Legalità e salute, pilastri del cambiamento. Marco Doria risponde alla lettera aperta di MicroMega

Marco Doria

L’ di Pierfranco Pellizzetti solleva innumerevoli questioni sulle quali da tempo ormai mi interrogo e ragiono.
Due emergenze, in primo luogo: sanità e legalità. Temi diversi a proposito dei quali il comune non è certo il soggetto politico principale anche se deve fare fronte sino in fondo alle proprie responsabilità.

Prima di parlare di sanità serve parlare di salute. La qualità dell’aria, gli stili di vita, il livello dei servizi, le politiche di prevenzione possono caratterizzare il tasso di civiltà di una comunità e attenuare la pressione che si scarica sul sistema sanitario. L’amministrazione comunale ha molto da dire e da fare in merito, anche in un periodo di risorse finanziarie scarse come quello attuale. Infine il sindaco può esercitare un ruolo incisivo in sede di conferenza dei sindaci per quanto concerne la politica di localizzazione delle strutture ospedaliere sul territorio. Elemento portante di questa deve essere, oltre che una oculata gestione delle risorse pubbliche, una corretta distribuzione delle strutture ospedaliere sul territorio cittadino-metropolitano, il che dovrebbe significare pensare alla presenza di ospedali in aree quali il Ponente e la Val Polcevera piuttosto che a un potenziamento delle strutture ubicate nella parte centrale della città.

Alla legalità deve essere dedicata un’attenzione costante, come del resto viene indicato con chiarezza nel mio programma. In primo luogo occorre non minimizzare la questione di cui va riconosciuta tutta la gravità. Contrasto alla malavita organizzata e impegno per la coesione sociale nelle periferie urbane sono due facce della stessa politica tesa al rispetto delle regole e alla tutela della dignità delle persone. L’esatto contrario dunque della politica da “sindaci sceriffi e vecchi fascisti” dalla quale pure, purtroppo, non sempre il centrosinistra ha preso adeguatamente le distanze.

Infine due parole sul “totale esaurimento del “modello economico novecentesco”. La realtà genovese è precisamente descritta da tali parole. Bisogna guardare a una prospettiva diversa in cui lo sviluppo possibile contempli sempre il rispetto di un ambiente e un territorio fragili e ripetutamente e dolorosamente feriti. In tale prospettiva però – pur convenendo sul fatto che tanta retorica si è fatta su Genova “capitale di qualcosa” – la logistica, la nautica, l’hi-tech (e anche Erzelli), l’Istituto di Tecnologia devono avere un ruolo. Il fatto che ad oggi questo sia ancora limitato deve sollecitare l’amministrazione pubblica a impegnarsi perché così non sia, organizzando meno convegni e favorendo invece atti concreti.

Persone che si riconoscono nelle grandi tradizioni ideali richiamate da Pellizzetti possono certo contribuire a costruire un futuro possibile per Genova; credo però che anche altri che si richiamano a culture diverse possano dare contributi fecondi. A patto di sapere cogliere tutti la radicale novità del quadro in cui ci muoviamo, di avvertire la necessità di rinnovare paradigmi interpretativi per vari aspetti datati, di essere consapevoli che solo con la trasparenza e il coinvolgimento di tanti in un processo reale di democrazia partecipata è possibile avanzare nella direzione giusta.

(15 aprile 2012)



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