Roma, prove di scuola-caserma al De Chirico
Anna Maria Bruni
Il liceo artistico boccia il contributo volontario e il bilancio (contro i tagli), e le prove invalsi. E il suo dirigente risponde con una circolare poliziesca, che vorrebbe imporre un clima da caserma. Ma i docenti non ci stanno e fanno partire la diffida. Anche i Cobas minacciano l’azione legale.
Una scuola-caserma, questo sembra prefigurare la Circolare 164 che potete leggere qui. E non è uno scherzo. E’ stata davvero emanata al Liceo Artistico Statale Giorgio de Chirico di Roma. Dev’essere la legge del contrappasso. Ma non a caso docenti, studenti e genitori che se la sono vista recapitare, l’hanno immediatamente ribattezzata “Circolare Guantanamo”. Dopodiché, ovviamente, l’hanno girata al sindacato. Angelo Imbrogno, docente di educazione fisica e membro del Consiglio d’Istituto, ce l’ha una spiegazione. “E’ una ritorsione bella e buona – dice – perché il Consiglio d’Istituto del 2 marzo, giorno precedente a questa Circolare, ne ha contestata un’altra precedente a questa, la 153, che rendeva nota la sospensione dei servizi, dalle attività integrative alla fornitura di materiale, a causa del mancato versamento del contributo volontario da parte delle famiglie. Un ricatto inaccettabile – sostiene Imbrogno – che rende il contributo obbligatorio”.
Infatti la Circolare di cui parla il professor Imbrogno recita proprio così: “a causa delle esigue entrate derivanti dal contributo delle famiglie necessario alla scuola per il funzionamento didattico curriculare ed extracurriculare”. E specifica che queste attività sarebbero riprese solo e soltanto previa la “regolarizzazione dei versamenti, da farsi entro e non oltre il 5 marzo 2011”. C’è anche la deadline. Un vero e proprio ricatto alle famiglie, quando invece “sarebbe il caso che si cominciasse a ricattare il Ministero, magari impegnando quei soldi che il Ministero non vuole restituire alle scuole”. Questo è stato detto nel corso di quel Consiglio d’Istituto del 2 marzo, che si è concluso con una mozione in cui si invita il Preside a garantire la regolare funzionalità didattica nonché, dice la mozione deliberata, a circostanziare tutte le spese, a fronte delle quali solo chi può e chi vuole, pagherà il contributo volontario”.
La questione sta esacerbando le scuole, ridotte al collasso dai debiti provocati dai mancati trasferimenti dello Stato, che ormai si attestano su 1,5 miliardi (per non parlare dei circa 8 miliardi di tagli spalmati sui tre anni dalla legge 133/2008), e dove però, invece di pretendere la “restituzione del maltolto” come un corpo unico, i Dirigenti scolastici finiscono per dichiarare guerra a docenti e famiglie. Almeno questo è il caso. Perché va detto che alla De Chirico il Consiglio d’Istituto ha già bocciato il programma annuale (ex bilancio di previsione) per il 2011, scegliendo così di contestare concretamente l’idea di “normalizzare” la cancellazione del debito verso le scuole, attraverso l’approvazione di un bilancio stilato senza tener conto del credito vantato.
Dunque una battaglia concreta del Consiglio d’Istituto che, lo ricordiamo, è il massimo organo collegiale, formato da un numero paritetico di docenti e genitori, da due rappresentanti del personale non docente (Ata), dal dirigente e dal rappresentante degli studenti, ed il cui presidente è un genitore, ostacolata proprio dal preside, colui che dovrebbe essere il portabandiera delle esigenze e dei problemi degli studenti. Non solo quindi non se ne fa portavoce, ma assume peraltro un ruolo che fino a prova contraria non gli spetta, essendo la scuola gestita dagli organi collegiali, e contravvenendo così alla libertà di insegnamento e al diritto allo studio garantiti dagli articoli 33 e 34 della Costituzione. Ma non è solo il nostro professore a dirlo.
“Se la circolare 153 fosse definitiva”, dice Imbrogno, “i genitori hanno già chiarito nel Consiglio d’Istituto del 2 marzo che stanno valutando con un legale i presupposti di una negazione del diritto allo studio e pertanto la possibilità di procedere con un ex art. 700, per il ripristino della regolare attività scolastica”, mentre contemporaneamente arriva la risposta di Cgil e Cobas alla Circolare “Guantanamo”. Pino Di Lullo, segretario generale Flc Roma sud, “esprime la massima preoccupazione in merito allo stato di tensione esistente interno della scuola”, ritiene vi siano “indubbiamente pochi che si sono ritagliati spazi di potere e privilegio ai danni dei molti che fanno onestamente il loro lavoro”, ed è a loro che si rivolge, invitando a “fermarsi”, e ad “individuare chiaramente problemi e responsabilità e trovare nuove strade per uscire da questa condizione”.
I Comitati di base della scuola invece contestano la mozione punto per punto, “in base ad una interpretazione errata e capziosa della normativa vigente (Costituzione, CCNL, DPR 275/99, ecc.)” e a quello che giudicano un intervento esterno sui “compiti che spettano solo e soltanto all’insegnante, nell’esercizio della sua funzione docente”. Inoltre la nota imputa alla “comunicazione”, “la volontà di creare nell’istituto un clima poliziesco, “nella più completa assenza di quella partecipazione cooperativa e serena che è tipica di un luogo improntato alla relazione educativa come la scuola”, oltreché di contenere elementi lesivi della dignità e della funzione docente. Per questi motivi il sindacato si riserva di procedere per vie legali, ma nel frattempo invita il Dirigente “al ritiro immediato della comunicazione in oggetto”. I docenti però non hanno perso tempo, e nell’assemblea immediatamente successiva alle comunicazioni sindacali, hanno comunque deciso di procedere con una loro diffida legale contro la Circolare incriminata.
(22 marzo 2011)
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