Registro delle unioni civili, Roma dà la sveglia al Parlamento

Maria Mantello



Il registro delle unioni civili è stato istituito anche nella Capitale. Il Sindaco Ignazio Marino rivendica con orgoglio questa conquista per una Roma «in prima linea sul fronte dei diritti», dove i cittadini finalmente hanno ottenuto «un risultato atteso da tempo, nel riconoscimento dei legami affettivi, stabili e duraturi […] la Capitale d’Italia dà il segnale che, in questa città, l’amore è uguale per tutti. È un passo importante che non solo rappresenta un atto di civiltà e di rispetto delle persone, ma ci allinea al resto del mondo occidentale, ai principali paesi europei con cui condividiamo la nostra storia politica e culturale».

Ma è un segnale anche per il Parlamento, come ha precisato il Sindaco: «sono tante le amministrazioni italiane che oggi attendono una legge nazionale che finalmente sancisca i diritti uguali per tutti di fronte all’amore».

L’ennesima squilla che però non sembra scuotere un Parlamento in colpevole e vergognoso ritardo quando si tratta di diritti civili. Un Parlamento che, pur di non disturbare il Vaticano, in accordi trasversali ha ogni volta affossato le leggi sulle unioni di fatto (pacs, dico, ecc.) lasciando aperte le porte alla discriminazione e alla prepotenza di chi vorrebbe imporre la tirannia dei propri luoghi comuni.

I diritti si affermano nella quotidianità

Roma ha compiuto dunque, come già tantissimi altri Comuni italiani, un passo importante di civiltà e laicità, dimostrando come i diritti umani possono affermarsi e diventare davvero universali a partire dalle piccole grandi cose della nostra vita quotidiana. È qui che i diritti vanno fatti germogliare e crescere, perché è nella quotidianità che si gioca la partita della nostra appartenenza alla cittadinanza.

Come scriveva Eleanor Roosevelt i diritti devono esserci «vicino casa, in posti così piccoli e vicini che non possono essere visti in nessuna mappa. Eppure questi luoghi sono il mondo dell’individuo: il quartiere in cui vive, la scuola o l’università che frequenta, la fabbrica o l’ufficio in cui lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cerca la parità senza discriminazioni nella giustizia, nelle opportunità e nella dignità. Se questi diritti non hanno significato là, significano poco ovunque e se non sono applicati vicino casa non lo saranno nemmeno nel resto del mondo».

È quindi varcando la porta di casa, che ognuno deve sentire il valore della propria dignità in quel pubblico riconoscimento individuale e sociale anche per la famiglia che ha voluto e costruito col suo compagno/a: omosessuale o eterosessuale che sia.

Per questo riconoscimento pubblico anche un semplicissimo registro di unioni civili può molto. E per questo lo temono le sentinelle del bigottismo con le teste più o meno mitrate che seminano zizzania gridando che si attenta al matrimonio, alla famiglia. E non paghe, addirittura cianciano di deriva poligamica, fingendo di ignorare che in Italia è vietata.
Tutta questa “bella compagnia” di predicatori, se avesse un poco d’ironia, potrebbe sorridere sul suo aver talmente predicato bene sul valore del matrimonio, tanto da convincere anche molte coppie omosessuali a sposarsi!

Famiglia/famiglie e sentinelle dell’odio

La realtà del pluralismo delle famiglie è un dato di fatto da tempo. E lo Stato ne aveva dovuto prendere atto già, se non altro per concreti problemi di registrazione anagrafica emanando ne1989 il D.P.R. 223, che all’art. 4 stabilisce: «agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune».

Allora, il registro delle unioni civili non è altro che atto dovuto per ufficializzare e garantire la pariteticità delle diverse forme di essere famiglia già riconosciute nella registrazione anagrafica.

Del resto, ogni persona di buon senso, si rende conto che individui, famiglie, società sono costruzioni umane. E come tali sono un prodotto storico, il risultato di complesse interrelazioni, che si connotano, strutturano, cambiano e divengono nel tempo.

Solo in questa consapevolezza tutta laica, si può costruire la civile convivenza, altrimenti c’è il rischio che i tagliatori di diritti degli altri possano trasformarsi anche in tagliatori di teste.

(2 febbraio 2015)



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