Marilyn mattone e altre inquietanti storie dell’Idv ligure
Marco Preve
In molte realtà locali il movimento fondato da Antonio Di Pietro sembra più una consorteria di politicanti da Prima Repubblica che una forza di rinnovamento. Nome per nome, condono per condono, ecco la ‘totale anomalia’ dell’Idv ligure.
e Ferruccio Sansa, da MicroMega 5/2012
Un mese. Forse è il nuovo record nazionale. Non c’erano riusciti i partitini della Prima Repubblica: votare contro la propria maggioranza appena trentacinque giorni dopo le elezioni. È invece riuscito all’Idv ligure che in Comune ha voltato le spalle al sindaco Marco Doria fresco di elezioni. E non su un dettaglio, ma sull’Imu, cuore della legge di bilancio. E pensare che il candidato di centro-sinistra lo aveva detto chiaro e tondo durante la campagna elettorale: «Non escludo affatto di aumentare l’Imu». Un atto di sincerità che, sorprendentemente, aveva pagato anche alle elezioni. Ma l’Idv non ha ritenuto paradossale appoggiare un sindaco e poi votargli contro su uno dei punti chiave del programma. Cose che capitano. Anche se qualcuno ipotizza che il braccio di ferro abbia un obiettivo preciso: ottenere un assessorato. Perché l’Idv contava di avere una poltrona nella neonata giunta di centro-sinistra. Ma è stata bocciata da Marco Doria. Forse, anzi soprattutto, per una spericolata intervista di Stefano Anzalone, titolare dello Sport nella precedente giunta: nella delicata fase delle consultazioni aveva dichiarato che si aspettava, quasi come un atto dovuto, di essere nominato assessore. Strana richiesta per un partito che si dichiara nemico dei giochetti della vecchia politica. Umberto La Rocca, direttore del Secolo XIX, ha descritto così l’incidente di percorso: «L’Idv ha perso [le elezioni comunali] anche perché molti elettori potenziali hanno preferito votare 5 Stelle o Lista Doria perché non hanno visto nel partito ligure che fa riferimento a Di Pietro una forza di cambiamento e rinnovamento, ma al contrario una macchina clientelare che guarda soltanto ai giochi di corridoio e alle poltrone da occupare come strumento di consenso. Quelle poltrone che proprio lei rivendica come un diritto, in forza di che cosa non si sa, del tutto incurante della richiesta di un’amministrazione efficiente e di una politica diversa che monta nel paese».
Del resto in Liguria il caso Italia dei valori è ormai sulla bocca di tutti. Da anni. Dal Comune alla Regione guidata da Claudio Burlando, lo scomodo alleato lancia ultimatum minacciando di uscire dalla maggioranza con una frequenza da fare invidia ai partitini di democristiana memoria. Ma, in fondo, è il meno: polemiche, scandali, amicizie e affari molto (troppo?) traversali lasciano interdetti alleati ed elettori. Fino a quella che a tanti appare una contraddizione: proprio il partito che nei suoi manifesti elettorali mostrava a caratteri cubitali la parola «ambiente» è stato, poi, nei fatti tra i maggiori sostenitori di una politica urbanistica che rovescerà sulla Liguria l’ennesima alluvione di cemento. Tanto da meritare alla vicepresidente della Regione, e assessore all’Urbanistica, il soprannome non proprio affettuoso di «assessore al mattone».
Un caso locale, cerca di liquidarlo qualcuno, in una terra come la Liguria che è ormai lontana dal cuore dell’Italia. E che, amaro destino, è stata però scelta da tanti amici del centro-destra, del centro-sinistra, perfino del Vaticano per fare affari. Allora non è una storia locale, perché questo piano casa e i progetti urbanistici appena lanciati valgono miliardi. Ma anche perché a qualcuno la strana parabola dell’Idv ligure è sembrata sintomo delle questioni irrisolte nel partito nazionale.
Così la storia è arrivata a Roma. In tanti hanno sottoposto il caso ad Antonio Di Pietro. Senza successo, parrebbe. Mentre il leader Idv in privato etichettava come «porcata» il piano casa portato avanti dalla Regione (quindi dal suo assessore)… mentre le polemiche, per dirla con Aldo Biscardi, «fioccavano come nespole», il coordinatore ligure diventava responsabile nazionale della sicurezza dell’Idv. Insomma, più che una sconfessione ecco una bella promozione sul campo.
Lo zar e la zarina
Ci sono sempre uno zar e una zarina, un principe e una principessa, nelle dinastie che si rispettano. Anche in quella dell’Idv ligure. Un tocco di rosa non guasta mai, attira l’attenzione dei media che magari su altre questioni politicamente più rilevanti non si attardano troppo.
Così sotto la Lanterna alla guida dell’Italia dei valori troviamo loro due: Giovanni Paladini, un passato da poliziotto prima di sbarcare in politica, e Marilyn Fusco, fisico da dark lady con quegli occhi chiari e la zazzera nera. Nerissima. E con quel nome che non la fa certo passare inosservata e sembra scelto apposta per creare un personaggio. Insieme da anni, marito e moglie dall’ottobre del 2011. Con tanto di festa finita sulle prime pagine di qualche giornale ligure alla ricerca di una versione al pesto di Ranieri e Grace: già il loro matrimonio aveva avuto un’attenzione da reali inglesi, presente Antonio Di Pietro. Poi ecco il brindisi dei novelli sposi con i «politici» che diventa l’appuntamento mondano dell’autunno. Non importa che qualcuno storca il naso perché accanto ai rappresentanti del partito della legalità ti troviamo l’ex ministro Claudio Scajola, indagato per associazione a delinquere per turbativa d’asta nella sua Imperia e a Roma per l’imbarazzante vicenda della casa a sua insaputa. Ma in fondo è un collega, si dirà. Click, click, l’alluvione di scatti riporta sorridente e gioviale un altro parlamentare Pdl, Eugenio Minasso, quello le cui foto abbracciato a un membro del clan Pellegrino di Bordighera (arrestato nella vicenda che ha portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose) hanno conquistato notorietà nazionale. Eccoli tutti insieme, stretti attorno al presidente Claudio Burlando (Pd) che sembra si stia chiedendo: «Ma questi dell’Idv stanno con noi o con il Pdl?». Una domanda non del tutto infondata, qui in Liguria.
Una storia d’amore, ma anche di politica. Perché l’Idv è l’ago della bilancia del potere a Genova e in tutta la regione. Le maggioranze del centro-sinistra stanno in piedi grazie a loro. Insomma, hanno un potere contrattuale enorme.
Giovanni e Marilyn. Lui, dopo essere stato sindacalista nella polizia, è oggi un asso pigliatutto: coordinatore regionale Idv, poi parlamentare, quindi recentemente responsabile nazionale per la sicurezza dell’Idv. Bingo. Lei pure è in piena rampa di lancio, e pensare che appena una manciata di anni fa era una semplice dipendente della Margherita. Poi ecco le elezioni comunali, quindi le regionali e l’ingresso trionfale in giunta: vicepresidente e assessore all’Urbanistica, una poltrona – con quella alla Sanità – per cui i partiti sono pronti a saltarsi al collo.
Il motivo è chiaro: i piani urbanistici valgono miliardi per l’industria del mattone. Basta aprire o chiudere le porte al cemento. E la Liguria le ha spalancate, da anni. Centro-sinistra e centro-destra in questo sembrano perfettamente concordi. Claudio Burlando si è guadagnato una fama imperitura consacrata non da monumenti, ma da porticcioli e condomini. Eppure… eppure lo stesso Burlando più di una volta è sembrato un po’ interdetto, quasi sentendosi sorpassato a destra dalla sua intraprendente vicepresidente.
‘Assessore al mattone’
A volte
un’immagine racchiude il senso di una storia. Convegno di Confindustria, la platea è affollata di imprenditori edili. Ecco Marylin Fusco e in sala scatta un applauso scrosciante. Del resto è comprensibile: Fusco ha presentato uno dei piani casa più contestati ed è la sponsor di alcune operazioni immobiliari molto, molto discusse. Insomma, Fusco si è guadagnata soprannomi curiosi come «assessore al mattone» e «Marilyn Mattone», ma anche la stima di una delle lobby più potenti della Liguria. Una regione dove il mattone è uno dei business più fiorenti, quasi l’unico rimasto. Con la politica – centro-destra e centro-sinistra unite – che hanno puntato tutto sullo sviluppo immobiliare. E non importa che gli abitanti continuino a calare (meno 100 mila persone entro il 2025), che la Liguria abbia il record italiano di case sfitte. La parola d’ordine è costruire.
Il definitivo via libera sembra arrivare con il piano casa della Regione di Burlando. Una legge sostenuta da Fusco che fa gridare allo scandalo Angelo Bonelli, presidente nazionale della Federazione dei Verdi: «Arriveranno quarantacinque milioni di metri cubi di nuove costruzioni. Il Piano casa della Liguria è come Attila. Per questa regione, per il suo paesaggio, ma anche per il turismo e l’economia sarebbe un colpo fatale. Sta per arrivare una seconda rapallizzazione».
Un piano che si è anche guadagnato il polemico addio del sovrintendente per i beni architettonici e il paesaggio della Liguria, Giorgio Rossini: nella sua ultima intervista prima della pensione, ha pesantemente criticato la legge regionale puntando il dito sull’assenza di collaborazione della Fusco nella difesa del paesaggio.
Basta? Neanche per idea. All’inizio di quest’anno ecco arrivare un’altra legge urbanistica targata Fusco. Lo scopo dichiarato è quello di semplificare e chiarire le procedure che disciplinano l’attività edilizia. Il risultato, però, sarebbe diverso. A dirlo, come ha ricordato Ava Zunino su Repubblica, non sono i «soliti» ambientalisti, ma addirittura il governo che, contro il provvedimento, ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale: «In questo modo», si legge nell’impugnazione approvata dal Consiglio dei ministri, «la legge regionale elimina una delle due condizioni previste dal testo unico nazionale e consente la sanatoria di interventi edilizi che non sono riconducibili alla categoria degli “abusi formali”, bensì degli “abusi sostanziali”, introducendo un vero e proprio condono edilizio». Insomma, secondo il governo la legge consentirebbe il condono di abusi sostanziali con il semplice pagamento di una sanzione pecuniaria.
Ma Fusco sostiene altri progetti contestati. L’operazione più clamorosa riguarda La Spezia: 250 milioni di euro. Racconta Stefano Sarti di Legambiente: «Due torri per alberghi, spazi commerciali, centro congressi, uffici, residenze e mega-parcheggio sotterraneo. Si chiama progetto Waterfront, doveva risanare il lungomare della Spezia, ma rischia di essere l’ennesima colata di cemento». Benedetta da centro-sinistra, centro-destra e banche. La gara per il progetto non è ancora stata fatta, ma esiste già la società Waterfront. Tra i soci una società lussemburghese – controllata da fondi panamensi e delle Isole Vergini – riconducibile, come confermano i suoi collaboratori, a Gabriele Volpi, magnate del petrolio nigeriano che oggi sta reinvestendo i guadagni dell’oro nero nel cemento ligure. Poi la Cassa di risparmio della Spezia (Carispe) guidata da Andrea Corradino, avvocato e uomo di fiducia del potentissimo senatore Luigi Grillo (Pdl). Lo stesso Corradino che siede anche nel consiglio di amministrazione della Waterfront.
Una passione, quella di Fusco, che sfocia a volte in clamorosi incidenti diplomatici con le sue stesse colleghe di giunta. Due assessori, che siedono in due stanze una accanto all’altra, e che sostengono due cose opposte. Succede nel novembre 2011. Nemmeno un mese prima l’alluvione ha messo in ginocchio la Liguria. Ha ricoperto d’acqua una zona vicina a Brugnato dove dovrebbe sorgere un mega-outlet capace di ospitare migliaia di persone. Un progetto con appoggio bipartisan portato avanti anche da imprenditori vicini al centro-sinistra di Burlando. Ma Renata Briano, assessore all’Ambiente, alza la paletta rossa: «Intendiamo mettere in salvaguardia la zona, con inedificabilità assoluta». E se i lavori partissero prima? «Noi abbiamo già portato in giunta un provvedimento che dà mandato all’assessorato di fare un approfondimento. Certo, ci vogliono i tempi tecnici. Dalla prima analisi che abbiamo, l’area è in una zona alluvionata. In questo momento zona rossa piena». Tutto chiaro? Neanche per sogno. Arriva lei, Marilyn, che avverte: «Sinceramente lo stop all’outlet non mi è ancora arrivato sulla scrivania e non me ne hanno nemmeno parlato. Questo progetto è arrivato alla sua definizione e la zona interessata da questa costruzione non è vicino ad aree esondabili. Non è in zona rossa, altrimenti non avrebbero dato valutazione ambientale positiva quando hanno approvato il progetto».
Basta? No. Fusco spesso è parsa favorevole ai porticcioli che si stanno ingoiando tutta la costa ligure, così come alla riconversione in senso residenziale dello stabilimento Piaggio di Finale Ligure per il quale il soprintendente Rossini ha coniato un nuovo nomignolo: Finale 2.
I valori dell’Italia di destra
Già, il partito che sui manifesti difende l’ambiente si ritrova poi, nella realtà, a sostenere progetti e leggi che riversano sulla costa ligure decine di milioni di metri cubi di cemento. Ma questa è soltanto la punta dell’iceberg. Perché l’Idv ligure è una «totale anomalia», per usare le parole di uno dei suoi uomini chiave. Un dissidente o, sono sempre sue parole, un «politico spaesato».
I casi ormai non si contano più e raccontano di un «partito che a livello nazionale marca il Pd da sinistra, mentre in Liguria corre alla sua destra».
Qualche esempio: la costruzione della nuova moschea, una battaglia – delicata – di civiltà in cui l’ex sindaco Marta Vincenzi si è trovata di fronte un proprio alleato: l’Idv, appunto. Mentre personaggi di centro-destra, come il liberale Enrico Musso (sconfitto al ballottaggio da Marco Doria), si esprimevano a favore di un luogo di culto per la comunità musulmana, ecco che l’Italia dei valori frenava il progetto.
Un caso isolato? Neanche per sogno. Ecco la storia di Carlo Besana, che da solo ha ridato vita a un quartiere simbolo dell’emarginazione delle periferie genovesi, il Cep. Che è riuscito a costruire nel cuore del nulla un teatro tenda da cinquemila persone per portare cultura e vita in mezzo alle torri grigie di cemento anni Ottanta. D’estate si arrampicano fin qui i grandi nomi dello spettacolo, da Beppe Grillo a Gino Paoli ad Adriano Celentano che sceglie il PalaCep per la prima esibizione pubblica dopo anni e anni. Besana vanta estimatori a sinistra come a destra, passando per figure come don Gallo. Un solo politico è in lotta aperta con lui: Paladini dell’Idv. Besana racconta: «Paladini ci chiese il Palacep per chiudere la campagna elettorale del 2010. Rispondemmo di no perché quella è una struttura per appuntamenti sportivi e sociali, non a disposizione di questo o quel partito». Una scelta che, secondo Besana, Paladini non avrebbe preso bene. Tanto che, come raccontò Besana a Repubblica (e in una mail ai dirigenti del Pd locale), dietro le quin
te di una trasmissione televisiva Paladini gli avrebbe sibilato: «Io intanto il Palacep te lo faccio togliere». Addirittura Besana ipotizza che possa esserci qualcuno dell’Idv dietro la denuncia presentata perché il Palacep di sera farebbe troppo rumore. Vero? Paladini smentisce, c’è anche stato un seguito di querele.
Comunque sia è un rosario di prese di posizione appunto «anomale». Del resto era stato lo stesso Paladini, prima ancora di entrare nell’Idv, a votare contro la commissione parlamentare di inchiesta sul G8.
Roba da disorientare gli elettori e perfino una parte degli stessi dirigenti del partito. Che fanno presente la questione ad Antonio Di Pietro: «Questo», sostengono, «di fatto è un partito di destra». Ma non si muove una virgola. Anzi, Paladini, come si diceva, scala i vertici nazionali del partito.
I Paladini dell’Idv
Ma chi sono i coniugi Paladini? Lui ha un passato in polizia, e non è l’unico, in un partito che a livello locale conta diversi rappresentanti delle forze dell’ordine. Paladini è stato segretario nazionale del Sindacato autonomo di polizia, Sap. Un uomo che, come tanti, è giunto all’Idv dopo varie militanze: «Negli anni Novanta parve interessato anche a un impegno con Forza Italia», racconta un ex dirigente del partito di Berlusconi. Niente di ufficiale. Di sicuro dopo il 2000 approda nel centro-sinistra, nella Margherita. Quindi la mossa vincente di passare con Di Pietro.
Lei, Marilyn, si racconta così nel suo curriculum ufficiale: «Sono nata a Finale Ligure il 17 aprile 1973. A dodici anni ho iniziato la mia attività di volontariato presso l’Azione cattolica della parrocchia di San Pietro di Borgio Verezzi, aiutando persone anziane e disabili. […] Nel 2007 mi sono messa in gioco nelle elezioni comunali di Genova nella lista dell’Ulivo e ho ricevuto con sorpresa e grandissima soddisfazione per il movimento delle donne il maggior numero di preferenze in città. Nel 2007 vengo eletta presidente del coordinamento genovese del Pd e, non convinta da una politica troppo accondiscendente e poco chiara, un anno dopo ho deciso di aderire all’Italia dei valori, riconoscendomi nelle parole e nelle azioni di Antonio Di Pietro. […] Dal settembre 2008 sono stata eletta coordinatrice regionale delle donne Idv. Oggi “Lavoro per una politica nuova”».
Una cosa è certa, Marilyn Fusco è una tipa tosta. Chi sperava di poterla manovrare come voleva quando si è affacciata a uno dei posti di maggior potere della Regione si è sbagliato di grosso. Difficile dire chi nella coppia tenga in mano la barra del timone.
E l’Idv in Liguria pesa. Eccome. Non tanto per i risultati non eccelsi (il 5,94 per cento dei consensi alle ultime comunali, cioè meno di 14 mila voti), ma per lo straordinario potere di interdizione. Che, se tradotto in vecchio politichese, può anche voler dire poltrone.
Già, le poltrone… qualcuno ricorda scelte dell’Idv apparentemente inspiegabili. Come alle regionali del 2010. Tra i dipietristi è tutto un agitarsi per conquistare la preziosa candidatura e il partito decide di puntare su Maruska Piredda. Ricordate la Pasionaria dei precari Alitalia durante le proteste del 2008? Ecco lei. Sia ben chiaro, Piredda si è fatta apprezzare e ben volere dai colleghi consiglieri, ma più d’uno si è chiesto perché candidare alla Regione Liguria una hostess Alitalia che sotto la Lanterna non aveva mai vissuto. «Una scelta dei capi e di Roma», alza le spalle un uomo Idv che vuole mantenere l’anonimato. Perché poi è così, sottovoce parlano in tanti, lasciano intendere chissà che cosa, ma poi… poi pubblicamente nessuno mette in discussione il grande capo: «Perché è un tipo tosto e a Roma conta molto».
Le amicizie trasversali dell’Idv
Potere di interdizione. Ma il potere dell’Idv ligure ha anche radici nei legami trasversali che i dirigenti si sono costruiti in questi anni. Lontano dai riflettori.
Partiamo da un nome sconosciuto al grande pubblico: Giuseppe Marzo, «Pino» per gli amici. Siede nel consiglio di amministrazione di Italbrokers, società genovese leader nel settore del brokeraggio assicurativo. Una potenza con tanti contratti anche pubblici: Camera, Senato, Tirrenia, Fincantieri, parte di Finmeccanica e Anas. La composizione del cda di Italbrokers è più rappresentativa del parlamento: amici di Claudio Burlando e Massimo D’Alema, ex socialisti, ex consiglieri regionali di Forza Italia, manager vicini a Gianni Alemanno.
E poi, appunto, Marzo. Socio di diversi imprenditori di quello che è stato definito «il cerchio magico dalemiano». Eccolo con Roberto De Santis (il manager, indagato a Monza nell’inchiesta sul sistema Penati, che ha definito D’Alema il suo «fratello maggiore») in almeno quattro società: Altra Energia, Ge.A, Parciv (dove troviamo tra gli altri imprenditori di area centro-sinistra-Pd anche Vincenzo Morichini, procacciatore di finanziamenti per la fondazione Italianieuropei coinvolto nello scandalo Enac) e M&D Consulenze (dove ci si imbatte anche in Claudio Velardi, eminenza grigia di D’Alema negli anni del governo). Marzo, però, ha soci bipartisan. Eccolo infatti in una piccola società di riscossione, Gest.Net, nata in Liguria, registrata in Molise (terra di Antonio Di Pietro) e poi trasferita a Roma.
«Scorrendo l’elenco di chi ha ricoperto incarichi nella società Gest.Net, oltre a Marzo (presidente del cda), emerge Gianni Pisani (consigliere), amico di tutto il giro dalemiano e già socio di Interconsult, a sua volta legata a Italbrokers. Ma soprattutto si trova Carmen Patrizia Muratore (amministratore delegato), all’epoca consigliere regionale dell’Italia dei valori», racconta Christian Abbondanza, presidente della Casa della legalità, una delle poche voci fuori dal coro in Liguria.
Ma i legami con questo mondo non finiscono qui. La Fusco nel 2007 rimase senza lavoro dopo lo scioglimento della Fondazione Margherita – dove militava Paladini prima di passare all’Idv – e venne assunta, quasi contemporaneamente al suo ingresso in consiglio comunale con Italia dei valori, dalla società Interconsult. Dal 2009 all’ottobre 2010 Fusco viene invece assunta da Autosav, azienda savonese dell’orbita Interconsult. Ora Fusco è in aspettativa mentre molti dipendenti Interconsult, dal 2009, sono in cassa integrazione.
La stessa Interconsult (sponsor – attraverso la controllata Solaris – della fondazione dalemiana Italianieuropei) guidata in passato da Franco Pronzato, uno di quelli che erano definiti Burlando boys, che dopo essere stato consulente dell’allora ministro Burlando e del suo successore Pierluigi Bersani (che accompagnava sempre nelle sue visite a Genova), è finito nel direttivo nazionale del Pd e ai vertici Enac. Fino al suo arresto per lo scandalo delle presunte mazzette Enac.
L’Idv va nel pallone
Un caso, dirà qualcuno. Ma forse c’è qualcosa di più. Dal passato del duo Paladini-Fusco è emerso un capitolo che gli sta creando qualche disagio. Parliamo della Pontedecimo Calcio, una piccola squadra di dilettanti.
Ma a rendere la compagine famosa in città, più che le prestazioni sportive sono state le sue vicende societarie. Prima di tutto i dirigenti, tra cui in passato spiccava proprio il duo Paladini-Fusco. Poi ecco il capitolo sponsorizzazioni. A cominciare, appunto, da Interconsult e Italbrokers, società da sempre attenta ai rapporti
con la politica.
Ma non basta. Dopo il terremoto che ha travolto Francesco Belsito, nell’ambito di accertamenti su presunti illeciti contabili comunque destinati alla prescrizione, ecco emergere una storia piccola, ma curiosa. Si scopre che un’immobiliare riferibile all’ex cassiere leghista avrebbe finanziato con diecimila euro, nel 2007, la Pontedecimo. La sponsorizzazione di Effebi, società sostanzialmente inattiva, alla Pontedecimo potrebbe far pensare a relazioni politiche tra Belsito e Paladini (nei confronti di quest’ultimo non è stato mosso alcun addebito di nessuna natura). Ma il deputato dell’Idv smentisce: «Intanto non ricordo assolutamente il nome di questa società tra gli sponsor. È anche vero che in queste realtà spesso ognuno porta un proprio finanziatore, il direttore tecnico, l’allenatore, il presidente oppure i consiglieri. Ma la Effebi è stata creata nel marzo del 2007 e io a giugno di quell’anno ho concluso il mio mandato. È veramente difficile che la sponsorizzazione possa essere avvenuta durante la mia presidenza. Tra l’altro, nel mio periodo io ho effettuato tutti i pagamenti tramite assegni, sono 1.043 per la precisione, li ho contati. E sfido chiunque a trovare una qualsiasi irregolarità. Credo che una certa campagna mediatica nei miei confronti non abbia davvero nessun motivo di essere. Belsito l’ho conosciuto per ragioni istituzionali quando era l’unico rappresentate ligure nel governo nazionale e si era speso molto per aiutare me e gli altri parlamentari per affrontare problemi locali». La sponsorizzazione di Effebi, però, risulta, ed è anche vero che Paladini (come lui stesso ha dichiarato al sito Sevenpress il 9 luglio del 2007), dopo la fine del mandato operativo avrebbe assunto l’incarico di presidente onorario mantenendolo anche nell’anno successivo: «Continuerò a dare il mio contributo alla causa. Resterò nella compagine», disse.
Malignità, forse, come quelle che riguardano il notaio di fiducia di Belsito e delle sue società: Piero Biglia, uno stimato professionista. Belsito negli anni passati era consigliere della Filse, la finanziaria della Regione Liguria. Approdato a Roma, lascia la poltrona. Alla presidenza della Filse arriva Biglia, sostenuto, però, da Giovanni Paladini e dall’Idv. Biglia pare stimato da dipietristi e leghisti, tanto che ottiene una consulenza («gratuita», assicura lui) dal ministro Roberto Calderoli per il piano casa. Niente di illegale, ma abbastanza perché a Genova si parli dell’Idv. Ancora una volta.
Savona, la provincia dell’impero
Se nel capoluogo ligure la vita dell’Idv è movimentata, certo non è tranquilla neppure in provincia. A Savona la procura ha aperto da qualche mese un’inchiesta sul crack della passata gestione del Savona Calcio. Nelle indagini si è scoperto che Giovanni Paladini è uno dei politici (l’altro è il sindaco di Savona, Federico Berruti, Pd) che promisero sponsor e sostegno ad Andrea Pesce, il manager genovese che tre anni fa rilevò la squadra diventandone presidente e ottenendo subito una promozione di categoria. Era periodo di campagna elettorale per le amministrative del 2010. Poi Elisa Di Padova (Idv), l’ex addetta stampa del Savona Calcio, è diventata assessore alle Politiche giovanili. Ma delle promesse di sponsorizzazione Pesce non ne seppe più nulla. In compenso nessuno lo aiutò a superare le difficoltà incontrate. Oggi è indagato, ma l’inchiesta del procuratore capo Francantonio Granero potrebbe riservare delle sorprese (Paladini, Berruti e Di Padova, va detto, non sono indagati). Gli inquirenti tra l’altro vogliono capire i rapporti tra Pesce e la politica e in particolare se ci sia stato, e in quale forma, finanziamento a qualche campagna elettorale.
Insomma, un altro brivido estivo per un’Idv savonese abituata per altro ai coup de théâtre del suo precedente leader, Rosario Tuvè. L’uomo che dopo un passaggio dalla Margherita all’Italia dei valori divenne assessore all’Urbanistica e ammise di essersi comprato un appartamento in un edificio, il nuovo Crescent dell’architetto Bofill, oggetto di accesissime polemiche tra ambientalisti e amministratori. Poi Tuvè è stato condannato a pagare 600 euro per uno dei virus ricorrenti della politica: le firme false per le liste elettorali (anche se nel suo caso pare che si trattasse di una sola firma).
Infine una polemica cui i cronisti politici stentavano a credere: Tuvè insorse indignato quando a Savona si decise di ribattezzare una piazza. Non voleva, disse categorico, abitare in una «piazza Rossa». Peccato che non si trattasse di una succursale del Cremlino, ma di una piazza intitolata a Guido Rossa, l’operaio ucciso dalle Brigate Rosse. In quell’occasione anche Di Pietro dovette intervenire.
L’estate scorsa, dopo le ennesime polemiche interne, Tuvè si è dimesso da coordinatore provinciale del partito, ma con un avvertimento: «Sono pronto ad accettare le nuove sfide che mi si presenteranno».
A cena con il pregiudicato
La Liguria è diventata terra di ’ndrangheta. Ormai non ci sono dubbi, con due comuni sciolti nel Ponente per infiltrazioni mafiose (Bordighera e Ventimiglia). «La classe politica, però, sembra non essersi resa conto della gravità dell’emergenza», sottolinea Christian Abbondanza. Sul suo sito (www.casadellalegalita.org) ha messo fotografie che documentano le frequentazioni un po’ distratte di politici e amministratori liguri con personaggi discussi. Nemmeno l’Idv, il partito della legalità, è risparmiato. Eccoci allora nel 2010: Cinzia Damonte è candidata in Regione per l’Idv. Clic, clic, gli scatti della Casa della Legalità la ritraggono a una cena elettorale della comunità calabrese con Onofrio Garcea, pregiudicato, per la finanza «ben inserito negli ambienti della criminalità organizzata». Garcea è attualmente in carcere con una condanna a nove anni per usura e un rinvio a giudizio per appartenenza alla ’ndrangheta. Damonte giura: «Non sapevo». Secondo la miglior tradizione democristiana, il caso Damonte (non eletta alle regionali) viene risolto in silenzio con il mancato rinnovo della tessera da parte della candidata.
La versione di Di Pietro
«L’Idv Liguria?», Antonio Di Pietro è persona cordiale e disponibile con i giornalisti. Ma appena gli fai questa domanda – che ormai ricorre spesso – la voce pare farsi più secca: «So benissimo chi solleva questo caso, sono alcuni ex Idv che forse speravano in qualche posto e non l’hanno avuto». Onorevole scusi, ma non le sembra che l’Italia dei valori sotto la Lanterna sia un’anomalia? «No, mi dica perché». Per esempio avete votato contro l’Imu appena un mese dopo le elezioni… «E allora? Io sono contro l’Imu ovunque, anche al mio paese. Noi, non so se lo avete visto, siamo contro il governo Monti. A Genova non siamo contro il sindaco Doria, che, anzi, ci pare un’ottima persona. Ma invece dell’Imu avremmo preferito la Tobin tax». Ma è soltanto l’ultimo di una lunga serie di casi… «Questa storia dell’Idv ligure proprio non la condivido, mi dica in che cosa sarebbe così anomalo, me lo dica». Beh, voi parlate di difesa dell’ambiente, ma sotto la Lanterna avete proposto e approvato un piano casa che, secondo i Verdi, è tra i peggiori d’Italia. Non le sembra una contraddizione lampante? «Se quel piano &
egrave; passato, vuol dire che la maggioranza l’ha votato, mica è solo nostro. Il centro-sinistra in Liguria ha delle spaccature, ma si preferisce puntare sempre il dito sull’Idv». Veramente sono anni che noi denunciamo la politica del Pd ligure e del centro-sinistra sul mattone. Sono anni che denunciamo le «anomalie» del Pd genovese. Però il piano casa è stato presentato dall’assessore Idv. La firma è la sua. Le sembra normale? «Lei lo ha presentato, ma evidentemente è un atto della maggioranza». Ma perché lo ha presentato, allora, e perché il vostro assessore all’Urbanistica sostiene operazioni immobiliari da centinaia di milioni tanto contestate dalla popolazione e dagli ambientalisti? «Guardi, anch’io ero stato contestato dagli ambientalisti quando ero ministro». Secondo lei, quindi, tutto normale? «Il nostro assessore ha preso delle mazzette? No. E allora non vedo dov’è il problema». Ma non c’è soltanto il problema della mazzette, non crede? «So chi ce l’ha con l’Idv ligure, chi ha dato l’idea di questo articolo. Le solite persone».
(12 ottobre 2012)
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