Riforma Gelmini, la battaglia dei ricorsi
Bruno Moretto
Il Tar Lazio, il Tribunale del Lavoro di Genova. Condanne già comminate, e altri processi in corso, mettono in discussione complessivamente la legittimità della legge 133/2008. Alleati in questa lotta, genitori, docenti e non, sindacati, enti locali. Grandi assenti, le Regioni.
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Hanno fatto recentemente scalpore due sentenze: la prima è quella del TAR Lazio che con ordinanza n. 2227 del 14/03/11 ha sollevato la questione di legittimità e inviato alla Corte Costituzionale la parte della Legge 133/08 (cosiddetta Riforma Gelmini) che riguarda i tagli del personale Ata. Secondo i giudici amministrativi la legge prefigura un eccesso di delega, visto che le finalità della stessa paiono essere solo “mere esigenze di cassa”.
La seconda invece è quella del Tribunale del Lavoro di Genova, che ha riconosciuto a 15 insegnanti precari un risarcimento di 30mila euro circa ciascuno, per un totale di oltre 500 mila euro. I giudici liguri hanno ritenuto che se il ricorso allo stesso docente precario è ripetuto nel tempo, e da più di tre anni, non è una necessità temporanea ma stabile, e quindi la scuola si trova in una situazione di utilizzo illegale del contratto a termine. Non c’è da stupirsi di tali sentenze, che si aggiungono a molte altre.
La FLC-CGIl e lo Snals, i raggruppamenti collettivi di 2500 docenti, genitori e studenti, le associazioni della scuola come Cidi, Cgd, Scuola della Repubblica, ecc. hanno presentato numerosi ricorsi contro i diversi provvedimenti attuativi della legge 133/08, alcuni dei quali sono ancora in corso.
Il TAR Lazio è più volte intervenuto negli ultimi due anni censurando con le sue sentenze l’uso delle circolari come fossero leggi, l’emanazione di decreti che forzano la delega ricevuta, l’emanazione di circolari non sostenute da decreti perfezionati. Anche sul fronte dei precari si erano avuti altri pronunciamenti di tribunali del lavoro tutti nello stesso senso di quello di Genova. L’Amministrazione ha continuato e continua a procedere senza alcun ripensamento, accumulando contenzioso e contenzioso.
L’importante ordinanza del TAR Lazio ha proprio il senso di tentare di fermare una deriva che rischia di stravolgere lo stato di diritto e il ruolo dell’Amministrazione scolastica, e di mettere in crisi definitiva il nostro sistema scolastico. Preoccupa fortemente lo sgretolamento in atto del Ministero e degli Uffici regionali e locali che non riescono più a governare la scuola, sia per mancanza di mezzi, che per la difficoltà di applicare disposizioni confuse e forzate. Sulla scuola pendono i tagli del prossimo anno. Questi finiranno per massacrare definitivamente il tempo pieno e l’istruzione tecnica e professionale, nella quale ci si accanisce in particolare sul taglio delle ore di laboratorio.
Gli studenti delle classi terze, quarte e quinte si vedono decurtare del 20% l’orario che avevano scelto al momento dell’iscrizione da un intervento retroattivo. Lo scorso 30 marzo il Comitato bolognese di “Scuola e Costituzione” ha emesso all’unanimità un ennesimo parere nettamente contrario a questi interventi dettati da “mere esigenze di cassa” (il testo è leggibile su C.N.P.I).
E’ ora che oltre alle iniziative associative esplichino un ruolo anche le Regioni e gli Enti locali. Finora, salvo qualche eccezione (le provincie di Bologna, Perugia, Pistoia, Potenza e Vibo Valentia e qualche Comune), non sono andati al di là di qualche parola di preoccupazione, rinunciando ad esercitare le loro competenze e venendo meno alla funzione di rappresentanza degli interessi dei propri cittadini.
* componente Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione
(10 aprile 2011)
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