“Rimborsi per cene o vacanze. E Cota sapeva”. Intervista a Davide Bono (5 Stelle)
Giacomo Russo Spena
“I consiglieri furbetti ridiano i soldi indietro e il governatore Cota, a differenza della Polverini, non poteva non sapere”. La regione del Piemonte è in fermento, la procura sta indagando su possibili illeciti e reati di peculato, si teme dopo il Lazio un nuovo scandalo. La Casta trema. Il torinese Davide Bono, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, sbraita. Espone striscioni in Aula contro la “vergogna delle autodichiarazioni, 591mila dal 2001 al 2011”. E si vede bocciare i suoi emendamenti per la riduzione dei costi della politica.
Consigliere, che succede?
Anche oggi centrosinistra e centrodestra hanno bocciato tre emendamenti. Uno per eliminare del tutto i rimborsi forfettari – che ora ammontano a 2400 euro al mese – l’altro contro i gettoni di presenza. Per una riduzione di oltre 3,5 milioni di euro l’anno. Infine hanno bocciato la pubblicazione delle spese di funzionamento dei gruppi consiliari voce per voce per realizzare la vera trasparenza.
Al momento un consigliere regionale in Piemonte guadagna 8mila euro netti, ha un indennizzo di fine mandato di 43mila e a 60 anni avrà il vitalizio. In più, grazie al meccanismo dell’“autodichiarazione”, risultano 591mila euro in rimborsi chilometrici. Soldi presi senza dover rendicontare il motivo della spedizione. E così sembra che molti abbiano utilizzato questi fondi pubblici per scopi personali. Lei è al corrente di qualcosa?
Questa norma adesso va verso la soppressione ma è un provvedimento tardivo e scarso. Per il resto attendo gli sviluppi delle indagini… certo nel Palazzo le voci girano. Si parla di un consigliere della Lega che mentre era in vacanza in Slovenia dichiarava di essere in Piemonte. O di altri che – dietro finte trasferte – hanno utilizzato i soldi dei rimborsi per cene e divertimenti vari. Poi c’è il deputato Roberto Rosso (Pdl) che ha denunciato vacanze bianche al Sestriere di consiglieri regionali.
Il governatore Roberto Cota, per lei, sapeva di quel che stava succedendo in Regione?
Certo, Roberto Cota era presidente del Consiglio nel 2001 quando venne varata dal suo Ufficio di Presidenza e votata all’unanimità la delibera 152-5666 che introduceva le autodichiarazioni per i consiglieri. Sono passati 11 anni e c’è stata di mezzo la giunta di centrosinistra Bresso. Nulla è cambiato: siamo alla degenerazione completa, all’autoassolvimento di una classe dirigente.
Cota si dovrebbe dimettere?
Aspetto prima di capire gli atti della procura. Se scoppiasse il caso come nel Lazio non solo dovrebbe andare a casa Cota ma si dovrebbe azzerare completamente la classe politica: è una situazione che va avanti da decenni. Nessuna differenza tra la I e II Repubblica. Comunque controllando le celle dei cellulari per i pm non dovrebbe essere difficile capire i brogli dei consiglieri furbetti.
Inoltre in Regione c’è lo scandalo delle nomine e delle consulenze…
Figli, amanti, fidanzate. Non ci facciamo mancare niente in Piemonte. Il problema? Manca un quadro normativo serio. Bisognerebbe pubblicare tutto on-line, una gestione trasparente dei fondi in maniera che i cittadini possano controllare reddito, patrimoni, posizioni lavorative (per evitare conflitti d’interesse) degli eletti. Poi norme severe nella pubblica amministrazione per chi viola le leggi e nel prossimo Parlamento come M5S – se dovessimo entrarci – vorremmo introdurre l’“agente provocatore” ovvero una persona che tenta di corrompere con una tangente il consigliere di turno, che se accetta va spedito in carcere.
Scusi Bono ma anche lei prende 8mila euro al mese?
Come deciso in campagna elettorale, il mio stipendio è di 2500 netti. Gli altri li metto in un fondo del Movimento che utilizziamo per finanziare associazioni o vertenze che sosteniamo come i no-Tav o i referendum per acqua e nucleare. Tra l’altro ho rinunciato al vitalizio. E nei prossimi giorni ripresenterò in Aula gli emendamenti per i tagli ai costi della politica.
(2 ottobre 2012)
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