Marrazzo e Berlusconi, dimissioni subito
Siamo amici di Piero Marrazzo, lo conosciamo da anni e lo abbiamo stimato e lo stimiamo per le campagne civili delle quali è stato protagonista, da giornalista e da amministratore.
Non abbiamo dunque alcun rancore pregresso e non parteciperemo del livore postumo, sport tanto amato dal centro sinistra nelle sue diverse famiglie.
Proprio per queste ragioni avremmo preferito che Marrazzo si dimettesse subito, confessasse l’accaduto, sgomberasse il campo da ogni ambiguità per poter affrontare le altre ambiguità che circondano questa storia.
Per l’ennesima volta il centro sinistra si è fatto prendere in castagna e non ha saputo reagire alla sconcia offensiva scatenata da Gasparri e camerati vari.
Gli inventori dei doli e dei lodi invocano la fustigazione di Marrazzo, dopo aver plaudito ai silenzi del capo, alle bugie nei tribunali e nelle aule parlamentari, alle minacce contro gli istituti di garanzia, alle condanne per corruzione dei più stretti collaboratori del presidente.
Marrazzo si deve dimettere, non abbiamo dubbio, ma vogliamo almeno chiedere le dimissioni di Berlusconi, oppure non si può?
Marrazzo doveva denunciare il tenativo di ricatto, anche su questo non possono esserci dubbi e incertezze, ma chi sono questi 4 carabinieri definiti mele marce dai loro superiori? Chi li ha coperti? Perchè la onorevole Mussolini dichiara che di questi ricatti si sentiva parlare da anni? Siamo proprio sicuri che tra i carabinieri arrestati non ci siano persone premiate per la loro attività professionale proprio dai superiori?
Ci sarà qualche giornalista che oltre a dedicarsi, giustamente e legittimamente, alle biografie delle varie Natalina e Paloma, voglia anche scavare nelle biografie dei quattro carabinieri indicati come una sorta di nuova banda della Magliana?
Per concludere vogliamo rivolgere un cortese cenno di plauso ai tg del polo Raiset che, per una volta a reti unificate, hanno dato grande risalto alle vicende private di un politico.
Di Marrazzo ora sappiamo tutto. Una bella svolta rispetto al passato, quando il direttore del tg1 e i suoi fratelli, con aria sdegnata e schifata, ebbero a spiegare che un giornale serio non può certo abbandonarsi al gossip, al pettegolezzo, alla spazzatura.
Così non è stato per il governatore del Lazio, così è stato invece per l’inchiesta di Bari e per i festini di Palazzo Grazioni e di villa Certosa.
Non abbiamo dubbio alcuno che, dopo la svolta di questi giorni, tutti i tg del polo Raiset non avranno più remore, tratteranno i politici nello stesso modo, non guarderanno in faccia a nessuno, neppure al Presidente del Consiglio che pure è il loro editore di riferimento, o no?
Giuseppe Giulietti
(26 ottobre 2009)
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