Sciopero degli immigrati, l’adesione di Articolo 21

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Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom Cgil, tutti a partecipare alle centinaia di iniziative che sono già state promosse per il prossimo primo marzo, quando migliaia e migliaia di immigrate e di immigrati, per la prima volta, incroceranno le braccia per richiamare l’attenzione sulle loro condizioni, precari tra i precari, spesso senza diritti, buoni per essere sfruttati ma cattivi quando bisognerebbe riconoscere loro le condizioni di una piena dignità politica, sociale e civile, e non ci riferiamo certo al solo diritto di voto, condizione necessaria ma non sufficiente.

La giornata del primo marzo si inserisce in modo pieno in un percorso che inizierà il 27 febbraio a Roma con la manifestazione indetta dal Popolo Viola e proseguirà con lo sciopero generale indetto dalla Cgil per il prossimo 12 marzo e che si concluderà con una grande manifestazione nazionale.

In tutti questi tre appuntamenti si ritroveranno donne e uomini che amano la Costituzione, lo stato di diritto, che si riconoscono ancora nei principi di libertà, fraternità, uguaglianza.

Questi valori non possono vivere senza il rispetto della Costituzione,senza una ferma opposizione ad ogni illegittimo impedimento, ma non possono vivere senza la inclusione sociale e politica dei più deboli, di chi vive in modo precario, di chi rischia di non farcela, di chi si sente ogni giorno dileggiato dalla provocazione e dalla irresponsabilità di quanti negano l’esistenza stessa della crisi, di quanti sono sempre pronti a solidarizzare con l’amico Silvio e con l’amico Guido, ma non riescono mai a solidarizzare con le ansie e i bisogni di milioni e milioni di cittadine e cittadini, italiani o stranieri che siano.

Da questi tre appuntamenti dovrà uscire una opposizione politica, sociale, civile, più forte e più capace di mettere insieme i valori e gli interessi, i diritti e la questione sociale, la libertà e il pane come si sarebbe detto un tempo.

Per queste ragioni Articolo21 non solo ci sarà ma rivolgerà un appello ai media nazionali affinché questi eventi siano seguiti in diretta, ridando un volto e una voce a quanti sono stati sin qui ignorati, cancellati, censurati, perché le loro ansie dispiacciono al re.

E’ assai probabile che questo appello sia destinato a non essere raccolto,se così dovesse accadere che ci siano almeno risparmiati pianti e lamenti quando gli umiliati, offesi e cancellati dovessero decidere di stracciare gli spartiti e di fischiare non solo il sovrano e la sua corte, ma anche i loro squadristi mediatici.

Giuseppe Giulietti

(24 febbraio 2010)

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