Rodotà può farcela! Bersani spieghi alla base Pd perché non lo vota

Paolo Flores d'Arcais



Rodotà ha ottenuto 89 voti in più di quanti fossero i parlamentari del M5S in aula. Una ulteriore prova di come sia la personalità che può unire tutti i parlamentari che vogliono un Custode della Costituzione e dei suoi principi di giustizia e libertà, anziché un Presidente di gradimento del Caimano. Rodotà ha dichiarato che se la sua candidatura fosse di intralcio per altre scelte del M5S sarebbe pronto a ritirarsi. Altra dimostrazione della sua statura morale, dove la politica è intesa come servizio e non come carriera.

E’ un’ottima notizia che il M5S abbia ribadito che Rodotà resta l’unico candidato, e che le voci di una confluenza su Prodi sono prive di fondamento. Oltretutto, il nome che segue Rodotà è Zagrebelsky, non Prodi.

Resta invece incomprensibile il no di Bersani e dei dirigenti Pd alla candidatura di Rodotà, plebiscitata dalla base del partito, con occupazioni di sezioni, tessere stracciate e una marea di mail e tweet. Erano pronti a votare un candidato scelto dal Caimano e si rifiutano di votare una personalità che è stata presidente del Pds, cioè dell’antecedente del loro stesso partito? Perché?

Dal giorno successivo ai risultati elettorali Bersani e il Pd non ha fatto che “corteggiare” il M5S, accusandolo di non voler dialogare, di saper dire solo dei no, di non avere il coraggio di proporre nomi. Ora il M5S avanza un nome che appartiene alla storia del Pd, e dichiara che se il Pd votasse Rodotà si “aprirebbero praterie per la formazione del governo”. Perché allora il Pd non vota Rodotà?

Migliavacca, strettissimo collaboratore di Bersani, arrivò a riconoscere che il Pd avrebbe votato per l’arresto di Berlusconi, se tale richiesta fosse arrivata in parlamento. E il capogruppo dei senatori Pd, Luigi Zanda, ha ribadito che bisogna votare la ineleggibilità di Berlusconi nella “Giunta delle elezioni”. E allora perché offrire poi a Berlusconi, ineleggibile e perfino carcerabile, una “rosa” tra cui scegliere se Pd e M5S hanno una maggioranza larghissima per eleggere Rodotà alla quarta votazione. Se il Pd non spiega quali siano le tare politiche e morali di Rodotà che rendono il suo nome improponibile, renderà non solo lecito ma doveroso ogni sospetto sulla ricattabilità di alcuni dirigenti Pd e sulla garanzia di immunità già data al Caimano.

(19 aprile 2013)



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