Paolo Flores d’Arcais risponde a “Comunione e Liberazione”

MicroMega

Nel settimanale di Comunione e Liberazione “Tempi” Luigi Amicone pone quattro “domande polemiche” al direttore di MicroMega, a 25 anni dalla nascita della rivista. Ecco il testo integrale di domande e risposte (compreso il “cappello” di “Tempi” più berlusconiano che mai).

L’ITALIA CHE HA IN MENTE MICROMEGA

Intervista a Paolo Flores d’Arcais di Luigi Amicone, da "Tempi", 16 marzo 2011

ll Fatto quotidiano è acqua Fresca al paragone di MicroMega. E Travaglio, penna meno sanguigna ma più dannunziana di quella dell’amico Flores, era ancora nella culla quando il fondatore e direttore del mensile romano sparava a palle incatenate contro la “corruzione italiana”. In realtà la rivista sarebbe di ispirazione illuminista (MicroMega è infatti il personaggio di una parabola filosofica di Voltaire), però, anche se Flores nega, il turbogiustizialismo spalmato a 360 gradi, dalla politica alla religione, le dà un tono tutto suo.
Per restare alla sola politica, è dal 1994 che insegue il “male” incarnato da Silvio Berlusconi. E fa da piattaforma culturale e militante a ogni “popolo” – sia esso fax, viola, vescovo (monsignor Raffaele Nogaro), prete (don Walter Fiocchi), sanraffaelino (Roberta De Monticelli) – che senta la necessità che la parabola berlusconiana finisca sotto un lancio di monetine (e «in galera!»).
Insomma, MicroMega si distingue per la sua capacità di creare eventi, mobilitazione, piazza contro il famoso B. (ma Antonio Di Pietro è caduto sotto il fuoco amico). E benché nel 2000 Flores abbia avuto l’onore di misurarsi in un pubblico dibattito capitolino con l’allora cardinale Joseph Ratzinger (tema: “Dio esiste?”), da quando Ratzinger è diventato Benedetto XVI, neanche a lui la rivista ha risparmiato critiche feroci e anche pittoresche («papa oscurantista», «chiesa simoniaca», «Cei incompatibile con la democrazia liberale»). MicroMega compie 25 anni giusto in questo marzo.
Stappiamo un immaginario spumantino e domandiamo a Paolo Flores D’Arcais qual è il crisma della sua creatura e perché si è dato una certa missione.

Tu e Giorgio Ruffolo siete due ex socialisti. Avete fondato insieme MicroMega nel 1986. Ruffolo poi è andato da una parte, tu da un’altra, verso una direzione che forse non è esagerato definire come ferrignamente giacobina. Cosa ha scatenato e mantiene in te questa urgenza – che noi definiamo “giustizialista”, mentre tu, forse, la chiameresti di “giustizia e libertà” – che è diventata, almeno così sembra, l’ideale, l’opera, il compito di tutta una vita?

Non sono mai stato iscritto al Psi. Dirigevo il “Centro culturale Mondoperaio” da indipendente, quando Craxi era alleato di Lombardi e Giolitti, e il riferimento ideologico era Norberto Bobbio. Appena annunciò di voler tornare al governo scrissi per l’Europeo “Il Psi dal progetto alle poltrone”, e fui licenziato. Non sono mai stato giacobino, a Robespierre ho sempre preferito i coniugi Desmoulins. E soprattutto Jefferson e Madison. I giacobini pensavano che a una maggioranza elettorale fosse consentito tutto, Jefferson e Madison erano per il “governo limitato” e l’autonomia della magistratura. Sono sempre stato rigorosamente garantista: il più potente dei cittadini e il più emarginato degli immigrati devono essere trattati con le stesse garanzie e la stessa severità. Se questo è “giustizialismo”, lo dovrebbero praticare tutte le persone civili.

Lasciamo stare Roberto Saviano e i suoi decaloghi, però la domanda si pone: quale senso e scopo per la propria esistenza persegue una persona impegnata in un modo così radicale, diuturno e militante a “fare pulizia”?

La mia esistenza non è affatto impegnata a “fare pulizia”. Sul piano pubblico è impegnata a un compito che dovrebbe essere ovvio per ogni italiano: realizzare la Costituzione. Il che significa anche modificarla in quei pochissimi articoli che confliggono con i suoi valori fondamentali. In primo luogo lo sciagurato art. 7, che andrebbe sostituito dal “muro di separazione” tra Stato e Chiesa teorizzato da Jefferson (e dal moderatissimo Cavour!). Sul piano privato è altrettanto ricca di “senso e scopo”, ma non riguarda né lo Stato né la Chiesa (benché, totalitariamente, vogliano ora decidere anche sulla nostra vita, dal concepimento alla fine).

Quali sarebbero i caratteri fondamentali dell’Italia che ha in mente MicroMega?

Quella immaginata dai combattenti della Resistenza, e che nelle Lettere dei condannati a morte della Resistenza ha il suo monumento e testamento etico-politico.
Indignatevi!, del resistente gollista Stéphane Hessel, è l’esempio di come anche la destra dovrebbe convenire su quei valori comuni. Che nell’Italia di oggi, ridotta da Berlusconi e dai suoi accoliti a macerie, significa: “implementare” la legge del 1957 sul conflitto di interessi; togliere ogni privilegio alla Casta (tranne l’autorizzazione per l’arresto) e smantellarla (una sola camera di cento deputati, incompatibilità con incarichi di governo; due soli mandati; un senato di “difensori civici” composto dai 50 sindaci delle città più grandi e da altri 50 estratti a sorte per un anno, a rotazione); abrogazione delle province; legge antitrust sui media (scegliere a piacere tra quelle in vigore nelle grandi democrazie europee); chiamate esclusivamente per concorso, affidate a commissioni internazionali; salario sociale garantito, salario minimo (mille euro) e conseguente radicale riduzione del precariato; democrazia di fabbrica secondo proposta Fiom; proibizione di condoni edilizi, lotta all’abusivismo, energie rinnovabili, investimenti nei beni culturali; guerra all’evasione fiscale, tasse minori per redditi medi e bassi, molto più alte per redditi alti…

Tra un paio di settimane il ministro Alfano dovrebbe finalmente presentare una prima riforma della giustizia. Immagino che MicroMega sia all’opposizione su tutta la linea. Però i giacobini mai si sono sognati di creare una giustizia autonoma e indipendente. L’Italia è l’unico paese al mondo, mi consta, che ha questo carattere che consente alla magistratura di agire come un corpo separato dal resto dei poteri dello Stato. Sta bene così o se l’ideale politico/tecnico di MicroMega  (a proposito: ce n’è uno?) fosse ministro della Giustizia avrebbe una sua personale agenda di riforme?

«La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere» (Cost. art. 104). È così in tutte le democrazie (non presso i “compagni di merende” di Berlusconi: Putin e Gheddafi). Vanno drasticamente ridotti i tempi dei processi, con una legge sul modello americano per falsa testimonianza e ostruzione di giustizia, eliminando la prescrizione con il rinvio a giudizio e riducendo i casi di ricorso all’Appello e alla Cassazione. Sempre su modello americano il falso in bilancio, l’insider trading e altri crimini da manager. Abrogare tutte le leggi “ad personam” introdotte dal regime. Punire draconianamente intercettazioni e “attenzionamenti” illegali (Pio Pompa, ricordate? Sempre nelle grazie di Berlusconi) e rendere gratuite quelle lega
li (i gestori della telefonia hanno comunque un privilegio pubblico). Razionalizzare le circoscrizioni giudiziarie, riempire tutti i vuoti di organico (magistrati, amministrativi, tecnici), potenziare i mezzi della polizia giudiziaria. Recepire le direttive europee contro la corruzione pubblica. Infine (but not least!): costruire carceri civili. Sono luoghi di detenzione, non di tortura.

(10 marzo 2011)

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