è impegnato con il congresso, i dirigenti del Pd non stanno certo scherzando né facendo gaffe. Seguono una linea politica molto precisa e per una volta comune. Di fronte alla valanga berlusconiana contro tutti e tutto sostengono che la cosa più giusta da fare sia proteggere la stabilità di governo. Proprio adesso. Invitano Berlusconi a tenere duro e non arrendersi.
Come ha detto Luciano Violante? «Non c’è dubbio che Berlusconi debba andare avanti, il paese non può restare bloccato». Effettivamente non è facile spiegare questa linea a quell’elettore che, incosciente, ha azzardato un sorriso alla notizia della bocciatura del Lodo. Tentiamo quindi una spiegazione un po’ banale: il Pd ha una fifa blu che si vada a votare.
Per chi sta all’opposizione, ammettiamolo, cercare in tutti i modi di evitare le elezioni è piuttosto strano. Per chi sta all’opposizione dello scandalo mondiale Silvio Berlusconi lo è anche di più. Lo scandalo c’era prima di mercoledì pomeriggio e c’è anche adesso, con in più la sanzione formale che il nostro presidente del Consiglio è sfuggito a una condanna certa per corruzione (c’è scritto nella sentenza Mills) grazie al trucco di un Lodo illegittimo vissuto giusto il tempo necessario a tirarlo fuori dalla sentenza.
Ma Berlusconi non si deve dimettere, ci dice il Pd. Lo guidano vecchie volpi della politica che prevedono: se si vota adesso il Cavaliere rivince facile. Quindi aspettiamo tempi migliori. Aspettino con noi le famiglie sotto la soglia di povertà, i terremotati dell’Aquila e gli alluvionati di Messina, i giornali stranieri orripilati, i magistrati che vorrebbero tenersi la loro indipendenza e le donne e gli uomini che aspirerebbero ad amarsi, riprodursi e morire liberamente. Aspettino anche i metalmeccanici quando stasera se ne saranno tornati a casa dai cortei.
C’è il piccolo problema che prima o poi bisognerà comunque andare a votare e proprio sulla forza con cui avrà fatto l’opposizione sarà giudicato il Pd. L’ossessione per la stabilità delle istituzioni ha già giocato un brutto scherzo al presidente della Repubblica che, la si metta come la si vuole, qualche domanda dopo la bocciatura del Lodo che aveva così velocemente firmato dovrà pur farsela. Berlusconi non deve essere sconfitto per via giudiziaria, e va bene, ma qualcuno avverta gli strateghi democratici che il Cavaliere è bravissimo a sfuggire alla giustizia. Da solo, non gli servono aiuti.
(9 ottobre 2009)
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