“Resisteremo un minuto più del Regime” – Il testo integrale dell’intervento di Paolo Flores d’Arcais per la manifestazione “viola” di Piazza del Popolo
Paolo Flores d'Arcais
Tra parentesi quadre le parti che non sono state lette per mancanza di tempo.
Ci sono due Italie.
L’Italia di Giorgio Ambrosoli e l’Italia di Michele Sindona, il banchiere che piaceva ad Andreotti e al Vaticano [e che assoldò un killer per ucciderlo].
L’Italia del governatore della Banca d’Italia Baffi e del suo più stretto collaboratore Sarcinelli, che non si piegarono al diktat di Andreotti per salvare Sindona e l’Italia della Procura di Roma, porto delle nebbie, che con il giudice istruttore Antonio Alibrandi e il pm Luciano Infelisi fecero incriminare e arrestare Baffi e Sarcinelli.
L’Italia del giudice Rosario Livatino, morto a 38 anni, ucciso dalla mafia a cui non dava tregua, e l’Italia di chi lo definì sprezzantemente “un giudice ragazzino”, quel Cossiga che passerà alla storia solo per Gladio e Giorgiana Masi.
l’Italia di Craxi condannato in via definitiva e oltre dieci anni di carcere, [che sarebbero diventati venti o trenta se si fossero conclusi gli altri processi dove vi erano prove altrettanto schiaccianti], che è morto latitante e viene spacciato come un esule, quasi fosse Mazzini, e l’Italia di Borrelli che di fronte “ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale” ammoniva che “è dovere della collettività resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave”.
L’Italia di Falcone e Borsellino e della compagna di Falcone, Francesca Morvillo, e degli uomini e delle donne delle loro scorte, dimenticati e che voglio qui ricordare, uno per uno, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo, Agostino Catalano, Walter Cusina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina, e l’Italia del mafioso ergastolano Attilio Mangano, e di coloro che lo considerano un eroe.
La loro Italia e la nostra.
La nostra Italia, quella che qui voi rappresentate, della serietà, del volontariato, del lavoro (precario e anche negato, della disoccupazione), e l’Italia di un regime infame, dei corrotti e dei mafiosi, dei loro ruffiani e delle loro prostitute.
Ha scritto Indro Montanelli marzo 2001: “L’Italia berlusconiana è la peggiore che io ho mai visto. La volgarità, la bassezza di questa Italia non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo”.
[E Montanelli è sempre stata la destra, l’anticomunismo più estremo, adamantino, al punto di far votare Dc tappandosi il naso e quasi giustificare nel 1954 un golpe se il Pci avesse vinto le elezioni (lettera a Clara Boothe Luce, ambasciatrice americana a Roma). Tutt’altro che “comunista”, dunque.
Ma fanno credere anche questo. Come la leggenda delle toghe rosse. Piercamillo Davigo, e tanti come lui, della corrente di destra della magistratura, ma in primo luogo magistrati magistrati, come ci sono giornalisti personalmente di sinistra o di destra, Bocca e Travaglio, ma innanzitutto giornalisti giornalisti.
Due Italie, quella della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza e quella della menzogna e del fango di un regime dove affaristi degli appalti, che in nessun paese d’Europa verrebbero chiamati imprenditori, sghignazzano a champagne mentre ancora si cercano i sopravvissuti tra le macerie. Un regime che vuole ridurre a macerie anche la Costituzione, dopo aver avvilito il governo della cosa pubblica nelle cloache delle cricche, degli amici degli amici e dei cognati dei cognati e nel mercimonio di donne che non saprebbero conquistare altrimenti.]
Ora si apprestano al golpe finale, in tre leggi, anzi nefandezze: processo breve, intercettazioni, legittimo impedimento.
Non le intercettazioni illegali, quelle di Pio Pompa, braccio destro del generale Pollari, quel Pompa che Berlusconi ha portato in parlamento per premiarlo [e nelle cui liste ho avuto l’onore di trovarmi, perché era il Gotha del’Italia per bene, accanto a magistrati come Caselli, Ingroia e Scarpinato…] ma quelle legali, ordinate dalla magistratura per scoprire ladri e violentatori, politici corrotti e magistrati infedeli.
Di tutto ciò non potremo più sapere nulla, come nell’Urss di Breznev ieri e nella Russia di Putin oggi. [La logica è sempre quella del Kgb].
Non solo non sapremo più se altri imprenditori ammanicati con la Protezione civile sghignazzeranno sui profitti da sciacalli mentre ancora si scava. Ma non sapremo più se altri vecchi come al Santa Rita di Milano, nella sanità lombarda di Formigoni, verranno torturati con operazioni inutili, trattati come cavie [(cambiagli il tipo di intervento, il tendine destro invece del tendine sinistra, non ha importanza, il rotuleo e il tibiale, perché si sono persi il documento, esperimenti da dottor Mengele), giunta Formigoni che ha visto parenti e ammanicati di suoi alti esponenti patteggiare per evitare una condanna e restituire milioni.]
E meno che mai sapremo di mega truffe come quella di questi giorni, che vede un personaggi che superano la fantasia del Romanzo criminale dello scrittore Giancarlo De Cataldo. Quel Gennaro Mokbel al centro della Roma nazifascista, con quel Stefano Andrini ex picchiatore voluto fermamente dal sindaco Alemanno alla testa dell’Ama, l’azienda dei rifiuti della capitale, uno dei posti più ambiti.
[Megatruffe nel paese della mega truffa, quella dell’evasione fiscale, perché è la Corte dei conti a dirlo, aumentato del 220% nell’ultimo anno, una cifra di 270 miliardi, l’equivalente di quante finanziarie? 4/5 mila euro ad ogni cittadino!
E su cosa vuole impostare Berlusconi la campagna elettorale del bene contro il male? Il male sarebbe lo Stato di polizia, cioè le intercettazioni che consentono di mandare in galera mafiosi e ladri, e lo Stato di polizia fiscale, cioè il minimo di controlli, quasi nulli, contro l’evasione.
Anche questi controlli minimi gli sembrano troppo, vuole l’impunità fiscale assoluta. 270 miliardi, oltre il 19,2 % del prodotto interno lordo, secondo l’agenzia delle entrate. Una decina di manovre da finanziaria, una massa con cui le tasse per chi le paga potrebbero essere dimezzate. La più grande rivoluzione nella redistribuzione del reddito mai avvenuta nel paese, e nel senso della giustizia.]
Processo breve è un processo in cui in breve si arriva ad una sentenza. Altrimenti è un processo morto, cioè una impunità lunga, anzi eterna. [La più devastante delle ingiustizie. Per renderlo breve basterebbe: niente prescrizione, più magistrati personale amministrativo e strutture tecniche, reato di ostruzione di giustizia e falsa o reticente testimonianza puniti duramente come negli Usa, falso in bilancio…quasi 400 mila euro per l’affitto delle poltrone Frau al G8, e a Milano i cancellieri costretti a scrivere a mano.
E il legittimo impedimento, cioè il diritto a non presentarsi ai processi facendo saltare le udienze, come se la casta non ne avesse abbastanza di privilegi. Per premier ministri e sottosegretari, come se fossero indaffarati per il bene pubblico da mane a sera, e non da Porta a Porta a Porta a Porta, o in qualche beauty center a farsi massaggiare la vertebra cervicale portandosi dietro i preservativi.]
Con queste tre leggi sarà il tana libera tutti, sarà il rubate a man bassa, spolpate in libertà, perché poi la menzogna sistematica del piccolo schermo coprirà tutto, minzolinianamente.
[Queste sono le libertà del Partito delle libertà.
Mai parola fu pi&ugrav
e; vilipesa e infangata nei fatti (e nelle omissioni) che la parola libertà sulle bandiere di Berlusconi, nei tripudi belanti del “meno male che Silvio c’è”, nei partiti del predellino e della servitù volontaria.
Non ci può essere compromesso tra chi vuole difendere i valori della Costituzione e chi vuole distruggerla. Con un giornalismo asservito e una magistratura condannata all’impotenza (visto che si vuole togliere la direzione delle indagini ai magistrati per affidarla all’esecutivo). Indietro non di anni o di decenni, ma di secoli, prima di Montesquieu (1748, oltre due secoli e mezzo fa).]
Tra democrazia e dispotismo non c’è alleanza possibile, non c’è inciucio ammissibile, perché neppure il compromesso o la mediazione è possibile: democrazia e dispotismo si escludono. L’onorevole Fini è il solo dei dirigenti ex-neofascisti ad aver maturato una autentica scelta per la democrazia liberale. Altri sono passati dal vecchio neo-fascismo del Msi al neo-fascismo crasso e opulento del berlusconismo. Lei certamente sa, onorevole Fini, di avere acceso fin troppe speranze nell’Italia repubblicana, [non ancora narcotizzata dal minzolinismo televisivo, e] priva purtroppo di un’opposizione degna del nome.
Ecco perché le diciamo, onorevole Fini, che non può bastare affermare solennemente il proprio credo democratico nei libri, citando Tocqueville e Hannah Arendt, bisogna praticarlo nella quotidianità dell’azione politica. E processo breve intercettazione e legittimo impedimento configurano il regime della impunità più assoluta, [perché] di quel vero e proprio labirinto di cloache [affaristico-politico-mafiose che le ultime inchieste stanno scoperchiando, e che costituiscono le uniche fondamenta di valore] su cui poggia il regime di Berlusconi, [nulla si potrà neppure sapere, e meno che mai combattere.
Ora Schifani ci dice che bisogna rapidamente annullare l’elezione di Di Girolamo, il senatore della ‘ndrangheta che hanno fatto eleggere nelle loro liste. Ma non vuole che si pronunci sulla richiesta d’arresto, perché sarebbe un precedente. Come potrebbe poi giustificare che lo hanno negato per Cosentino?
Siate, siamo, quest’altra Italia. Una Italia moderata, perché si limita a chieder la realizzazione della Costituzione. Un’Italia intransigente, perché non si accontenta di nulla di meno che della realizzazione della Costituzione. Siete contro il cambiamento, le necessarie innovazioni, dicono. Niente affatto, solo contro quelle che calpestano lo spirito repubblicano della Costituzione. Ad esempio, non siamo affatto contrari, siamo anzi favorevolissimi, all’abrogazione dell’articolo 7 della Costituzione che fa proprio il Concordato, e la sua sostituzione con il secondo emendamento americano che innalza tra Chiesa e Stato quello che Thomas Jefferson chiamava un “muro di separazione”.
Berlusconi è alieno alla democrazia. Non a caso la confonde con l’azienda Italia, la sua azienda, beninteso. Perché in un’azienda c’è un padrone, degli azionisti che ogni anno staccano i dividendi, un marketing che dice meraviglie dei prodotti, e poi i dipendenti. Che devono eseguire, e anzi entusiasti cantare le lodi del padrone che si occupa del loro bene.
Ma la democrazia è l’opposto dell’azienda, sovrani sono i cittadini, ciascuno di voi, mentre parlamentari, ministri, presidente del consiglio, sono i dipendenti, i vostri dipendenti. E la stampa dovrebbe esser il cane da guardia contro gli abusi del potere, e la magistratura indipendente per il controllo di legalità. Questa è la democrazia della nostra carta Costituzionale, che Berlusconi vuole sostituire con Mediaset e Publitalia.
Noi diciamo no a questa barbarie! Vogliamo realizzare la Costituzione, altro che calpestarla.
I magistrati politicizzati esistono certamente. Sono quelli che a Roma, contro i loro colleghi che chiedevano necessarie intercettazioni telefoniche hanno invece voluto “troncare e sopire”, e così per scoprire i delitti commessi a Roma devono muoversi Firenze o Milano, Napoli o chissà chi. Politicizzato era il leggendario ammazzasentenze Carnevale. Non quelli che non guardano in faccia a nessuno, e trattano Berlusconi e il marocchino sospetto di spaccio o il borgataro sospetto di scippo con lo stesso garantismo e la stessa severità. Ce ne sono tanti ancora, per fortuna, che non si lasciano intimidire, sono i giudici con passione costituzionale e senza appartenenze partitiche, e per questo, facendo l’ennesima violenza alla lingua italiana, la potenza del fuoco mediatico totalitario li definisce toghe rosse. Benché spessissimo vengano dalle correnti di destra della magistratura. Ma la destra di Giorgio Ambrosoli, che era monarchico, o Borsellino che era stato nell’organizzazione giovanile del Msi, e che pensavano al dovere verso la cosa pubblica come sacro, e che contro i banditi dell’impunità ha sacrificato consapevolmente la vita.
Quella destra che oggi è introvabile nelle file della destra, del berlusconismo.]
Ieri Berlusconi ha accusato i magistrati di essere peggio dei criminali e dei corrotti. Con ciò si è dichiarato esplicitamente un eversore, un nemico della Repubblica. [Di fronte a questa dichiarazione di guerra contro il fondamento della nostra Costituzione, la divisione dei poteri,] ci aspettiamo che arrivi, [anzi ci aspettavamo già ieri, il monito più fermo, la condanna più solenne ed inequivocabile,] l’opposizione di un baluardo, da parte di chi è per definizione il custode della Costituzione [e siede nel colle più alto della Capitale.]
Quel baluardo comunque è già qui, siete voi, e con voi l’Italia che oggi batte all’unisono con questa piazza, [refrattaria alla manipolazione e alla menzogna, pronta a scendere in piazza ogni mese, ogni settimana, se sarà necessario per difendere la Repubblica.]
Nelle lotte operaie e sindacali degli anni cinquanta e sessanta la parola d’ordine era “resisteremo un minuto di più del padrone”.Io sono certo di interpretare la volontà di ciascuno di voi se da questa piazza comunico al signor Berlusconi il nostro impegno solenne e definitivo: sappia, signor Berlusconi, che resisteremo un minuto di più del Regime!
Finché c’è lotta c’è speranza.
E la speranza siete voi.
(1 marzo 2010)
MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.
