Notizie da Roma

MicroMega

di Valerio Magrelli

Durante una bella serata sul Tevere, nei furibondi giorni di Noemi e D’Addario, veline e candidate, volevo spiegare a un amico i miei progetti per un corso universitario sulla poesia francese del sedicesimo secolo. “Dovresti pensare di più al presente”, mi ha risposto con aria sbrigativa. Io non gli ho dato retta e ho insistito, spiegandogli che il poeta francese Joachim du Bellay arrivò a Roma nel giugno 1553, e vi restò vari anni, nei quali pubblicò le raccolte I Rimpianti e Le antichità.

Roma, la Grande Prostituta, la Babilonia maledetta dai luterani, si rivelò all’altezza delle aspettative. Certo, come ha notato François Rudaut, la società che ruotava intorno al papa apparve a du Bellay caratterizzata da un’estrema mobilità: mobilità del denaro (usura e capitalismo), mobilità delle condizioni sociali (con repentine ascese di persone assai equivoche), mobilità delle donne (specie attraverso la figura delle cortigiane). Ma per le strade era il caos, e il numero di briganti, accattoni, prostitute, superava di gran lunga quello di qualsiasi altra città europea.

In questo mondo dominato dagli affari e dalla corruzione, du Bellay restò particolarmente impressionato dalla spregiudicatezza del Santo Padre, ovvero Giulio III. Infatti, la disinvoltura di costui si spinse al punto di nominare cardinale un suo favorito, tale Innocenzo, appena diciassettenne. Lo scandalo fu enorme, anche perché il ragazzo, prima della fortunata relazione, era uso esibirsi sulle piazze come ammaestratore di scimmie. La stampa di tutta Europa si scatenò, e in ricordo degli umili trascorsi coniò il soprannome di “Cardinale Simia”.

Come reagiva il nostro scrittore d’Oltralpe, di fronte al degrado dei costumi romani? E’ presto detto, e in forma di sonetto:

Vedere favorito del Re un buon cortigiano,
un povero cadetto recare al collo l’ordine,
gente da poco giungere a tante illustri cariche,
non è cosa, Morel, di cui fare gran festa.

Ma vedere un bambino, una bestia, un birbante,
un furfante, un poltrone, diventar Cardinale,
e, per aver saputo addestrare una scimmia,
vedere un Ganimede col rosso sulla testa

[…]

Morel, tali miracoli si fanno solo a Roma.

“Morel, tali miracoli si fanno solo a Roma”… Du Bellay, tuttavia, non era solo a rispondere per le rime, e non era neanche il più feroce detrattore del sommo pontefice, se solo si pensa a che cosa compose, sopra lo stesso tema, Olivier de Magny:

Pascal, io vedo tanti cortigiani romani
fare ogni dì bisboccia e feste mascherate,
giostre, rinfreschi e mille altri tipi di spese,
o per loro piacere o per delle puttane.

Io vedo un Ganimede tenere fra le mani
il potere di dare mille uffici e dispense,
ogni sorta di bolle, d’indulti ed indulgenze,
e fare impunemente mille atti inumani.

Vedo quest’Innocenzo, che un tempo mendicava,
per aver bravamente giostrato col didietro
vivere adesso al rango dei grandi semi-dei.

E vedo il vizio infetto che ammazza le virtù,
vedo regnar l’invidia, e l’odioso orgoglio,
ed ecco, mio Pascal, le notizie da Roma.

“Ed ecco, mio Pascal, le notizie da Roma”… Più chiaro di così! Cariche pubbliche e religiose (ossia la stessa cosa), in cambio di servizi sessuali: ovvio che uno straniero restasse stupefatto. Che idea poteva farsi dei costumi dell’Urbe, un osservatore ancora legato a polverose idee di valori morali?

Insomma, c’è poco da discutere: con un programma del genere, l’anno accademico si preannuncia piuttosto promettente. Il mio amico, però, ha continuato a rimproverarmi: “Invece di perdere tempo con i poeti francesi del Cinquecento, dovresti pensare di più al nostro presente”. In effetti ha ragione. A che serve attardarsi sulla letteratura, quando la cronaca ferve?

(26 giugno 2009)



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.