Sinistra e consenso, la fine del miraggio centrista

Pierfranco Pellizzetti

, da il Fatto Quotiiano, 25 marzo 2010

Tra le varie letture prescrittive delle elezioni regionali francesi (la Sinistra ha vinto perché ha ben governato o non ha bisticciato), qui se ne avanza una un po’ diversa: sono l’ennesima smentita delle analisi in materia di flussi del consenso dominanti negli ultimi decenni, soprattutto nelle strategie della Sinistra. Che le hanno arrecato danni irreparabili; soprattutto in Italia.
Ossia la tesi peregrina di un “modello idraulico totale”, per cui si vincerebbero i confronti elettorali semplicemente sottraendo elettori allo schieramento contrapposto; grazie al riposizionamento “centripeto” della propria immagine di soggetto politico, a prescindere da coerenza, rigore e contenuti.
Puro camaleontismo che ha imposto l’accantonamento dei tratti identitari più significativi e riconoscibili a vantaggio di una indistinguibile genericità. La chiamano “conquista del centro”. Strategia con un corollario altrettanto pericoloso: nell’eclisse delle ideologie si conquisterebbe l’elettorato con la fantomatica “buona amministrazione” purchessia (riparare i marciapiedi? Aggiungere un cassonetto della spazzatura?), magari “creativa” (le inflazionate “notti bianche”?). Il fatto è che i margini di manovra operativa della politica in materia gestionale sono pressoché inesistenti. E non è certo un marciapiedi riparato (ovviamente, va riparato) a spostare consensi in una situazione altamente polarizzata quale quella in cui ci troviamo. Semmai tale risultato si potrebbe ottenere offrendo cornici mobilitanti di senso e significato. Ma questo è un altro discorso.
Del resto, la strategia del camaleonte non ha funzionato bene in Germania con la “sinistra al cachemire” di Gerhard Schröder, nell’Esagono ha portato poca fortuna ai camuffamenti para-gollisti di Ségolène Royal. Però si diceva: c’è Tony Blair e il suo New Labour in Gran Bretagna… Cosa succederà in quel d’Albione staremo a vedere alla prossima puntata elettorale. Tuttavia, quanto appare certo è che certe magie ormai non funzionano più neanche oltre Manica.
Comunque la ricetta dello scippo a Destra, da parte di una Sinistra alla Zelig, in Italia sconta il dato ulteriore che qui c’è Berlusconi e i mimetismi centristi hanno comportato la totale sottomissione alla volontà di potenza del Cavaliere, al suo strapotere mediatico. Per cui si è avvalorata la tesi demenziale che l’antiberlusconismo favorirebbe il berlusconismo, che il concedere all’avversario terreno di manovra e qualsivoglia pretesa (anche la più umiliante) sarebbe il massimo dell’astuzia politica.
Cedevolezza che ha prodotto disaffezione e rifiuto nell’elettorato di sinistra; ha dimostrato che i presunti adepti del marketing politico sono degli sprovveduti in materia.
Cosa dice la teoria dell’orientamento al cliente nei periodi di stanca del mercato (in politica, quando gli schieramenti sono bloccati nel reciproco rifiuto)? Spiega che il primo obiettivo deve essere il mantenimento della clientela “captive” (quella che i marchettari chiamano “fidelizzata”). Invece le teste lucide della Sinistra hanno fatto l’esatto opposto: smettere di fidelizzare i propri “clienti” per inseguire quelli altrui. Risultato: nessuno sfondamento a destra, contestuale crescita dell’astensionismo a sinistra. Con riprova anche a destra, come in Francia; dove l’elettorato ha mollato Sarkozy non per la Gauche ma per Le Pen o l’astensione.
Buon senso imporrebbe l’accantonamento del “modello idraulico” per impegnarsi a promuovere il flusso dal non voto al voto dei potenziali “propri”, offrendo loro connotati nitidi e comportamenti conseguenti. Insomma, oggi si vince o si perde nella misura in cui si riesce o meno a sgelare quel voto in ghiacciaia che in teoria già sarebbe proprio. Sempre lo si sappia rimotivare.
Resta ancora un dubbio: come mai tante teste finissime quali quelle a sinistra non si rendono conto di una così palese ovvietà? Forse l’unica risposta plausibile è psicologica: non possono fare diversamente.
Insomma, i personaggi cresciuti nelle penombre della politica politicante risultano geneticamente inadatti a un confronto politico affrontato a muso duro. Visto che i loro files mentali sono stati programmati solo per piccoli tatticismi e grandi “inciuci”.
Per questo ha ragione da vendere chi un giorno esclamò in piazza Navona: “con questi dirigenti non vinceremo mai”. Ma anche con questi consiglieri delle tesi idrauliche più balorde. A cui si abbeverano politici non interessati a vincere, quanto a restare personalmente in sella.

(25 marzo 2010)

Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.