Maggiani: Marino, l’ultima ragionevole follia

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Maurizio Maggiani, scrittore, spiega le ragioni della sua adesione all’appello "Con Ignazio Marino liberiamo il Pd dalla nomenklatura".

di Maurizio Maggiani

Non firmo un appello da almeno venti anni, né in questo arco di tempo ho mai preso la tessera di un partito, di un club o circolo di qualsivoglia natura. Il fatto che questo appello sia reso pubblico un venerdì 17 e che chieda una motivata iscrizione al Partito Democratico, e che io sia dentro tutto questo, mi appare come vivida immagine di una follia. Per quanto mi riguarda l’Ultima Follia. Naturalmente ogni follia ha la sua ragione, e la mia è la seguente.
Dopo decenni della mia vita attiva passati a interrogare i partiti della sinistra e i loro uomini,
su quale paesaggio stessero costruendo
perché il mio Paese, e io stesso nel mio Paese,
potessimo trovare un luogo in cui riconoscerci ed essere riconosciuti,
un luogo del pensiero e del fare "progressivi"
perché la mia vita e la vita dei miei fratelli, dei miei concittadini
potesse apparirci promettente e speranzosa,
soddisfacente e dignitosa,
dopo aver ricevuta come risposta, sempre e solo implicita,
l’immagine della desolazione, dell’inconsistenza,
dell’ignavia egoista e dell’interessata irresolutezza,
della proterva stupidità e del furfantesco disprezzo,
in questi ultimi anni sono stato solo capace
di elaborare un unico pensiero:
dovete sparire, dovete sparire tutti,
dovete morire.
Ci metterete venti, trenta anni, ma alla fine lo farete,
se non altro per banali ragioni naturali.
A me basterà durare anche solo un secondo più di voi,
e me ne potrò andare sollevato, lasciando ai miei figli
la possibilità di progettare qualcosa che non sappia di morte,
ma di vita.
Ecco, oggi ho deciso che non è vita quella di chi non ha altra risorsa
che quella di aspettare la fine altrui.
Ho deciso che ho il dovere di essere qualcosa di più
quando ogni cosa è qualcosa di meno.
Il PD mi appare oggi il niente in tutte le sue possibili varianti,
ma non può darsi un luogo della politica che non comprenda
qualcosa che il PD dovrebbe e potrebbe essere.
Sempre che la politica sia il luogo della costruzione di un paesaggio
dove le complessità si risolvono in un progetto visibile e vivente.
Se posso vivere con dignità e pienezza il mio sogno
essendo solo a sognarlo,
non posso che pensare a un possibile governo dei più
quando penso che sono cittadino tra i cittadini,
sogno tra milioni di sogni, bisogno tra i bisogni.
La proposta di Flores mi sembra l’ultimo gesto possibilie
di doverosa dedizione al Paese.
L’ultimo atto di generosità prima di chiudere davvero con tutto quanto.
E aspettare che tutto quanto si risolva nella dissoluzione
nella speranza che Iddio mi gratifichi di un secondo in più
di quanto non concederà ai dissoluti.
L’ultima follia che mi è consentita di ragionevole civismo.
Allo stesso modo vedo Marino come l’ultima ragionevole follia a cui affidare la mia.

(18 luglio 2009)



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