SOLO ANDATA? #1 – Trasformiamo la Sicilia da porto per emigranti a terra d’approdo
Giovanna Marano
Da oggi su micromega.net uno spazio in cui Giovanna Marano, storica sindacalista della Fiom siciliana oggi candidata alla presidenza della Regione Sicilia, dialogherà con i giovani siciliani costretti a emigrare dalla loro terra.
Faccio subito una premessa, quasi d’obbligo in questi giorni in cui nell’Unione europea è a rischio la prosecuzione del programma Erasmus: la mobilità internazionale è un fattore di crescita culturale, sociale ed economico importantissimo per una società. Ma questo tipo di mobilità, fondata sullo scambio, non ha nulla a che vedere con quello che accade in Sicilia ormai da decenni e che rischia di acuirsi nei prossimi anni. Qui, nell’Isola, alle decine di migliaia di giovani che sono andati a studiare o a lavorare all’estero non ha fatto da contraltare l’arrivo di altrettanti coetanei da altre parti dell’Europa. Persino i giovani migranti che arrivano dalle regioni africane ed asiatiche vedono la Sicilia come una sorta di ponte verso il più opulento e moderno Occidente.
Lo Svimez ha definito questo fenomeno uno “tsunami demografico”. Uno tsunami che si risolve automaticamente in un circolo vizioso che sta uccidendo qualsiasi speranza di sviluppo per l’Isola, perché l’esodo senza ricambio è anche (se non soprattutto) perdita di risorse umane, di professionalità, di quelle competenze e di quell’entusiasmo attraverso i quali immaginare e costruire il futuro, per uscire dalle secche in cui ci troviamo da troppo tempo.
Mi soffermo su questo punto perché reputo che nell’affrontare il tema della fuga dei talenti ci si soffermi troppo sugli aspetti più retorici, dimenticando che il problema non è il giovane che parte, ma quello che non ritorna o quello che non arriva da altre città del mondo.
Il risultato di questo esodo senza ricambio lo si può scorgere in tutti i settori della società, dalla politica all’imprenditoria, dallo sport al sociale. Ed è l’assenza di idee, la mancanza di metodi e strumenti nuovi per affrontare di petto la crisi economica e più in generale le sfide della modernità.
Faccio un esempio su tutti: nel 2010 la Regione Siciliana ha destinato 221 milioni di euro per i cantieri lavoro, o meglio per dare un lavoro di qualche mese a circa 30 mila disoccupati per svolgere piccole opere di manutenzione che i comuni avrebbero potuto svolgere per conto proprio.
Immaginate, adesso, se queste risorse imponenti fossero state assegnate alla ricerca, al finanziamento di start-up, all’innovazione di processi e prodotti delle piccole e medie imprese siciliane. Si sarebbe messo in movimento un ciclo virtuoso che avrebbe permesso ai giovani di mettere in pratica le proprie idee, di creare impresa e quindi di generare nuovi posti di lavoro. Una politica seria avrebbe accompagnato questo processo con misure ad hoc, con incentivi e corsi di formazione professionale, per spingere le nuove imprese ad attingere dal bacino dei disoccupati siciliani, dando loro impieghi di lungo termine. Magari proprio a molti di quelli che invece si sono visti recapitare i 221 milioni per tirare avanti un altro anno, senza alcuna prospettiva per il futuro.
In sostanza, con i cantieri lavoro, misura trita e ritrita che a ogni scadenza elettorale viene tirata fuori dal cassetto, la politica siciliana ha dimostrato ancora una volta di non sapere immaginare un modo diverso di affrontare la disoccupazione. Certo, dietro questi cantieri ci sono soprattutto intenti clientelari e la volontà di mantenere la domanda di lavoro nell’ambito del favore piuttosto che del diritto. Ma l’esperienza di sindacalista, i tanti ed estenuanti tavoli di trattativa tra imprese, lavoratori e istituzioni mi hanno dimostrato che se la politica siciliana agisce in un certo modo è anche perché non ne sa immaginare un altro. E questo vale anche per la società nel suo complesso.
Per tali ragioni, sfrutto la finestra che mi si apre di fronte grazie a questo blog per lanciare un appello a tutti quei siciliani che vivono e lavorano in giro per il Paese o all’Estero. Mi rivolgo alle loro esperienze, alle loro competenze, alle loro professionalità. Perché è di questo che la Sicilia ha più urgente bisogno: di idee e capacità. Non vi chiedo di tornare per votare. Ma di contribuire con il vostro voto e con il vostro impegno a trasformare l’Isola da porto per emigranti a terra di approdo.
www.liberasicilia2012.it – www.facebook.com/giovannapresidente
(17 ottobre 2012)
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