Pomigliano, un referendum tra libertà e schiavitù

Paolo Farinella

, prete

Il giorno 22 giugno 2010 bisogna segnarlo nel calendario come uno spartiacque tra libertà e schiavitù, tra civiltà e inciviltà. Quello che tutti si ostinano a chiamare un referendum è invece un ricatto, uno stupro, un atto di cui le generazioni future pagheranno amare conseguenze. La Fiat ha imposto un metodo di consultazione con la pistola alla tempia: o votate a mio favore o io me ne vado. La Fiat voleva il plebiscito che non c’è stato, anche se il 62% pesa come un macigno. Complici il governo, un ministro, Sacconi, ex finto socialista, la maggioranza, il Pd, la Confindustria, i sindacati sottomessi e santi e beati… tutti concordi sulla democrazia del referendum che strangola con i guanti.

Gli operai sono stati messi di fronte ad una scelta scellerata: volete morire o volete morire di fame? Se questo è un referendum, siamo solo all’inizio di un abisso. L’inferno si apre davanti a noi e ora vedremo il «metodo Pomigliano» esportato a tutte le altre aziende, fabbriche, anche piccole. Inizia l’era della schiavitù in cui per volontà degli schiavi si elimina il diritto al lavoro, la dignità dell’operaio, il salario equo. Ora è la Fiat a decidere quello che vuole, pena la minaccia di chiudere tutto. Con un colpo solo si fa piazza pulita di 60 anni di lotte e di diritti acquisiti.

Poiché è problematico andare in Cina, trasportiamo la Cina qua: da oggi in poi ogni lavoratore sarà ricattato: se vuoi lavorare queste sono le condizioni, se non ti vanno, dietro di tre vi sono centinaia pronti a prendere il tuo posto anche per meno. I padroni si arricchiranno di profitti e i poveri e gli operai pagheranno il conto. Cessa da oggi il diritto e lo statuto dei lavoratori; ora non resta, e sarà il secondo passo, che abolire il diritto di sciopero che è il desiderio onirico di Berlusconi e la cricca. All’inizio del terzo millennio cristiano, si torna indietro di millenni e l’uomo diventa schiavo dei nuovi faraoni e pulcinella.

Questo referendum ha fatto piazza pulita di quei «valori» della Dottrina Sociale cattolica con la quale vescovi e Cei e Vaticano fanno volentieri gargarismi, quando parlano a vuoto, ora che quella Dottrina viene sotterrata e gli operai uccisi scientificamente insieme alle loro famiglie con un metodo scientifico di eutanasia a largo raggio, peggio che nei campi di sterminio nazista, la gerarchia cattolica dov’è? Perché tace? Perché non grida l’immoralità di un metodo che è peggio di un assassinio? Si sa, «principi non negoziabili» si difendono solo nei mesi invernali e quando non danno fastidio al potere amico della delinquenza organizzata. Pace sugli operai. Una prece!

(23 giugno 2010)

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