Marco Doria e Giuliano Pisapia: l’impegno civile per le città
Nicolò Fuccaro
Martedì scorso, Genova ha ospitato Giuliano Pisapia, il neosindaco di Milano che, battendo Letizia Moratti e la destra che da tempo teneva saldamente in mano il capoluogo lombardo e ne controllava interessi economici e politici di tutto rilievo, ha portato il centrosinistra a Palazzo Marino. Ad accogliere Pisapia è stato Marco Doria, l’altro ospite e protagonista del dibattito pubblico sul tema “impegno civile per le città”, organizzato dal circolo genovese di Libertà e Giustizia. Elisabetta Rubini ha tenuto le fila dell’incontro; in premessa ha illustrato principi e finalità della nota associazione di cultura politica, che si batte da tempo su temi politici cruciali per la democrazia del nostro Paese: dalla modifica della legge elettorale e della legge sui rimborsi elettorali (sostanzialmente un occulto finanziamento pubblico ai partiti, nonostante il plebiscito per l’abrogazione al referendum post Tangentopoli) alla lotta contro la corruzione.
Entrando nel vivo del dibattito, sono stati messi al centro diversi temi su cui i due ospiti sono intervenuti per esprimere il proprio parere e per dare risposte su questioni politiche e amministrative.
Alla domanda su cosa vuol dire essere un candidato che proviene dalla società civile e cosa lo ha spinto a fare questa scelta, Doria ha raccontato la sua indignazione da cittadino comune, per il degrado etico e civile in cui si è trovata l’Italia negli ultimi anni. Questa indignazione è servita da “molla” ed è stata una componente fondamentale della voglia di impegnarsi in maniera più intensa, in prima persona. Pisapia ha riportato la risposta data pochi minuti prima ai giornalisti che gli chiedevano se fosse venuto per dare una mano al candidato sindaco di Genova. “Doria non ne ha bisogno, ha già i genovesi che stanno con lui. Sono venuto per dialogare con il futuro sindaco (detto in barba alla scaramanzia) di una grande città, portatore dei miei stessi valori e ideali. Bisogna partire dalla grandi città per cambiare il Paese”. Ha poi aggiunto che siamo ancora in tempo per rinnovare la politica e i partiti, per proporre una buona politica, offrendo ascolto e sviluppando partecipazione.
Proprio il tema dell’ascolto è più volte ritornato nei ragionamenti dei due, cruciale durante la campagna elettorale, al fine di meglio conoscere e apprendere le esigenze dei cittadini, con i quali scrivere il proprio programma. Un programma che rappresenti la linea politica del governo della città e che, quindi, sia condiviso non solo con la propria coalizione, ma in particolare con chi sarà direttamente toccato dalle scelte amministrative.
Si è anche parlato delle aspettative e delle speranze dei cittadini, colte girando per la città, rilevando umori e impressioni della gente incontrata. Doria ha notato umori molto diversi, a seconda dei contesti in cui si è trovato negli incontri con la cittadinanza. Il “favore” dell’uditorio era più frequente durante la campagna per le primarie. E soffermandosi sulle primarie, ha sottolineato come esse siano un mezzo fondamentale, oltre che per il fattore democratico nella designazione del candidato, anche per catalizzare un entusiasmo e una partecipazione che poi si trascinano nel prosieguo della campagna elettorale. Ha rivendicato come lui stesso sia stato scelto, unico tra i candidati in corsa, tramite questo strumento di democrazia partecipata.
Tornando a parlare dei contesti in cui si è trovato a dibattere, ha ricordato come a volte si debba affrontare la stanchezza, la rabbia, le rivendicazioni di alcuni concittadini, acuiti dalle tensioni sociali connaturate al momento di crisi. Chi sta dentro alle istituzioni ha il dovere di trasmettere un messaggio: le istituzioni stesse sono un bene comune amministrato per i cittadini e con i cittadini, coinvolgendo questi attraverso i più diversi strumenti di partecipazione. Uno dei quali sono i partiti che – ne è convinto Doria – svolgono un compito chiave nella democrazia di un Paese, una funzione di dialogo tra istituzioni e cittadinanza, seppur versino in un momento di crisi e di basso apprezzamento.
Sulla parità di genere, coniugata alla competenza, imprescindibile e parte integrante della prima, i due ospiti hanno condiviso il medesimo parere: è necessario garantire questo principio a tutti i livelli, a partire dalla composizione delle liste, alla giunta e alle cariche su nomina. Nell’ambito di queste scelte, Doria sottolinea l’esigenza di ridiscutere i criteri di selezione delle persone a cui verranno affidati incarichi pubblici.
Sotto questo aspetto, c’è stato spazio anche per un’autocritica in chiave propositiva verso il proprio schieramento, per un centrosinistra che metta in moto “un profondo ripensamento del proprio modo d’essere”. Ma una velata critica viene mossa anche dal primo cittadino di Milano, quando ha parlato dell’importante ruolo che svolgono il sostegno compatto della propria coalizione e il leale gioco di squadra di chi è uscito sconfitto alle primarie nei confronti del candidato sindaco designato, come è stato per lui lo scorso anno: “sarebbe stato bello fossero state presenti qui la sindaco uscente Vincenzi e la senatrice Pinotti”, ha fatto presente, raccogliendo molti applausi.
Addentrandosi nei temi più strettamente collegati alle città e in particolare alle priorità di Genova, si è parlato di rilanciare il lavoro in un capoluogo a lungo ripiegato su se stesso, non trascurando l’impatto ambientale e ripensando un nuovo modello di sviluppo sostenibile. I temi del lavoro e dell’ambiente, nel programma di Doria, rappresentano un binomio inscindibile da affrontare in una visione complessiva dei problemi di entrambi. Terzo punto cardine rimane la difesa delle fasce più deboli, mediante il mantenimento a regime dei servizi sociali, soprattutto in periodi in cui i casi di bisogno si moltiplicano, e abbandonando comprensibili egoismi di chi può fare qualche sacrificio in più.
E’ stata messa sul tavolo anche l’importanza di sinergie tra le grandi città del nord ovest, a livello di collegamenti e collaborazioni di vario genere e in vari settori. La presenza di sindaci dello stesso “colore”, “che parlano la stessa lingua”, faciliterà indubbiamente queste dinamiche e darà un contributo alla costruzione di una politica di centrosinistra di più ampio respiro.
In conclusione si è affrontato il problema della legalità e del rispetto delle regole (a discapito dell’uso abusato e spesso distorto del termine “sicurezza”), della lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata di stampo mafioso, più che mai diffusa anche nelle regioni settentrionali, come riportano anche le recenti cronache del ponente ligure ma anche fatti di estremo rilievo riguardanti Genova. Pisapia ha sottolineato l’attenzione che la sua amministrazione sta ponendo su Expo 2015 in tema di appalti e lavori pubblici, anche attraverso una maggiore responsabilizzazione delle aziende vincitrici dei bandi. Doria si è impegnato a mettere al centro l’etica, a far tornare la politica un servizio alla collettività, alla propria comunità, escludendo categoricamente l’interesse per il potere personale in sé.
“Tra le priorità della città di Genova”, ha fatto notare Pisapia rivolgendosi al candidato genovese, “Doria ne ha dimenticata una: vincere le elezioni!”. E con questa battuta conclusiva, i due protagonisti dell’incontro hanno allegger
ito una questione più volte affrontata: la necessità di dimostrare che il centrosinistra, oltre a vincere, è in grado di governare le città, e così di governare il Paese. Marco Doria è profondamente convinto di questa esigenza. I tempi sono maturi, per governare e per cambiare l’Italia.
(13 aprile 2012)
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