Non fermerete la speranza

Roberto Iovino

, Rete della conoscenza

Non fermerete la nostra speranza. Lo diciamo ai politici con la bava alla bocca che non vedono l’ora che ci scappi il morto, lo diciamo ad uno Stato che non riesce a fare altro che barricarsi nei palazzo vuoti di senso di una democrazia spuprata dalla violenza di chi compra la fiducia a suon di quattrini. Lo diciamo ai vecchi e nuovi profeti che vogliono ricondurre le mastodontiche manifestazioni degli ultimi mesi ad un problema di ordine pubblico. Lo diciamo ad una società, la nostra, che troppe volte si fa atrofizzare il cervello dalla tivvù di regime, sempre pronta a creare il “nemico pubblico”.

La nostra speranza è la vostra speranza. Per questo tornare nelle piazze, dimostrare di essere realmente forti, di essere pronti a vincere è l’obiettivo irrinunciabile che ci siamo posti e sui cui non siamo disposti a cedere di un passo. Nemmeno uno. Noi possiamo vincere. Possiamo vincere le paura di una generazione umiliata e offesa, a cui hanno rubato il futuro ma non la dignità. Noi possiamo vincere, perchè riprendersi il futuro non è un obiettivo di immaginario ma è la nostra battaglia per il presente. La precarietà a cui ci condannano è lo strumento di controllo sociale che abbiamo deciso di sovvertire, a cui ci siamo dichiarati indisponibili.

In questo senso la nostra lotta va ben oltre l’approvazione del ddl Gelmini, va ben oltre i singoli ma disastrosi provvedimenti su scuola e università, la nostra è una lotta di che vuole ricostruire un paese sommerso dalle sue rovine in ambito democratico, sociale e civile. E’ questa la vera crisi. La crisi oltre che economica è di sistema, ora sta a noi traghettare la barca verso il “nuovo mondo” o soccombere sotto l’onda d’urto dello tsunami di un potere che esercita violenza e sopraffazione. La crisi è rappresentata dai palazzi, dalle zone rosse, dallo scollamento totale tra politica decisionale e società reale, dall’abisso dicotomico in cui versa la società occidentale divisa tra la sofferenza di tanti e l’avarizia di pochi.

Che fine ha fatto la democrazia? Gli unici interlocutori che il nostro movimento ha avuto negli ultimi mesi sono stati i blindati a difesa dei palazzi. Di quale democrazia stiamo parlando se l’unica risposta del ministro Gelmini è stata la criminalizzazione di un’intera generazione? E’ democrazia quella rappresentata dal voto di fiducia del 14 dicembre in parlamento? E’ democrazia quella che va in scena tutte le sere nei talk show e che ci vuole tutti spettatori inermi del teatrino volgare e feroce della politica?

Queste sono tutte domande che rindondano nei corridoi di scuola e università. Sono le domande di una generazione intera che si confronto (e si scontra!) con il dramma sociale che ha ereditato: il lavoro nero, lo sfruttamento, la precarietà che impedisce di progettare tutta la vita che abbiamo davanti, che ti rende schiavo e ricattabile, che ti impone di vendere le tue braccia e la tua mente al miglior offerente.

E allora signori dello share mediatico/politico, si possono avere delle risposte concrete su questi temi? Invece di riempire i giornali sulle putride eredità di buoni e cattivi “maestri” degli anni settanta, sul nuovo pericolo terroristico che avanza, perchè non parliamo delle responsabilità di chi da vent’anni tiene in ostaggio questo paese? Ogni giorno in più che passate sullo scanno parlamentare divenite sempre più complici di questo sfascio. E’ antipolitica la nostra? La differenza è proprio questa, noi in tre mesi questo paese l’abbiamo riempito di politica “vera”, voi sono anni che lo svuotate.
Per noi è solo l’inizio, per voi è l’inizio della fine.

(22 dicembre 2010)

Condividi Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.