Manifesto contro l’obiezione di coscienza in sanità

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da consultadibioetica.org

Nel dibattito sull’obiezione di coscienza non viene quasi mai messo in discussione il principio che gli operatori sanitari possano rivendicare un diritto all’obiezione di coscienza. Tuttavia, il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza per l’interruzione di gravidanza rappresenta una violazione gravissima e ormai ingiustificata del diritto fondamentale alla salute e all’autodeterminazione delle donne.

Chi nega il diritto all’obiezione di coscienza in sanità non intende negare il valore dell’autonomia personale ma è impegnato nella difesa dei diritti civili fondamentali. Il diritto all’obiezione di coscienza poteva avere un senso quando la legge 194 è stata approvata perché andava a incidere sulla vita di quelle persone che avevano scelto di fare il medico quando l’interruzione di gravidanza non era permessa.

Oggi non c’è più bisogno di riconoscere un diritto all’obiezione di coscienza in quanto chi contesta l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza può sempre scegliere una professione o specializzazione non coinvolta in questa pratica. Per altro, chi afferma il principio che gli operatori sanitari abbiano il diritto di agire conformemente alla propria coscienza non considera che dovere prioritario dell’operatore sanitario è quello di rispettare la libertà, la salute e i diritti dei pazienti. Chi per ragioni di principio o di convenienza non è capace di farlo non è un buon medico.

La Campagna promossa dalla Consulta di Bioetica Onlus intende richiamare l’attenzione sulla illegittimità morale e giuridica del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza. Quello che la Consulta di Bioetica chiede è l’abrogazione dell’articolo 9 della legge 194.

Nel ringraziare coloro che con il loro impegno hanno determinato il successo dell’iniziativa, la Consulta di Bioetica Onlus invita le Associazioni che hanno sostenuto la Campagna ad aprire una nuova fase di lotta per il rispetto dei diritti civili e a promuovere insieme un coordinamento nazionale per definire le nuove strategie da seguire affinché venga data piena attuazione alla legge sull’interruzione di gravidanza.

(5 giugno 2012)



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