Sciopero generale, ce n’est qu’un debut?

MicroMega

Il rischio di uno sciopero depotenziato rispetto alla drammaticità della situazione, e l’urgenza di farne il punto di partenza di una serie crescente di iniziative per liberare l’Italia dal regime. Dialogo sulla mobilitazione del 6 settembre tra un lettore, delegato Fiom-Cgil, e il direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais.

Caro Direttore,

Mi aspettavo una riflessione da parte sua o dei suoi collaboratori in merito allo sciopero generale proclamato dalla CGIL il 6 settembre. Non sono rimasto senz’altro deluso trovando sul blog di MicroMega il bell’ di Cremaschi e il , in cima ai restanti approfondimenti sul tema, “Sciopero generale, non si può sbagliare”.

Il titolo è di per sé una raccomandazione e rivela la legittima preoccupazione che le cose possano anche non funzionare. Leggendo con attenzione il testo, viene messa in discussione l’opportunità di indire uno sciopero “subito”, correndo il rischio, complice un’eccessiva precipitazione, di non riuscire a mettere in campo adeguati meccanismi di preparazione e di conseguenza compromettere il risultato della mobilitazione. Rispetto il suo punto di vista ma vorrei presentarle il modo di vedere la questione da parte di un lavoratore qualsiasi, posto a bersaglio del provvedimento più iniquo e classista che si possa concepire (nella sua struttura complessiva, essendone i dettagli in schizofrenica evoluzione).

Lavoro in un’azienda metalmeccanica, sono iscritto alla Fiom e svolgo il ruolo di delegato all’interno della RSU eletta dai lavoratori. A fronte di vertenze di natura sindacale, di qualsiasi livello esse siano (decreti del Governo ingiusti o singole azioni padronali lesive dei diritti dei colleghi), chi rappresenta i lavoratori deve valutare essenzialmente due cose: come e quando rispondere all’offensiva. Il come è lo strumento più adeguato a contrastare la minaccia. Il quando è sempre “prima possibile”. Se alcuni colleghi subiscono azioni di mobbing dai loro capi la RSU fa subito un comunicato in cui denuncia la cosa e chiede l’immediata interruzione di tali comportamenti. La tempestività è essenziale. Se l’azienda pianifica una ristrutturazione nel suo piano industriale i delegati non aspettano che i giochi siano conclusi ma aprono immediatamente il conflitto attraverso lo sciopero.

Allo stesso modo, se il Governo sta mettendo in atto un massacro sociale senza precedenti, non possiamo aspettare che il Parlamento ratifichi l’inizio della mattanza e poi con comodo sciopero per dire che ci stanno massacrando. Una mobilitazione reale non può essere solamente un atto di denuncia, a scopo di testimonianza per i posteri. Il conflitto deve servire a incidere sulla realtà, a fermare con tutti i mezzi possibili certe porcate.

Per questo lo sciopero generale in sé è uno strumento incompleto, deve rappresentare il punto di partenza di un sommovimento civile di riscatto sociale. Questo è l’unico “Autunno caldo” plausibile. Prima ci si muove prima l’incazzatura generale, per così dire, si organizza per costruire un fronte di lotta. Che non sarà più formata da un’avanguardia di lavoratori e studenti maggiormente inclini all’impegno politico. Dovrà essere un esercito di persone che fino a ieri non si preoccupavano più di tanto di quello che succedeva introno a loro (magari scuotevano solamente la testa disgustata dalla patetica soap opera berlusconiana). La straordinaria vittoria dei referendum ha dimostrato che tutta questa gente, se prontamente e costantemente stimolata, viene allo scoperto. Lo sciopero generale sarà il primo forte segnale per convincere le persone consapevoli del modo in cui ci stanno opprimendo a schierarsi. Dopo bisognerà inventarsi ogni mezzo possibile per tenere vivo lo spirito allo scopo di occupare stabilmente (e letteralmente) piazze, scuole, fabbriche. Magari sulla scia degli indignados spagnoli, per cominciare, tenendo come riferimento il 15 ottobre, giornata di mobilitazione europea.

Per aggiungere un elemento più concreto alla discussione, un primo dato di partecipazione ce lo abbiamo. Ieri ci sono stati gli attivi dei delegati CGIL in preparazione dello sciopero. A Milano, dove era previsto l’intervento di Susanna Camusso, non sono riuscito nemmeno ad avvicinarmi alla sala della Camera del lavoro tanto era stracolma di gente sia seduta che in piedi. Delegati con più anni alle spalle non ricordano a memoria un’affluenza simile a un semplice congresso di delegati. Tutta questa partecipazione dovrà crescere sempre di più, andando ben oltre lo sciopero del 6 settembre, per cambiare davvero il volto di questo paese, riprendendo in mano la sostanza del “fare democrazia”, facendo tesoro di tutte le buone pratiche, primo su tutti il caso Islanda.

Cordiali saluti
Paolo Tardugno – Delegato Fiom-CGIL

Caro compagno Tardugno (sono abituato così da 48 anni, spero non risulti offensivo), mi spiace non essere stato chiaro. La tempestività andava benissimo, ho anzi sottolineato come lo scorso anno Susanna Camusso, traccheggiando sulla richiesta della Fiom per mesi, abbia finito per convocare uno sciopero generale depotenziato.
Questa volta il depotenziamento mi sembra dato dalla scarsa radicalità degli obiettivi, rispetto alla iper-radicalità della situazione di aggressione del regime di Berlusconi ai lavoratori e a una grande maggioranza di cittadini.

Mi è sembrato cioè, e mi sembra ancora, che lo sciopero avrebbe dovuto essere proposto esplicitamente come l’inizio (la “diana”, ho scritto, termine militaresco forse retorico, ad indicare la gravità della vera e propria “guerra civile” contro la Costituzione che credo Berlusconi ormai vada conducendo) di una serie crescente e ININTERROTTA di iniziative con cui liberare pacificamente l’Italia dalle macerie cui il regime l’ha ridotta.

Io questo clima, che come scrivi giustamente potrebbe prolungarsi fino al 15 ottobre con iniziative quotidiane, nelle parole di Susanna Camusso non le ho sentite, e non vorrei perciò che per lei e i dirigenti della maggioranza Cgil lo sciopero sia solo una tappa per riprendere il dialogo con la Marcegaglia (l’ultimo accordo è stato devastante) o – Dio non voglia – il regime. Per questo chiedevo che gli ultimi quattro giorni di preparazione dessero il senso che con questo sciopero generale inizia una fase di contrapposizione “senza se e senza ma” alle forze dell’Italia incivile, che per me sono costituite dal regime berlusconiano con tutti i suoi accoliti (comprese gerarchie della Confindustria e gerarchie della Chiesa). Non ho sentito invece accenti, all’altezza della drammaticità della situazione.

Penso che in termini così chiari (in fondo non si tratta di essere radicali, ma solo realisti) la mobilitazione potrebbe (avrebbe potuto?) essere la più ampia e la più efficace. Tu non credi?
Naturalmente MicroMega, e io personalmente, martedì ci saremo, perché “finché c’è lotta c’è speranza”, ma con la convinzione che tale lotta avrebbe potuto essere più efficace con un diverso atteggiamento della dirigenza maggioritaria Cgil.
Con affetto, tuo
Paolo Flores d’Arcais

Caro compagno,
a differenza di molti giovani rampolli della cosiddetta “sin
istra moderna”, io adoro questo appellativo, “COMPAGNO”, e mi fa enorme piacere che lo utilizzi nei miei riguardi. Mi permetto di darti del tu, mantenendo intatto la stima che nutro nei tuoi riguardi. Il fatto che tu mi abbia risposto con tale prontezza e disponibilità ad argomentare le critiche di un semplice lettore (chi altri lo avrebbe fatto, oggi!?) dimostra che tale stima non era mal riposta.

Entrando nel merito della discussione, ti ringrazio di aver chiarito la tua posizione. Posta in questi termini, il nocciolo della questione è l’insufficienza delle motivazioni che spingono la CGIL a dichiarare lo sciopero generale e di conseguenza la portata inadeguata degli obiettivi che si pongono. Mi sembra perfettamente evidente. Pur non potendo conoscere il pensiero che alberga nelle menti del direttivo centrale della CGIL, dubito fortemente che abbiano intenzione di mettere in campo una mobilitazione permanente, all’altezza della gravità della situazione. Mi stupirei oltremodo del contrario, se penso che la Camusso non ha nemmeno intenzione di ritirare la firma da quell’ignobile accordo estivo con “sindacati complici” e Confindustria, testo che ha offerto un assist clamoroso a Sacconi per infilare l’infame art. 8 nel decreto sulla manovra finanziaria.

Quindi non credo, essendo realisti, che la CGIL ci accompagnerà nel prosieguo e soprattutto nel vivo della lotta civile, se mai ci sarà nei termini che auspichiamo. Ma i veri protagonisti dello sciopero saranno tutti quei movimenti, inclusa la FIOM, che ruotano intorno alla galassia “Uniti contro la crisi”. Il 6 settembre dovrà essere un’occasione di crescita per quel soggetto di forze civili che ad oggi è sì significativo ma ben lontano dall’essere un “movimento di massa”, quello che servirebbe per dare una svolta all’opposizione del paese reale. Purtroppo non mi aspetto nessuna sponda politica (salvo i piccoli partiti oggi extraparlamentari). Se penso che Profumo potrebbe essere il nuovo leader del PD mi viene una risata amarissima, seguita da un senso di nausea profonda.

Credo che i partiti in generale abbiano esaurito la loro funzione di sviluppo del processo democratico. Possono solo ricoprire un ruolo di copertura per il governo ombra della mega finanza. Nutro solo qualche piccola speranza in SEL, che in una futura maggioranza di centrosinistra possa in qualche modo influenzare il governo a favore dei lavoratori. Ma è poca cosa. La vera democrazia oggi la si deve praticare in modo diretto e partecipato, senza organismi politicanti di mezzo, rivendicando il diritto a fallire come Stato e ripartire da zero, rispolverando, nel nostro paese, una Costituzione che i politici hanno lasciato ammuffire sotto la polvere.

Ma ho allargato parecchio il discorso, lasciandomi un po’ andare. Domani sera la FIOM e molti altri organizzano a Milano un presidio presso piazza Affari, protestando davanti alla Borsa, contro chi dispone impunemente delle nostre vite nascondendosi dietro governi fantoccio. Io sarò presente. Sono sicuro che anche voi seguirete con attenzione l’iniziativa.
Con rinnovato affetto
Paolo Tardugno

Caro compagno Tardugno, sono certo che con te e con la Fiom tutta continuerà non già un dialogo ma una collaborazione: culturale, politica, di lotta. In fondo l’editoriale che ho scritto per "Il Fatto" e che più di uno, a causa di un’ultima riga "provocatoria", ha considerato un invito alla rinuncia, voleva dire solo questo: uno sciopero generale è uno strumento che impone ai lavoratori un duro sacrificio, deve dunque essere in grado, almeno in proporzione, di "far male" (pacificamente si intende) alla controparte, che in questo caso non è solo la Confindustria ma il regime tutto, con le sue cricche, i suoi ladri, i suoi lacchè.
a presto
Paolo Flores d’Arcais

(5 settembre 2011)

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