Presidente di svolta o Presidente di establishment? Parlamento al lavoro o paralisi berlusconiana? Premier per un’Altrapolitica o governo d’inciucio? Elezioni truffa o elezioni vere? Dipende anche da te!
Paolo Flores d'Arcais
Il risultato elettorale dice che circa due italiani su tre vogliono voltare pagina e mettere fine al quasi ventennio del berlusconismo e dell’inciucio. Tutte le prossime scadenze politiche devono tenere conto di questa volontà generale, che le minacce di Berlusconi e le mosse di Napolitano vogliono invece costringere nell’alveo macabro del “governissimo” Pdl-Pd.
Il Parlamento può lavorare subito
In primo luogo (in ordine cronologico), queste due concezioni si scontrano sul lavoro del Parlamento: tenere tutto fermo fino ad un nuovo governo (come vuole Berlusconi) o lavorare subito, formando le commissioni e promulgando leggi e misure urgenti (tra le quali l’ineleggibilità di Berlusconi), come chiesto da M5S, da Sel, ma non ancora dal Pd? E’ ovvio come l’unica via democratica sia la seconda, sia per il principio – fondamentale di ogni democrazia liberale – della divisione dei poteri, dunque del legislativo e dell’esecutivo, sia per la contingenza politica, dove misure urgenti non possono essere subordinate alla “melina” dei “saggi” o alla fregola di Berlusconi di sottrarsi col voto/Porcellum ai processi.
E’ dunque doveroso che ogni cittadino, in proporzione all’influenza che può esercitare, faccia pressione sui Presidenti dei due rami del Parlamento perché rompano gli indugi, e sul Pd perché la smetta di traccheggiare. La Commissione affari costituzionali può lavorare subito sulla legge elettorale sostitutiva del “Porcellum”, quelle finanziarie su misure contro i grandi evasori (veri e propri grassatori dei cittadini onesti), ecc. E naturalmente la “Giunta delle elezioni” deve pronunciarsi a tambur battente sui ricorsi presentati contro l’eleggibilità di Berlusconi. Insomma, la rapidità con cui ci si è mossi per il decreto sui debiti della pubblica amministrazione deve diventare la routine, subito.
Custode della Costituzione o Garante dell’Inciucio?
Immediatamente dopo, cronologicamente, viene l’elezione del Presidente della Repubblica. Che, come ormai è chiaro anche ai sassi, condizionerà la formazione stessa del governo. Un Presidente di discontinuità rispetto a Napolitano, Presidente dell’Inciucio, altrimenti il regno di Berlusconi che ha portato l’Italia a un cumulo di macerie continuerebbe. Al Pd, per eleggere chi vuole, mancano sulla carta nove voti. In realtà non c’è mai stata elezione presidenziale senza decine di franchi tiratori. Sempre sulla carta esiste una solidissima maggioranza di svolta, quella Pd-M5S. Dipenderà da entrambe queste forze, se metteranno la necessità di un grande cambiamento democratico al di sopra dei rispettivi calcoli e convenienze di bottega.
In concreto: il M5S ha già convocato le sue “primarie” on line. Ma voteranno poche migliaia di militanti certificati, mentre gli elettori del M5S sono stati quasi nove milioni. Uno su mille può davvero essere rappresentativo, o non rischia piuttosto di privilegiare logiche autoreferenziali? Penso che i molti siti della società civile e delle sue testate dovrebbero trovare immediatamente i modi tecnici per una consultazione assai più larga, che coinvolga almeno centinaia di migliaia di cittadini, che hanno votato M5S o che hanno votato Pd-Sel. Perché esca con una forte legittimazione popolare quella ristretta rosa di nomi dentro la quale trovare una convergenza. Tali consultazioni condizionerebbero il Pd a rinunciare a quelle “larghe intese” che significano solo un candidato Pd che piaccia anche a Berlusconi, e spingerebbero il Pd a prendere sul serio i nomi della società civile su cui potrebbe realizzarsi la convergenza con il M5S.
Se il bisogno di svolta radicale, maggioritario nel Paese, troverà adeguato ascolto nei suoi rappresentanti in Parlamento, imponendo come inquilino del Quirinale un autentico “Custode della Costituzione” e dei suoi valori di giustizia e libertà (una garanzia di sette anni!) l’Italia potrebbe davvero chiudere con il quasi ventennio del buio e della decadenza. E cominciare la ricostruzione.
Un governo senza partiti è possibile
Potrebbe nascere perfino un governo, benché oggi sembri impossibile. Il M5S non può appoggiare un governo guidato da un politico del Pd. Ha già detto che vuole un governo senza ministri di partito e guidato da una personalità della società civile di cui possa fidarsi. Quel nome fin qui non lo ha fatto. E non può pretendere che il Quirinale affidi il governo al M5S e solo allora il M5S rivelerà il nome. Perché nella nostra Costituzione l’incarico viene affidato ad una persona, non ad una forza politica. Mentre è dovere di tutte le forze politiche indicare il tipo di governo che propongono e il nome di chi lo dovrebbe guidare. Il M5S il suo nome ha fatto male a non proporlo ancora, in alternativa a quello di Bersani, senza attendere che Bersani debba rinunciare. Tra quelli che selezionerà per la Presidenza della Repubblica ce ne saranno, speriamo, di eccellenti anche per la Presidenza del Consiglio. Tali che il Pd avrebbe/avrà difficoltà a rifiutare.
La data delle elezioni non la decide Schifani
Infine, cronologicamente, occhieggia comunque la scadenza di elezioni anticipate, si tratti di sei mesi, un anno, due. Non certo a giugno perché lo ordina Alfano. Chi è, Cacini? E’ solo il ventriloquo del Cavaliere, e lo scioglimento della legislatura la deciderà, eventualmente, il nuovo Capo dello Stato. Che se sarà Custode della Costituzione e dei suoi valori non potrà non essere “ostile” a Berlusconi, checché strepitino Schifani e Brunetta.
Una cosa dovrebbe essere lapalissiana: votare di nuovo col “Porcellum” sarebbe un crimine. Non è accettabile che il coro unanime stigmatizzi il “Porcellum” e poi con altrettanta unanime omissione lo lasci in vita. Il “Porcellum” è la negazione della democrazia, perché consente ad una forza del 30% di “rubare” alla Camera il 55% dei seggi, è la negazione dell’efficienza, perché consente una maggioranza schiacciante alla Camera e uno stallo ingovernabile al Senato, è insomma l’ignominia elevata a sistema. Una legge elettorale che ha dato ottime prove c’è già, il doppio turno con ballottaggio a due, come per i sindaci, in ogni collegio uninominale (430 per la Camera e 315 per il Senato), senza altre quote nazionali per garantire reperti di nomenklatura.
Con questo sistema in moltissime città si sono spezzate situazioni di intreccio corruttivo e blocchi di potere che sembravano inamovibili. Questo sistema ha fatto da volano al decollo del M5S. Con questo sistema sarebbero i cittadini stessi al primo turno ad esprimere la preferenza effettiva, e al secondo a scegliere (se il loro candidato non passa) il “male minore” (o ad astenersi, se ritengono che i due mali si equivalgano).
Credo inoltre che un tale sistema segnerebbe la fine del berlusconismo, o di quello che ne restasse dopo che la maggioranza M5S-Pd avesse decretato nella “Giunta delle elezioni” la ineleggibilità di Berlusconi (la maggioranza c’è, se il Pd segue la linea del suo capogruppo al senato Zanda anziché dalemiane sirene di inciucio).
Dipende anche da te
L’Italia può davvero cambiare, può davvero risorgere, può davvero cominciare ad affrontare positivamente gli immani
problemi che senza uscire dalla morta gora del berlusconismo e dei governissimi non possono che aggravarsi e portarla alla catastrofe e alla tragedia.
Ciascuno può fare la sua parte, perché è nelle situazioni come queste che la società civile, le sue testate, i suoi blog, i suoi singoli cittadini attivi, possono influire come non mai sulla politica, inventando forme inedite di partecipazione.
(2 aprile 2013)
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