Que se vayan todos!
di Paolo Flores d’Arcais
Lunedì scorso ho preso la tessera del Pd, a Roma, circolo Porta san Giovanni (rispettando il principio di territorialità). L’ho fatto per poter partecipare al congresso e sostenere la candidatura di Ignazio Marino.
Entrambe le cose senza illusione alcuna. Per amore del sillogismo.
Eccolo.
Con questi dirigenti non vinceremo mai. La frase fu pronunciata sette anni fa da Nanni Moretti, era vera al 101%, ci siamo invece comportati in questi anni come se fosse una esagerazione polemica. A questo punto è stata comprovata sistematicamente, insistentemente, al di là di ogni ragionevole dubbio. Bisogna perciò trarne la conseguenza: se vogliamo che l’opposizione torni a vincere, se vogliamo cacciare Berlusconi, bisogna cacciare questi dirigenti, con cui non vinceremo mai. Cacciarli tutti.
Il regolamento del congresso Pd offre una chance per farlo. Prevede che a votare siano i cittadini nelle primarie del 25 ottobre, e tra i candidati c’è una personalità estranea alla nomenklatura, che viene dalla società civile. Ignazio Marino. Se vince, la possibilità di cacciare tutti i “dirigenti con cui non vinceremo mai” diventa concreta.
Il regolamento congressuale prevede che ogni candidato possa essere appoggiato da più liste di sostenitori (Veltroni, ad esempio, era sostenuto da tre liste diverse). Riuscire a organizzare una lista per Marino con esplicite caratteristiche “girotondine”, anti-casta e anti-inciucio, una lista intransigente “giustizia e libertà”, è possibile, e aumenta le chance di cacciare tutti i “dirigenti con cui non vinceremo mai” (sarebbe anzi utile che tutti gli iscritti al Pd che condividono questa prospettiva comincino a mandare la loro disponibilità).
Se a conclusione del processo che va da qui al 25 ottobre queste intenzioni fossero sconfitte, ci avremmo rimesso solo qualche euro e qualche mezzora di tempo. Francamente non è molto, il gioco vale assolutamente la candela. Continueremmo il nostro impegno in tutti i luoghi e le situazioni (di partiti, di movimenti, di giornali ed editoria, di siti internet) che via via si presentino. Perché se non ci si impegna mai non si ha neppure il diritto di lamentarsi.
(24 luglio 2009)
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