Rifiuti, l’emergenza che conviene
Luigi De Magistris
L’emergenza rifiuti in Campania non è mai stata risolta. Lo dico da cittadino legato alla sua terra e che in questa stessa terra ritorna abitualmente con frequenza settimanale. Mai, da osservatore comune, mi è sembrato superato il problema dell’immondizia abbandonata per le strade di tutta la regione. Ma non poteva essere diversamente. Al di là degli spot del governo Berlusconi e dell’ex commissario Bertolaso, infatti, la risoluzione dell’emergenza rifiuti in Campania richiede una rivoluzione etico-politica ed economica. Una rivoluzione che non può essere attuata con decreto oppure con la militarizzazione del territorio, cioè inviando l’esercito a reprimere il dissenso e la protesta dei cittadini che si oppongono -come in ultimo accaduto a Terzigno- alle discariche e agli inceneritori. Che Stato è quello che risponde con manganello e camionette alla preoccupazione della popolazione per la propria salute? Perchè gli abitanti di Terzigno dovrebbero accettare, silenziosamente, di ospitare una seconda fossa di rifiuti da 14 tonnellate, dopo aver ospitato per anni un primo sversatoio da 9 tonnellate? Con quali garanzie igienico-sanitarie sarebbe depositato questo materiale di "tal quale", che non convince nemmeno l’Ue e che sorgerebbe in pieno Parco del Vesuvio?
Rivoluzione etico-politica ed economica è la risposta per poter curare definitivamente e strutturalmente la piaga dei rifiuti in Campania. Una sfida che ci chiama in causa tutti: popolazione, amministrazione, Stato. E questa rivoluzione deve passare per prima cosa nell’ammissione di colpa da parte del centrosinistra che per decenni ha governato la Regione senza che su questo fronte si sia incassato un risultato convincente. E deve, questa rivoluzione, partire da un doppio riconoscimento: i rifiuti sono ricchezza e ricchezza è l’emergenza. Per la camorra, certo, ma anche per una porzione di politica collusa oltre che per un’economia infiltrata. Perché la gestione emergenziale consente di godere di finanziamenti eccezionali (anche europei) e di derogare alle norme sugli appalti, di fatto rendendo il mercato dello smaltimento dei rifiuti un forziere di guadagno per il business criminale, che attraverso le società miste pubblico-private si ‘pappa’ le commesse condizionando l’amministrazione politica che dovrebbe sovraintendere ad esse, in cambio ovviamente dei voti.
Il crimine organizzato, come è noto, è un procacciatore di consenso elettorale che non teme concorrenti. Mentre nella peggiore delle ipotesi, è la camorra stessa a gestire il traffico dell’immondizia in modo illecito e perciò vantaggioso, spesso e volentieri arrivando a soffiare sul fuoco della protesta sociale, controllandola e indirizzandola. Consorzio Eco4, deputato ed ex sottosegretario Cosentino, esponenti dei casalesi: un caso che parla per tutti. Dunque occorre una rivoluzione etico-politico-economica, che si accompagni alla coscienza che soltanto la raccolta differenziata è la strada più saggia da percorrere per far calare il sipario sull’atavico cancro dei rifiuti in Campania. Una legge dello Stato prescrive che essa debba attestarsi su tutto il territorio nazionale al 40%, per arrivare al 65% nel 2012. Una sfida imponente, soprattutto tenendo conto che da più di 15 anni, sempre in Campania, la raccolta differenziata è al palo.
Non ha dunque alcun senso costruire, come annunciato in pompa magna da questo governo, una serie di inceneritori o di discariche-sversatoio a cielo aperto che annientino l’immondizia. O meglio, l’unico senso di tale operazione risiede nel vantaggio che essa comporta a società come la Impregilo, che per l’incenerimento prendono incentivi e si arricchiscono, senza curarsi della salute pubblica. Tacendo, poi, sul caso dei termovalorizzatori promessi dal governo (quattordici, poi tre, poi cinque…) dei quali non si è avuto più notizia: quello di Acerra, inaugurato dalla sorridente doppietta B&B (Berlusconi e Bertolaso), non è mai realmente partito, pur essendo costato non poco alle tasche dei cittadini e pur essendo stato pianificato in modo non consono alle norme, mentre gli altri viaggiano nelle nebbie della dimenticanza. Per fortuna. La Commissione europea più volte ha richiamato al dovere di Stato il governo italiano, di fatto fotografando la condizione del nostro Paese in materia di gestione dei rifiuti. Una fotografia imbarazzante che testimonia l’esistenza di un pericolo per la salute pubblica: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha mostrato, anche in passato, come la situazione campana sia incredibile, con dati e studi che parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro.
Ricorda spesso lo scrittore Saviano che l’emergenza rifiuti in Campania è costata 780 milioni di euro l’anno. Lo ha stabilito la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nella scorsa legislatura. Soldi che moltiplicati per i 15 anni di emergenza corrispondono a un paio di leggi finanziarie. Impossibile quantificare quanto realmente hanno guadagnato clan e malapolitica. Ricorda sempre Saviano che se i rifiuti illegali gestiti dalla camorra fossero riuniti, diverrebbero una montagna di 15.600 metri di altezza, con una base di 3 ettari. Lui commenta amaro: il doppio dell’Everest, alto 8850 metri. Ecco forse è questo che non andrebbe dimenticato e da questo si dovrebbe partire per una risposta intellettualmente onesta da parte dello Stato. Una risposta, quindi, finalmente efficiente.
(7 orrobre 2010)
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