San Raffaele, i docenti prendono posizione: “Serve un cambio di rotta radicale nella gestione dell’Ateneo”
Oggi il Consiglio delle tre Facoltà riunite dell’Università Vita Salute San Raffaele ha rotto il silenzio sulla situazione presente e le prospettive dell’Ateneo, raccogliendo i risultati di una riflessione in corso al suo interno già a partire dai drammatici fatti di inizio estate. Alla base della discussione è stata presentata una proposta di dichiarazione congiunta (leggi qui sotto), che indica nella crisi presente un’opportunità di rilancio dei suoi valori e dei suoi princìpi ispiratori, possibile solo a condizione che venga dato un forte segnale di cambiamento rispetto all’attuale dirigenza, a partire dal Rettorato e dal Consiglio di Amministrazione.
Attraverso un’ampia e vivace discussione è emersa una consapevolezza condivisa del ruolo fondamentale assunto dai docenti in questa fase di possibile rinnovamento, che avverrà sotto lo sguardo critico della società civile, e una forte volontà di partecipazione alla determinazione della vita dell’Ateneo, e di trasparenza dei suoi metodi gestionali. E’ stata anche ribadita l’intangibilità della libertà di ricerca e di insegnamento, inseparabile dall’eccellenza riconosciuta all’Ateneo a livello nazionale e internazionale.
A conclusione di questa discussione, l’assemblea all’unanimità ha dato mandato ai Presidi delle tre Facoltà di redigere entro venerdì 23 dicembre uno statement che, dopo aver compiuto una verifica legale di ciascun punto, chieda:
1. La modifica dello statuto con particolare riferimento alle norme per l’elezione del rettore, ad un rafforzamento del senato accademico e ad un adeguato ruolo del corpo docente;
2. La nomina di un nuovo CDA il cui presidente deve essere una figura di alto valore professionale e deontologico;
3. La riformulazione dei meccanismi gestionali dell’Università.
Milano, 21 dicembre 2011
PROPOSTA DI DICHIARAZIONE CONGIUNTA
Il difficile momento storico che la nostra Istituzione sta attraversando deve rappresentare un’opportunità di rilancio dei suoi valori e dei princìpi ispiratori, alla cui affermazione ha contribuito in modo fondamentale, non è certo nostra intenzione disconoscerlo, il Fondatore della nostra Università. L’Istituzione tutta, attraverso i suoi operatori, deve proiettarsi nel futuro, dando segnali chiari di cambiamento rispetto a un passato che, al di là delle vicende giudiziarie cui siamo del tutto estranei e che non spetta a noi valutare, è stato troppo spesso improntato ad una gestione del potere poco trasparente e caratterizzata da minima condivisione delle decisioni strategiche e gestionali.
I Docenti dell’Ateneo Vita-Salute San Raffaele sono consapevoli del proprio ruolo fondamentale in quest’operazione di rilancio del prestigio e della rilevanza, sul piano nazionale ed internazionale, delle attività di formazione, di ricerca e di assistenza della nostra Istituzione. Questa fase di rinascita avverrà sotto lo sguardo critico della società civile: non solo e non tanto degli organi inquirenti e giudicanti o dei media ma anche, e soprattutto, dei cittadini che oggi si chiedono se sia saggio e prudente affidarsi alla nostra Istituzione per la cura dei malati o per la formazione e la crescita professionale dei propri figli.
Come possiamo marcare una chiara discontinuità rispetto al passato?
Recuperando in primo luogo una forte coesione tra i professionisti che operano nei diversi ambiti istituzionali. Ricreando un senso di appartenenza non più basato sulla cooptazione o sulla soggezione fideistica a un capo carismatico, ma sul riconoscimento reciproco dell’impegno professionale, del merito e del privilegio degli interessi comuni rispetto a quelli particolari. Questo cambio radicale di atteggiamento dovrà in primo luogo essere evidente nei meccanismi di governance dell’Istituzione e nelle persone che saranno chiamate a rivestire incarichi istituzionali strategici. È in questi meccanismi e in queste persone che il rinnovamento rispetto al passato dovrà essere più chiaro e più marcato.
Per quanto attiene al nostro Ateneo, discontinuità e volontà innovatrice dovranno in primo luogo riflettersi nelle norme statutarie dell’Ateneo, che dovranno garantire la presenza qualificante dei rappresentanti del corpo docente negli organi e nei meccanismi deliberanti, ivi incluse le procedure previste per la nomina, auspicabilmente su base elettiva, del Rettore. Chi assumerà il ruolo di Rettore dovrà rappresentare al massimo livello i valori ideali e programmatici dell’Ateneo e farsi promotore d’innovazione e integrazione, sui temi della ricerca e della didattica, sia tra le varie Facoltà sia tra l’Ateneo e le strutture deputate all’assistenza dei malati. Questi cambiamenti appaiono inderogabili in questa fase storica del nostro Ateneo. Osserviamo invece con stupore e preoccupazione che il nuovo Statuto della nostra Università ha eliminato “il riconosciuto valore scientifico internazionale” tra i requisiti necessari per rivestire la carica di Rettore e ha relegato il ruolo del Senato Accademico a una funzione puramente cerimoniale. Questi e altri segnali ci fanno temere che gli attuali vertici dell’Ateneo non siano preparati o disposti a inaugurare una nuova fase nella vita dell’Istituzione.
I docenti dell’Ateneo Vita-Salute San Raffaele sono convinti che una loro presa di posizione comune e condivisa, che chieda in modo deciso di segnare un cambiamento rispetto al passato, rappresenti il primo indispensabile passo non solo per il rilancio dell’immagine del San Raffaele, ma anche per riconquistare l’affidabilità necessaria ad attrarre nuovi investimenti e a svolgere un ruolo centrale nel futuro dell’Istituzione tutta, nelle sue inscindibili attività di insegnamento, ricerca e assistenza. Questo passo dovrà auspicabilmente preludere all’avvio di una fase transitoria nella quale il Senato Accademico si faccia promotore presso il CdA d’Ateneo delle modifiche statutarie richieste. A questa fase potrà far seguito la nomina su base elettiva di un Rettore il cui mandato sia caratterizzato da deleghe più consistenti delle attuali, il cui prestigio scientifico e morale sia tale da riaccendere non solo la fiducia del pubblico, ma anche l’orgoglio di appartenenza di tutti noi.
(22 dicembre 2011)
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