Pd e M5S assieme dicano no al ricatto dello spread

Sergio Cesaratto

Bene ha fatto Bersani a proporre a Grillo una collaborazione, e sconcerta che Grillo abbia smentito i primi segnali di apertura. Insieme dovrebbero battersi contro il ricatto dello spread: in nessun paese al mondo dotato di una banca centrale sovrana accadrebbe un ricatto straniero simile a quello che noi cittadini italiani stiamo subendo.


Come si fa a esercitare il sacrosanto diritto di questo paese di formare un governo e decidere il proprio futuro sotto la spada di Damocle di dover collocare nel frattempo titoli pubblici con gli spread che vengono lasciati impazzire? Bene ha fatto Bersani a proporre a Grillo una soluzione alla siciliana, e sconcerta che Grillo abbia smentito i primi segnali di apertura. Ne potrebbero invece venire fuori cose interessanti per un governo pur a tempo: leggi sul conflitto di interessi e anti-corruzione; riforme istituzionali; lotta all’evasione (altro che ritorno ai contanti di Alfano); segnali di sostegno a scuola e università; no alle grandi opere inutili e altro. Finalmente avevamo sentito da Bersani qualche tono meno dimesso contro l’austerità e quest’Europa. Merito di Grillo avercelo portato.

Quello che subito si dovrebbe denunciare è che non è colpa dei mercati se gli spread impazziscono, ma è dell’Europa che impedisce alla BCE di svolgere il proprio dovere di banca centrale. In nessun paese al mondo dotato di una banca centrale sovrana accadrebbe un ricatto straniero simile a quello che noi cittadini italiani stiamo subendo. Non sorprende, naturalmente, che mentre la stampa spagnola e francese han ben capito i sentimenti anti-austerity del voto (compreso a modo suo di quello per Berlusconi), quella tedesca faccia finta di non capir nulla. Sarebbe doveroso che si faccia arrivare ai tedeschi il chiaro messaggio che questo paese è esausto e che il disegno tedesco di mantenere i propri surplus commerciali e al contempo pretendere un aggiustamento negli altri paesi è folle da ogni punto di vista e che noi lo rifiutiamo. Che comincino a spaventarsi un po’.

Un senso di responsabilità verso il paese è di richiedere ora e subito all’Europa che la BCE riattivi immediatamente il programma di acquisti di titoli pubblici italiani e spagnoli dando un segnale chiaro ai mercati che la banca centrale ritiene l’aumento corrente degli spread ingiustificato. Ogni economista (non tedesco) sa che se la BCE lo dichiara, essa non dovrà comprare nessun titolo: i mercati lo registrano e si adeguano. I tassi li fanno le banche centrali, non i mercati – a meno che li si lasci fare – come ci siamo sperticati di ripetere durante gli scorsi tre anni. L’Europa ci garantisca dunque lo status quo ante rispettando i tempi della nostra democrazia. Se non lo fa è un ricatto inaccettabile alla nostra democrazia.

Siccome, però, non è che lo spread a 350 punti non ci piace mentre la “soglia Monti” (un pro-console europeo di un secolo fa) di 250 punti ci sta bene – è un’assurda enormità – allora vanno rapidamente sostanziati i termini della fine dell’austerità affinché Italia ed Europa abbiano una speranza. Per esempio un impegno della BCE a ridurre i tassi ai livelli pre-crisi (30 punti di spread), l’obiettivo per i paesi europei di stabilizzare i rapporti Debito pubblico/PIL (e non insensate riduzioni in tempo di crisi) e mantenimento di un cambio dell’euro competitivo comincerebbero a dare spazio a crescita, occupazione e giustizia.

Con meno di questo non si possono chiudere positivamente trattative europee. La fine dell’austerità è la linea del Piave, il minimo per non incazzarci sul serio, e tutti sappiamo di ciò di cui parliamo. Si deve agire molto in fretta e chi giocasse al tanto peggio tanto meglio affossando la speranza che dalla presunta ingovernabilità potesse nascere una speranza si prenderà una grande responsabilità. Giocare al nemico interno quando dall’esterno si conduce il paese alla rovina sarebbe esiziale.

(1 marzo 2013)



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