Nè con la Carfagna, nè con i casalesi

Luigi De Magistris

, da luigidemagistris.it

Dopo il compagno Fini, adesso la compagna Carfagna. C’è qualcosa di contorto nella vita politica italiana, diciamo anche una sindrome della dimenticanza, uno smarrimento della memoria soprattutto a breve termine. Capita quindi di dover osservare, un pò confusi, l’imporsi di nuove forme di idolatria, la nascita di miti last minute celebrati dai media e dallo stesso centrosinistra. Quest’ultimo forse un pò smarrito rispetto alla realtà del paese da cui ha divorziato da tempo e a cui deve ricongiungersi, come sfida ultima per riconnettersi col suo popolo e guadagnarsi una prospettiva di vita.

Questa idolatria, questa miticizzazione a buon mercato fa troppi sconti ai suoi beneficiari. Ieri coinvolgeva Fini, fulminato sulla via della legalità, e oggi riguarda la ministra (quasi ex?) Carfagna, ravveduta rispetto alla natura di un Pdl tutto cricche e opacità, dove l’agibilità del confronto resta impossibile. Sia ben chiaro: ben venga ogni ravvedimento, anche se un pò tardivo, ma niente saldi storico-politici rispetto ad un passato che, nel primo caso, è durato 16 anni, trascorsi nell’appoggio a Berlusconi e al suo piano di distruzione della democrazia.

Oggi la Carfagna scopre che il Pdl è in mano ai Verdini, Dell’Utri e Cosentino, parla di cricche e bande di potere, denuncia affarismo e collusione, reclama il ruolo di paladina della legalità, pone il tema della questione Campania. Buon giorno ministro! Forse onesta in questa offensiva interna, culminata nelle annunciate dimissioni dal dicastero e dal parlamento, forse anche no. Magari perchè impegnata mani e piedi in una battaglia personale per il controllo della Campania e di Salerno in particolare, magari con gli occhi puntati sulla poltrona di primo cittadino di Napoli alle prossime amministrative, e perciò rea di aver pestato i piedi al coordinatore e ras locale Cosentino.

Cosentino, il coordinatore del PdL campano, indagato per camorra e oggetto di ordinanza di custodia cautelare da parte del gip di Napoli, quindi costretto a dimettersi da sottosegretario e ad accettare la candidatura vincente del governatore Caldoro. Cosentino e l’Eco4, Cosentino e i rapporti con la camorra per il controllo dello smaltimento dei rifiuti, secondo quanto denunciato dal pentito Vassallo. Cosentino interessato a garantire ai suoi luogotenenti locali – presidente della Provincia di Salerno Cirielli e della provincia di Napoli Cesaro – la gestione della realizzazione dei termovalorizzatori di Napoli, Salerno e Giugliano. Investimento calcolato: 150milioni di euro.

Il caso nasce nell’ultimo Cdm col decreto legge in materia. Carfagna dice no, dice che si rischia la trasparenza e l’illegalità nel lasciare l’affare in mano ai ‘casalesi’, cioè coloro che provengono da Casal di Principe, cioè i cosentiniani. A tempo record, ecco che questi stessi vanno direttamente da Berlusconi a ricordargli chi comanda e controlla il consenso in quelle terre: i termovalorizzatori – è il diktat – li devono realizzare i presidenti della Provincia di Salerno e Napoli. La ministra non ci sta e rompe.

Rispetto a questo quadro sconfortante, l’osservazione da fare è semplice: la società civile sana non vuole schierarsi nè con la Carfagna (che comunque spinge sul fronte degli inceneritori) nè con i casalesi (che gli inceneritori li considerano forziere di arricchimento). Vuole politiche ecosostenibili (differenziata, compostaggio, trattamento a freddo) e legalità. Perchè costringerla a scegliere fra distruzione della salute e dell’ambiente in versione legale oppure opaca/illecita, rappresentate rispettivamente dai Caldoro, Carfagna, De Luca (sindaco di Salerno del Pd) e Bocchino, da una parte, e i casalesi dall’altra?

La lotta per il termovalorizzatore dal volto buono, portata avanti dalla Carfagna, rompe con la tradizione dei ‘casalesi’ in politica ma non fa progredire la battaglia per l’ambiente e per la legalità, quella battaglia vantaggiosa anche economicamente, perchè consentirebbe di sbloccare i fondi europei sospesi per l’inadempienza del nostro paese alle direttive Ue in materia di rifiuti. Si chiama progresso e civiltà, ecosostenibilità e legalità. Si chiamano idee che devono marciare insieme.

(23 novembre 2010)

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