Sarebbe bello parlare di politica
Lidia Ravera
“Sarebbe bello parlare di politica”, ha detto una signora ad una cena. No, non era una cena elettorale. Era una cena per un compleanno. Quella frase mi ha colpita, non tanto le parole, quanto il tono: quasi di nostalgia. Vi ricordate? Una volta si parlava di politica.
Di che cosa si parla, invece, da sabato 27 febbraio? Delle irregolarità del Partito di Governo. Dell’ira funesta del Partito di Governo. Dell’arroganza del Partito di Governo. Del decreto interpretativo con cui il Partito di Governo cerca di mettere una pezza ai suoi errori. Del tentativo del Partito di Governo di far passare tutto questo inverecondo casino per “difesa dei diritti dei cittadini”. Di quello che farà il Partito di Governo se le consultazioni si terranno nei tempi stabiliti e, come ci auguriamo, vincerà Emma Bonino. Contesterà il risultato? Farà rifare tutto daccapo? Butterà Emma Bonino dalla finestra (tanto è leggera, a forza di difendere la legalità col digiuno)?
Di questo si parla. Nessuno si azzarda a confrontare programmi e intenzioni. Eppure, nel mio ostinato candore, io ero convinta che il Parlamento regionale dovesse essere il luogo in cui si organizza il benessere dei cittadini. Una sanità che funziona, buona istruzione per tutti, buone leggi per fare cinema teatro cultura sperimentazione, cure amorevoli per l’immenso patrimonio artistico, un turismo che rispetta il territorio e non rapina gli stranieri, le fonti d’energia meno costose e inquinanti e pericolose, aiuti per i più poveri, sostegno alle donne, creare posti di lavoro, tutele per i precari, case per i giovani…
Pensavo che si potesse/dovesse interpretare i bisogni/desideri della collettività e lavorare per soddisfarli. E’ per fare “questa politica” che mi sono candidata a consigliere regionale. Non per assistere al gioco della “battaglia legale”. Dove, alla fine, “colpita e affondata”, sarà l’Italia.
(11 marzo 2010)
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