Politica e istituzioni, da noi e negli Usa
Salvatore Bragantini
Sostenere che, una volta regolarmente eletti, i politici siano soggetti solo al giudizio degli elettori, è incompatibile con la democrazia liberale: la lezione degli Stati Uniti.
, Il Corriere della Sera, 14 febbraio 2011
La democrazia, si sa, è il sistema politico peggiore, a parte tutti gli altri. E l’archetipo della democrazia liberale sono gli Usa, con tutti i loro difetti, appunto. Non a caso in quel grande Paese, dopo un’esenzione decennale voluta dalla sciagurata presidenza di G. W. Bush, è tornata in vigore l’imposta di successione, uno dei pochi strumenti che ancora ci ricordano una delle grandi mete delle democrazie liberali, sempre irraggiungibile, ma sempre da perseguire: l’uguaglianza dei punti di partenza.
Nel sito ufficiale del governo Usa c’è una plastica rappresentazione della struttura istituzionale del Paese che dice tutto: l’Executive Branch, il Legislative Branch e il Judiciary Branch figurano sullo stesso piano, senza alcuna subordinazione dell’ultimo agli altri. Eppure Giuseppe Bedeschi (Corriere, 6 febbraio scorso), muovendo dalla qualificazione costituzionale del giudiziario come di un ordine e non un potere, sostiene che una volta ottenuto un consenso legittimo, «il potere politico deve poter svolgere tranquillamente. la propria funzione, che è la più alta nella vita del Paese, fino alla fine del proprio mandato». Senza dover temere azioni di «disturbo» da parte del giudiziario.
L’Italia non è gli Usa, nel bene e nel male: sono diversi gli ordinamenti, diversi i giudici (elettivi, per molti uffici, negli Usa, quindi ancor più esposti a tentazioni politiche), ma diversi anche i politici. Un deputato americano è stato costretto a dimettersi nei giorni scorsi per essersi presentato, su un sito Internet per incontri (Craigslist) come lobbista 39enne divorziato, anziché come parlamentare 46enne sposato. Non è moralismo; in quel singolare Paese chi mente perde la fiducia degli elettori.
L’autorizzazione a procedere, usata nei giusti limiti, garantisce dagli abusi dell’esecutivo, ha ragione Bedeschi; ma cadono le braccia quando assistiamo alla farsa di una maggioranza che finge di credere che l’intervento del presidente del Consiglio sulla Questura milanese volesse evitare guai diplomatici con il presidente d’Egitto, zio della minorenne là trattenuta. Altro che gossip, c’è un uso inammissibile dell’autorità che gli elettori hanno conferito al premier.
Negli Usa quello dell’indipendenza e autonomia dei poteri (anche dagli interessi privati) è principio vivo e attuale: quando a quei principi là abdicano clamorosamente, com’è avvenuto per la disastrosa guerra in Iraq, i parlamentari (e i média) troppo acquiescenti sono poi stati messi sotto accusa dall’opinione pubblica.
E vero, la giustizia in Italia spesso non funziona, è autoreferenziale, non rispetta il dovuto riserbo, non misura bene l’efficienza. Sarebbe bene, al riguardo, far adottare a tutti i metodi di gestione di alcuni uffici efficienti (specie Torino e Bolzano). Quei difetti vanno dunque rimossi, insieme alle pastoie che una classe politica in cerca di immunità ha imposto al lavoro dei magistrati. I nodi veri della giustizia non saranno però sciolti da un governo che vede nella magistratura non un essenziale potere di garanzia della democrazia liberale, bensì il nemico da abbattere. Il problema grande del Paese è la corruzione, pervasiva, che spalanca vasti spazi alla malavita organizzata, non lo strapotere di quei giudici che devono, invece, poterla combattere con l’appoggio dei cittadini.
Sostenere che, una volta regolarmente eletti, i politici siano soggetti solo al giudizio degli elettori, è incompatibile con la democrazia liberale. Tanto più in un Paese nel quale i confini fra potere esecutivo e legislativo sono stati stravolti, e dove non è più tanto il governo ad avere la fiducia delle Camere, quanto le seconde ad essere sottomesse al primo – anche per effetto di quel «porcellum», del quale non si sa quando mai riusciremo a liberarci.
L’ulteriore coincidenza di questo potere politico privo di contrappesi, col potere economico e mediatico – coincidenza che ci affligge da vent’anni – rende vieppiù necessario il controllo e la garanzia del giudiziario. Ordine o potere che lo si voglia chiamare.
(14 febbraio 2011)
| Condividi |
MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.
