Perché una lista civica

Luca Traversa


Unica, giovane, innovativa. Marco Doria voleva, a fianco dei partiti di centrosinistra, una lista di persone fidate, tratte dalla società civile; una lista sola (e non una serie di liste di categoria “i pensionati per Doria”, “i moderati per Doria”, ”i giovani per Doria”), “polifonica”, in grado di esprimere le peculiarità della nostra città: alcuni studenti universitari, due operai della Fincantieri, una precaria, una sarta ecuadoriana, vari professionisti (medici, imprenditori, avvocati, psicologi, docenti).

Tutti caratterizzati da importanti esperienze di volontariato, chi nelle difficili periferie genovesi, chi nel centro storico, chi nel terzo mondo. Molte donne (23 su 39), il 30% di under 40, e un posto lasciato “vuoto”. La lista consta infatti di 39 nomi: il 40esimo spetterebbe, in un Paese civile, ad un lavoratore immigrato, che risiede a Genova e paga le tasse a Genova e ha regolare permesso di soggiorno. In Italia tuttavia egli non può esercitare il suo diritto di voto, attivo e passivo, come invece gli sarebbe concesso ad esempio in Germania o in Olanda.

La lista civica testimonia la voglia di rinnovamento e una scelta meditata e consapevole. E’ una collezione di storie e di umanità, non vi sono politici navigati (tranne un ex assessore uscito dalla politica tradizionale perché inviso all’establishment) bensì uomini e donne “normali”, che hanno accolto questa sfida riponendo in Marco fiducia e speranze frustrate.

In un momento di crisi dei partiti, ormai incapaci di rappresentare adeguatamente la collettività (e travolti da scandali di corruzione, a destra come a sinistra), le liste civiche possono rappresentare la svolta e il riscatto della politica, se attingono davvero a forze fresche della società. Non è un caso che la scelta di Doria, fortemente segnalata dai media, sia stata emulata da altri partiti, quali il Pd. Il primo obiettivo è stato raggiunto: innalzare la qualità della competizione elettorale. Dati i precedenti, è bastato scegliere cittadini per bene.

(6 aprile 2012)



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