Perché Cancellieri fa incazzare tanto
Alessandro Gilioli
, da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it
Ho letto il post sul caso Cancellieri-Ligresti di Luigi Manconi, uno di cui ho stima ma con cui talvolta non concordo. Infatti non credo che aiutando un singolo si faccia giustizia civile (in base al principio “meglio uno che niente”), così come non credo che si faccia giustizia sociale se un singolo povero vince alla lotteria e diventa ricco.
Forse in questo dibattito manca un pezzo grosso del puzzle. E cioè: perché tanta gente si incazza per l’intervento di un ministro a favore di un’amica di famiglia finita nei guai?
Secondo me buona parte dell’incazzatura (delle sue dimensioni, dico) dipende da quello che è successo in Italia negli ultimi 15 anni.
Per capirci: la nostra ricchezza media – quella del pollo di Trilussa – dopo la crisi è tornata più o meno ai livelli di 15 anni fa, ma non distribuita più allo stesso modo, peraltro già sperequato. Adesso, il 10 per cento più ricco della popolazione possiede il 46 per cento delle ricchezze e il 50 per cento più povero ne possiede meno del dieci meno per cento; nove italiani su dieci stanno peggio di 15 anni fa; i poveri assoluti sono raddoppiati, da 2,4 a 4,8 milioni; il 10 per cento delle famiglie italiane fatica ad arrivare a fine mese.
Si stanno esaurendo i risparmi familiari, ma soprattutto stanno finendo quelli dei padri che aiutano i figli: e siccome siamo l’unico Paese al mondo dove non è Enea a portare sulle spalle Anchise ma viceversa, questo è particolarmente impattante.
Ma siamo soprattutto il Paese che di fronte alla crisi reagisce – quando è in condizioni di farlo – aggrappandosi all’unico welfare che funziona: quello delle conoscenze. Chi conosce qualcuno di ‘altolocato’, cioè, cerca disperatamente di usare questa relazione per far fronte alla catastrofe. Sia un parlamentare, un consigliere regionale, il direttore di una banca, un giornalista decentemente inserito, un prelato con agganci in Vaticano che magari ti rimedia un appartamento della Santa Sede.
Okay, più o meno siamo sempre stati così: ma in una fase di crisi acuta, questa tendenza è stata portata all’estremo, quasi all’impossibile. Chiunque abbia un ruolo anche solo lontanamente di potere – o apparentemente di potere – lo sa, lo sa quante richieste ad personam ogni giorno arrivano, per qualsiasi cosa – e sempre di più.
Insomma, siamo un Paese di figli e figliastri. Diviso tra chi conosce e chi non conosce. In una lotta tra poveri senza quartiere che diventa tanto più feroce quanto più aspra è la crisi.
In questo contesto, chi non conosce è figliastro. Più privo degli altri di diritti sociali e civili.
Tutto quello che è successo dopo è una conseguenza di questo ‘divide’. La rabbia, il populismo, l’astensionismo, le vetrine sfasciate, forse perfino il razzismo, di certo il sentirsi soli e abbandonati.
La Cancelllieri che fa incazzare tanto è solo l’ultimo epifenomeno di questa Italia divisa tra figli e figliastri, fra sommersi e salvati.
Ah, alla fine anche per questo, anche per non esasperare questa rabbia piena di ragioni, tra l’altro, la ministra dovrebbe avere la cortesia di togliere il disturbo.
(3 novembre 2013)
MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.