Quel che è lecito chiedere a Fini
Paolo Flores d’Arcais
Da Gianfranco Fini si poteva pretendere di più? No. Onestamente no. Si potrebbe, anzi si dovrebbe, pretendere di più, molto di più, dal “compagno Fini”, se non fosse che il “compagno Fini” non può esistere. E’ un’invenzione polemica del Putin di Arcore, un’illusione alla quale hanno finito per indulgere anche cittadini di sinistra, disperati perché purtroppo un “compagno” fra i propri dirigenti non lo vedono più da lustri neppure in versione omeopatica.
Da Fini si può e si deve pretendere esclusivamente che sia coerente nei fatti con lo sbandierato progetto di una destra europea, costituzionalista e liberaldemocratica, “law and order”, per la quale valga davvero nei comportamenti quotidiani che “non c’è libertà senza legalità”, come ha scandito domenica nel passaggio forse più applaudito del suo discorso.
Fini vuole sconfiggere il ducetto di Villa Certosa non per far passare il governo del paese dal centro-destra al centro-sinistra, ma per distruggere l’egemonia padronal-golpista delle cricche di Berlusconi, che hanno ormai ridotta l’Italia letteralmente in macerie, sostituendola con quella di una destra repubblicana presentabile e decente sulla scena internazionale.
Da Fini, perciò, è lecito esigere coerenza rispetto a questo progetto, senza pretendere che funzioni da surrogato del nostro, che resta diverso e spesso opposto, tenacemente ispirato a quello azionista di “giustizia e libertà”, di una sinistra libertaria che nei partiti oggi esistenti latita (quasi) completamente.
Fini, sia chiaro, tradirebbe i valori che ha solennemente enunciato se approvasse il diktat Alfano in una qualsiasi delle sue caleidoscopiche varianti, o altro provvedimento che consenta a Berlusconi di sottrarsi ai tribunali, rendendolo “più eguale” rispetto a noi comuni cittadini (a imitazione di quanto avviene nella “Fattoria degli animali” di Orwell, dove gli animali “più eguali” sono i maiali).
E calpesterebbe i principi su cui ha strappato l’applauso se accettasse di andare al voto nelle attuali condizioni antidemocratiche di legge elettorale “porcata” e di controllo di regime sulle tv. Ma questo già non riguarda più solo Fini, bensì tutti i non-asserviti, di sinistra, di centro, di destra. E il Presidente della Repubblica, custode della Costituzione.
Alle urne bisogna andare al più presto, ma con un altro governo, e dopo aver eliminato la proprietà bulgara sulle tv. Oltretutto, solo un altro governo potrebbe garantire elezioni senza brogli, e senza “attenzionamenti” alla Pio Pompa per i candidati non graditi al regime.
(9 novembre 2010)
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