Primarie civili

Paolo Flores d’Arcais

, da Il Fatto Quotidiano, 28 gennaio 2011

Ai piani alti delle nomenklature di opposizione continua la morta gora dell’impotenza. Veltroni e Bersani si scambiano lingotti sul nulla, visto che articolano con polemiche cantilene la stessa aria fritta, mentre Casini è impegnato nella solidarietà (soft?) al mafioso ormai patentato Cuffaro, e Fini deve tornare a occuparsi del cognato Tulliani. Le cose si muovono invece, per fortuna, nel mondo reale della società civile. Ma anche, purtroppo, nei bassifondi delle clientele.

A Napoli le primarie vengono inquinate da pratiche degne della Dc dei Gava o addirittura del comandante Lauro, ma invece di cacciare con ignominia chi se ne macchia, dalle burocrazie Pd si levano voci per chiederne l’abrogazione. Per fortuna che, quasi a risposta di chi vorrebbe i capipartito più che mai proprietari esclusivi della politica, circolano sempre più insistenti tre possibili candidature del trasversale “partito dei cittadini” o “partito della Costituzione” per le più importanti elezioni del maggio prossimo: a Milano, a Torino e a Napoli.

Per Milano dovrebbe decidersi nei prossimi giorni Umberto Ambrosoli, oggi affermato e impegnato giovane avvocato, figlio di Giorgio Ambrosoli, assassinato da un sicario di Sindona (il protetto di Andreotti, non dimentichiamolo), l’“eroe borghese” dello straordinario libro di Corrado Stajano, e del film con Bentivoglio e Placido. “Bettò”, come lo conoscono gli amici, appartiene a quella che potremmo chiamare “destra risorgimentale”, legalità e senso dello Stato come valori supremi, una destra che in Italia praticamente non è mai esistita dopo Minghetti. Se si candidasse formando una lista civica, tutta di cittadini con i suoi stessi intransigenti valori, assisteremmo a un vero scontro di civiltà contro il kombinat Moratti-Berlusconi e altre Minetti.

A Napoli potrebbe comunicare “in horas” la propria candidatura Luigi De Magistris, anche lui con una lista di società civile, a rifiuto di una candidatura Pd nata tra i voti comprati di cinesi e colf. E a Torino si moltiplicano le pressioni della città non assoggettata ai soliti “poteri forti” per la candidatura – alternativa a Fassino – , responsabile nazionale auto della Fiom, ma personalità radicata nella vita della città e dei suoi problemi, non solo in quelli delle fabbriche Fiat. Speriamo. Solo con candidature della società civile le opposizioni possono tornare a sconfiggere il regime berlusconiano. Trovare anche a livello nazionale un nuovo Prodi (meno acquiescente con le nomenklature, per favore) è anzi un compito politico imprescindibile.

(28 gennaio 2011)

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