Nessuno si senta assolto
di Luca Sofri
Ci sono due errori nelle considerazioni di Paolo Flores d’Arcais. Il primo è strano da parte di un navigato frequentatore dei giornali come lui: ed è il suo fondare un ragionamento sulle chiacchiere delle pagine politiche, che soprattutto in questi tre mesi di pre congresso del PD ospiteranno tutto e il contrario di tutto, dettando la linea loro stesse alla politica.
Io invece non credo abbia alcun senso dibattere dell’ipotesi che "Debora Serracchiani sarà uno dei notabili di Franceschini", perché al momento non risulta nulla del genere. E partecipare alla bolla delle speculazioni balneari mi pare complice del peggio della politica italiana, oltre che tempo perso. Solo tre giorni fa pareva che il nuovo leader del PD dovesse essere Nicola Zingaretti, per fare un esempio qualunque. Poi lui si è chiamato fuori, e via a parlare d’altro. Vedrete che tra un mese o due risalterà fuori Zingaretti.
L’altro errore non è di metodo, ma di merito. Ed è l’uso strumentale e retorico del termine "cooptazione", buono ormai per lo svilimento di qualunque valorizzazione. Invece la cooptazione è semplicemente il meccanismo attraverso cui funzionano gruppi e istituzioni efficienti, siano privati o pubblici. I ministri della Repubblica, per fare l’esempio più ovvio, lo divengono per cooptazione: e lo sancisce la Costituzione. Lo stesso vale per gli assessori, i giornalisti, i calciatori, gi operai, i manager, e tutti i ruoli non elettivi o concorsuali. Lo stesso Paolo Flores d’Arcais sarà stato di certo cooptato da qualcuno nella storia delle sue appartenenze politiche o delle sue collaborazioni giornalistiche.
Il punto sono piuttosto i criteri della cooptazione, e di questo dovremmo più assennatamente parlare: che sono spesso tuttaltro che meritocratici o legati alle competenze e credibilità. Ma i centotrentamila voti raccolti da Debora Serracchiani alle europee difficilmente possono essere trascurati da chi abbia il dovere di investire su forze nuove e credibili nel PD. Se non venisse cooptata lei, sarebbe una spettacolare dimostrazione di cecità nei confronti di un’opportunità e del desiderio degli elettori.
Ma fatte queste due rilevanti obiezioni, sulle conclusioni di Flores D’Arcais siamo d’accordo in molti: cambiare il gruppo dirigente del PD, cercare di costruire un’alternativa per le primarie, e magari di costruire un’alternativa anche alla politica di sinistra di questi anni, che si è rivelata assai perdente, e nessuno si senta assolto.
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