No B. Day, Londra diventa viola per un giorno e chiede: Dump Berlusconi!
di Ilaria Donatio
Londra. Lei trentasei anni, insegnante, vive a Londra da nove. Lui, trentuno, dottorando in Fisica, da tre anni all’Università di Bristol, nell’Inghilterra sud-occidentale. Sono italiani Tiziana Troina e Luca Marseglia e fanno parte del popolo viola emigrato all’estero. ‘Blogger democratici’, come si definiscono gli organizzatori del No Berlusconi Day, la manifestazione che si è svolta contemporaneamente a Roma e in altre 45 città del mondo, il 5 dicembre scorso. A Londra, il comitato base è costituito da nove persone: stessa ‘macchina da guerra’ romana perché è la Rete il vero luogo di aggregazione, e nella Rete le distanze non contano e si possono fare miracoli.
Il ‘miracolo’ del No B. Day inglese parte da Eaton Place, vicino al consolato italiano, a South Kensigton, nel cuore del West End londinese. Quattrocento persone in tutto, con picchi di 600, come assicurano le forze dell’ordine presenti, una piccola folla, italiana e non, di tutte le età (molti i nonni con nipotini al seguito), tutti uniti da quell’unica prospettiva di cambiamento, “Dump Berlusconi”, “Mollatelo”!
A Londra, abbiamo chiesto a Tiziana e Luca le ragioni del loro impegno, un ‘sacrificio’ particolarissimo, come lo definiscono questi giovani connazionali, condito con molta passione. “Sono letteralmente fuggito dall’Italia”, racconta Luca, “ho rifiutato un dottorato dopo un’esperienza universitaria di 3 anni, e avendone vinto anche uno qui in Inghilterra, ho accettato quello di Bristol. Non volevo più essere la merce di scambio, perché questo sei in Italia, tra i diversi potentati universitari: un sistema fallimentare, dove vince, spesso, il nepotismo”. Per Tiziana, specializzata in diritto ed economia, si tratta di un progetto di vita: ha sposato un inglese, con lui ha tre figli e fa la mamma a tempo quasi pieno, quando non insegna yoga e non coltiva l’altra sua passione, la fotografia.
MM: Cosa vuol dire, oggi, chiedere le dimissioni di Berlusconi?
LM: Sapere che non le otterremo mai e, tuttavia, voler promuovere un cambiamento, costruire una coscienza collettiva che punti a cambiare il sistema dal basso. L’obiettivo reale del No Berlusconi Day, dunque, è quello di creare un gruppo di persone prive di agganci politici che mettano in moto tutto questo.
TT: Lo scenario che vediamo è la costituzione di una democrazia vera e diversa, tramite una nuova piattaforma politica e non partitica.
MM: L’Italia è ‘un paese per vecchi’, per citare al contrario il titolo di una pellicola di qualche anno fa dei fratelli Coen: una percentuale molto piccola di noi naviga sul web mentre la maggioranza preferisce i vecchi media. Sicuri che sia una ‘rivoluzione’ possibile la vostra?
TT: Il web è solo il punto di partenza: non potete immaginare quanta gente mi abbia contattata per altre vie, tramite telefono e mail: persone anziane, famiglie, che pur non essendo utenti Facebook, volevano prendere parte alla manifestazione, saperne di più del progetto…
LM: La Francia, ad esempio, sta investendo moltissimi soldi per portare la banda larga in tutte le case. In Italia accade il contrario: temono di non poter governare la Rete, che sia incontrollabile. Da noi non c’è una diffusione capillare del web ma nonostante questo, un milione di persone è sceso in piazza. Questo testimonia che la Rete è comunque percepita per quello che è: l’unica fonte di informazione davvero libera e mi piace pensare all’evento del 5 dicembre come a una sorta di “auditel” del web.
MM: Il popolo viola e la politica: quanti hanno cercato di mettere il ‘cappello’ alla manifestazione, di imbrigliarla in ‘vecchi schemi’ e come siete riusciti a dire: no, grazie! C’è stato e c’è un rischio di manipolazione? Quanti ‘riciclati’ e ‘turisti’ della politica vi avvicinano?
LM: Gli ‘sciacalli’ esisteranno sempre: basta avere, dalla tua parte, pochi punti fermi e rispettarli rigorosamente. Tanto te ne accorgi subito! Quanto ai politici che ci hanno avvicinato, ci sono stati diversi tentativi, soprattutto da parte di forze politiche e di soggetti a cui ci sentiamo, a dire il vero, anche molto vicini per cultura politica. Ed è stato, dunque, tanto più difficile dire no: per noi è stato illuminante il racconto che Alessandro Tuffu e Franz Mannino, i fondatori-promotori dell’evento (che lo hanno ideato ed organizzato) ci hanno fatto. Sia Antonio Di Pietro che Beppe Grillo hanno chiesto di intervenire dal palco: è stato difficile dire no ma necessario, perché la manifestazione doveva restare della società civile, una manifestazione della gente, anche a prezzo di rinunciare (potenzialmente) a po’ di giornalisti in più. Dunque, anche a chi (un esponente dell’Italia dei valori), a Londra, ci ha chiesto di intervenire, abbiamo risposto: non possiamo permetterci di approfittare della sua presenza, perché verrebbe strumentalizzata.
MM: Evochiamo uno scenario improbabile: se Berlusconi domani si dimettesse, quale sarebbe per voi un’alternativa valida?
LM: Siamo noi l’alternativa! Il punto non è se cade o meno Berlusconi.
Se il presidente del Consiglio si dimettesse, oppure, come è probabile che accada in futuro, partisse per Panama e non si facesse più vedere, un’alternativa più ‘presentabile’ sarebbe anche peggio di Berlusconi stesso. Perché privo di quella fascinazione e di quel simbolismo che ha catturato intere fasce della popolazione ma tanto più subdolo. Noi non diremmo mai: votate per Bersani! Oppure: votate per Franceschini! È il sistema ad essere sbagliato e spunterà sempre, prima o poi, qualcuno che ne approfitterà come ha fatto Berlusconi. L’unico modo per cambiare questo sistema è ricostruire una classe politica nuova. Per noi, l’attuale leader del Pd, Bersani, si è comportato esattamente come un esponente del Pdl.
TT: Noi non abbiamo mire politiche, facciamo un altro mestiere, certe logiche non ci appartengono e siamo sinceramente preoccupati per il nostro paese, senza alcun tornaconto.
MM: Ditemi due indicatori presenti in Gran Bretagna e assenti in Italia che diano la misura del senso civico e della consapevolezza politica. Cos’hanno gli inglesi, secondo voi che noi non abbiamo?
LM: Libertà di informazione e di espressione, e un diverso rapporto di corrispondenza tra pubblico e privato, verità e menzogna. Berlusconi qui non sarebbe durato più di dieci minuti. Se in Inghilterra un politico dice qualcosa, di quel qualcosa gli viene chiesto conto. Se in Italia, un politico mente, il popolo lo sa ma non fa e non può fare nulla. Nel Regno Unito, i cittadini si incazzano perchè, prima, è la Bbc che si incazza. Ecco, credo che qui il ‘segreto’ sia un forte bilanciamento di poteri, quello politico e quello mediatico.
MM: Come guardate all’Italia?
LM: Per me ci sono due Italie: la prima, una minoranza che però gestisce una grossa fetta di potere economico e sociale, è l’Italia connivente e non possiamo raggiungerla. La seconda è quella lobotomizzata, che non sa dove andare, anche perché non vede un’alternativa a Berlusconi (e infatti non c’è): ecco, noi possiamo avvicinare questa seconda Italia.
TT: Credo che in Italia ci si senta sudditi e non cittadini: la
classe politica, in fondo, è specchio della società. Una classe dirigente che va avanti per merito, corrisponde a una società che avanza perché si rifà a criteri meritocratici. In Italia non funziona così.
LM: Un’ultima cosa. Sa cosa mi spinge ad andare avanti? Il senso di responsabilità. Un giorno i nostri figli, i nostri nipoti, ci chiederanno conto e noi dobbiamo poter rispondere: abbiamo fatto questo.
(10 dicembre 2009)
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