MicroMega 8/2011: “A sinistra!” – Il sommario del nuovo numero in edicola e libreria da mercoledì 21 dicembre
ICEBERG 1 – le ragioni della sinistra
Paolo Flores d’Arcais – La sinistra presa sul serio
Eguaglianza e libertà sono le due irrinunciabili bussole di ogni politica che voglia definirsi di sinistra. L’ossimoro del riformismo senza riforme che abbiamo visto all’opera negli ultimi anni le ha del tutto smarrite. Ma i partiti non sono più in grado di farsi interpreti di una vera politica di sinistra. È l’ora dei movimenti, che devono però decidere cosa fare da grandi.
Michael Hardt, Antonio Negri – La sinistra come potenza costituente
Dopo essere stata a lungo la forza del cambiamento, oggi la sinistra sembra sposare solo lotte di conservazione, come quella per la difesa della Costituzione ‘repubblicana e antifascista’. Ma i nostri attuali ordini costituzionali liberal-democratici sono il problema, non la soluzione, come hanno compreso gli indignati spagnoli e il movimento di Occupy Wall Street. Solo un nuovo potere costituente potrà rifondare le ‘ragioni della sinistra’.
Alain Touraine – L’individuo al centro della nuova sinistra
Qual è il posto del lavoro nella vita individuale e collettiva? Da questa domanda la sinistra deve ripartire, mettendo al centro gli individui – con i loro progetti, i loro desideri, le loro preferenze – e non astratte categorie come ‘i lavoratori’. E il lavoro deve essere pensato non più come una necessità, ma come un’occasione di realizzazione personale.
Roberto Esposito – Dalla teologia economica ai beni comuni
La crisi della sinistra è figlia dell’implosione dell’intero ordine politico moderno. Il rapporto fra politica ed economia si è risolto con una schiacciante vittoria della seconda, con l’egemonia di una sorta di ‘teologia economica’: sono i mercati finanziari i veri depositari di quella sovranità non più rintracciabile nelle istituzioni degli Stati nazionali. La sinistra, se vuole vivere, deve fare i conti con questo mutamento epocale.
Edwy Plenel – Questione democratica e questione sociale
La questione democratica in Europa è una questione rivoluzionaria, radicalmente politica, formidabile leva per la questione sociale. Perché pone il nodo centrale dell’uguaglianza: il diritto di avere diritti. E le lotte del mondo arabo lo dimostrano.
Michael Walzer – La sinistra nel qui-ed-ora
Una storia di sconfitte, di un passo in avanti e due indietro. Ma anche di straordinari momenti di insurrezione e di lotta per l’uguaglianza e i diritti. Come a Johnstown, in Pennsylvania, dove un gruppo di lavoratori fondò – durante la Grande Guerra – un sindacato. Questa è la storia, e il destino, della sinistra: una perenne corsa ad ostacoli.
Cinzia Sciuto – Imparare dalle ‘anime belle’
Le forme della partecipazione politica novecentesca – prima fra tutte la ‘sezione di partito’ – attraversano una crisi profonda, forse irreversibile. Colpa della cultura del disimpegno che si è diffusa negli anni del grande riflusso, si dice. E se invece quelli fossero stati anni di ‘semina’? È possibile rintracciare un ‘individualismo virtuoso’ che sia presupposto e veicolo di un diverso discorso sull’emancipazione dell’uomo?
Laurent Joffrin – La sinistra fra Stéphan Hessel e David Crockett
Accanto alla tradizionale distinzione destra/sinistra dovremmo oggi collocare un’altra contrapposizione fondamentale: quella fra popolo ed élite. L’individualismo della società contemporanea ha messo in crisi le forme tradizionali di partecipazione politica e la sinistra è sempre più spesso vista come ‘organica al sistema’. Saprà rinnovarsi?
Tahar Ben Jelloun – Destra, sinistra: concetti superati?
Cosa significa oggi essere di sinistra? Dipende. In Europa significa difendere i servizi pubblici. Nel mondo arabo manifestare contro le dittature correndo il concretissimo rischio di essere uccisi dall’esercito. Ma il ‘nemico’ è sempre lo stesso: la barbarie del liberismo selvaggio.
Emilio Carnevali – In difesa della faziosità
Il governo Monti è stato celebrato da un tripudio di consensi al grido di ‘Finalmente la competenza al potere!’. Ma esistono davvero economisti ‘competenti’? La teoria economica può essere considerata una scienza dura al pari della fisica? I suoi interpeti dispensano ricette ‘neutre’ o influenzate da giudizi di valore? E quale ruolo può avere il punto di vista della sinistra in questo dibattito?
Miguel Benasayag – Ripensare il conflitto
Se vuole davvero avere un futuro, la sinistra deve ricostruire un pensiero del conflitto. Non più conflitto di classe, ma conflitto ‘multiplo’, tra istanze e settori diversi della società. I movimenti della società civile lo hanno già capito, alla sinistra sta ora raccoglierne le lotte.
Jean-Luc Nancy – Uscire dallo sgomento
A 220 anni di distanza dalla sua nascita, la dicotomia destra/sinistra continua a ispirare il lessico politico contemporaneo, e non mancano le ragioni perché sia così. Eppure sembra che oggi la sinistra sia dominata dai sentimenti dello ‘sconforto’ e dello ‘sgomento’. Come può tornare ad essere un punto di vista utile e vitale sull’uomo e sul mondo? Solo dichiarando: “Noi siamo qui, il mondo è qui, non esiste altro dato che questa spazialità del ‘noi siamo’’’.
DIALOGO
Marco Revelli / Giorgio Cremaschi – Baciare il ‘rospo’?
Se la gioia per la caduta politica di Berlusconi ha messo tutti d’accordo a sinistra, la nascita del governo Monti ha riaperto un vivace e appassionato dibattito: è giusto sostenere il governo del professore bocconiano? L’evidente discontinuità sul piano ‘estetico’ e dello stile istituzionale incarnata dal nuovo esecutivo va vista come un salutare ritorno alla normalità? Oppure nasconde l’eterno pericolo di un potere dal volto più presentabile ma identico nella sostanza?
ICEBERG 2 – indignamoci!
Federico Rampini / Kalle Lasn – ‘Occupy Wall Street’ diventa un partito?
‘Quella tra democratici e repubblicani è una falsa scelta, un po’ come quella tra Coca Cola e Pepsi’. Il fondatore di Adbusters, la rivista che ha battezzato il movimento Occupy Wall Street e che continua ad esserne un punto di riferimento, fa un bilancio di questi mesi in piazza e una previsione:
da questo movimento verrà fuori un terzo partito, capace di raccogliere gli scontenti sia tra i democratici che tra i repubblicani.
Benjamin Kunkel, Charles Petersen, Marco Roth – Novantanove per cento
La storia dei movimenti di contestazione è di norma storia di minoranze. Ma ‘una volta mitigate le ingiustizie specifiche contro le minoranze, l’ingiustizia globale del sistema diventa ancora più evidente’. E per questo il movimento Occupy Wall Street ha lanciato lo slogan ‘Siamo il 99 per cento!’: una maggioranza fatta di persone molto diverse tra loro, che condividono però lo stesso destino di precarietà. E che stanno creando una nuova coscienza di classe.
Fernando Savater – Le contraddizioni degli indignados
Un movimento che a partire dalla Puerta del Sol di Madrid ha animato la Spagna e attratto l’attenzione del mondo inveendo contro la crisi economica e la classe politica. Ma i motti ‘Non ci rappresentano’ e ‘Democrazia reale’ celano grossi limiti di analisi e di comprensione della società. L’invito di Hessel a indignarsi non è sufficiente per un efficace cambiamento.
Zygmunt Bauman in conversazione con Giuliano Battiston – Lo spettro dell’indignazione
Con la fine della società ‘solida’ dei produttori e in piena società ‘liquida’ dei consumatori, anche i movimenti di contestazione si sono ‘liquefatti’, come dimostrano i ‘diffusi, confusi e disorientati’ movimenti degli indignati e di Occupy Wall Street. L’analisi di uno dei maggiori sociologi contemporanei.
TAVOLA ROTONDA
Francesca Comencini / Luca Casarini / Alberto Perino – Movimenti e ‘governo tecnico’
Una delle promotrici di ‘Se non ora, quando?’, un leader no global e uno degli animatori dei No Tav in Val Susa: un confronto di ‘movimento’ sulle prospettive e sui possibili scenari del governo Monti. Senza trascurare il nodo della rappresentanza e la preoccupazione per il berlusconismo imperante nella società.
LABIRINTO
Valerio Gigante – Enzo Mazzi: il Vangelo preso sul serio
È morto lo scorso 22 ottobre Enzo Mazzi, uno dei testimoni più limpidi della Chiesa post-conciliare. L’esperienza dell’Isolotto di Firenze – di cui è stato animatore dalla fine degli anni Sessanta – rappresenta un esempio concreto di cosa significa vivere il Vangelo oltre – talvolta contro – gli schemi imposti dalla gerarchia ecclesiastica. Ecco perché ripercorrendo la vita di questo prete coraggioso è possibile scorgere la proposta di un ‘nuovo modo di essere Chiesa’, oggi più necessario che mai.
Sergio Luzzatto – Degnatevi! Manzoni e l’antropologia degli italiani
C’è una parola che negli ultimi tempi ha avuto un successo planetario: indignazione. Grazie al pamphlet di Hessel, essa è diventata lo slogan dei movimenti di tutto il mondo ed è al centro del dibattito politico e culturale. Un termine che descrive un atteggiamento esattamente opposto a quello indicato da un’altra parola, ormai desueta, ‘degnazione’. L’una è la parola d’ordine di fra Cristoforo, ammirato ma da ultimo perdente, l’altra quella di don Abbondio, disprezzato ma destinato alla vittoria.
Pierfranco Pellizzetti – La sinistra berluschina
I ‘sinistri liberisti’ (con le loro ricette da tatcherismo mite), i ‘cinici imprenditori di se stessi’ (con i loro volgari status symbol) e i ‘berluschini under 40’ (con il loro giovanilismo neodemocristiano): ecco i ‘tipi umani’ che caratterizzano la classe dirigente dell’attuale sinistra italiana. Personalità che non rappresentano una reale alternativa ‘etica’ ed ‘estetica’ – prima ancora che politica – al tormentato ventennio berlusconiano.
Guido Caldiron – Riot (la rivolta ai tempi della crisi)
Londra, Parigi, Atene, Roma, Los Angeles, Malmö. Violenze di piazza e rivolte che appaiono lontane anni luce ma forse parlano uno stesso linguaggio, perché rappresentano i diversi volti assunti dal disagio sociale in questa ‘età della crisi’. E – in assenza della politica – si rischia che il riot diventi la forma privilegiata dagli emarginati della società.
Luciano Gallino – Olivetti, capitalista democratico
Ormai da qualche decennio siamo stati abituati a pensare – indottrinati da ‘maestri’ del liberismo come Milton Friedman e dalle varie traduzioni pratico-divulgative del suo pensiero – che l’unica responsabilità sociale dell’impresa sia quella di fare buoni affari (per gli azionisti). Ma esiste un modo diverso di produrre, fondato sul riconoscimento della dignità del lavoro, sull’investimento nell’innovazione, sulla valorizzazione del territorio: è il modello della Olivetti, una lezione industriale niente affatto superata nel tempo della competizione globale.
SCHERZO
Alessandro Robecchi – L’ipnosi permanente
Dopo quasi vent’anni di ipnosi collettiva, al tramonto di Berlusconi si pose il problema di come svegliare gli italiani senza provocare in loro gravi traumi. E, forse per non fare i conti con la propria storia, l’unico modo che l’Italia trovò fu una nuova ipnosi collettiva…
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