SOLO ANDATA? #2 – Da Palermo a Berlino. Storia di Luca, 29 anni, aiuto regista di Wim Wenders
Luca non è un ragazzo che è dovuto scappare, non è emigrato per necessità, ma per scelta. E’ andato via da qui nel modo più naturale possibile, per amore e per fare della sua passione, il cinema, il suo mestiere. Ma quante chance avrebbe, se lo volesse, di tornare da noi a spendere le sue competenze? Luca e la sua preziosa famiglia cosmopolita sono liberi di tornare? E’ libero di far crescere, almeno per un po’, sua figlia nel posto che per lui è il più bello del mondo? (Giovanna Marano)
di Luca Lucchesi
A novembre faccio 29 anni. Sono nato all’Arenella. Che per chi non lo sapesse è il quartiere più bello del mondo. Della città più bella del mondo. Palermo.
Da un anno sono ufficialmente “italiano residente all’estero”. Iscritto all’AIRE, per capirci. Dopo cinque anni di questa vita ho pensato che bisognava metterlo nero su bianco. Ho pensato che la burocrazia consolare mi avrebbe aiutato a darmi una definizione.
No. Non sono un emigrato, neppure sono un cervello in fuga. Sono cose a cui non credo e che in parte non esistono più. Il mio cervello ama considerarsi in viaggio. Nessuno lo insegue e nessuno lo sta aspettando.
Sarebbe bella una definizione così, se tutti fossero d’accordo.
A Berlino ho messo su famiglia. Alice è nata ad agosto. Il suo nome in entrambe le lingue ha la stessa ortografia. Cambia la pronuncia.
Ho pensato che questo era un buon inizio per spiegarle la differenza tra i due posti che le appartengono. Ci sono cose che persone differenti scrivono alla stessa maniera e ci sono cose che persone simili pronunciano in maniera diversa. Ci sono cose che come le guardi cambiano; e ci sono cose che in realtà sono semplicemente la stessa identica cosa. Da sempre.
Di lavoro faccio il regista. La mia specialità sono i documentari in cui si racconta del viaggio e della poesia. Il viaggio per via del mio cervello; la poesia per via della vita.
Da un po’ di tempo faccio videoclip musicali e seguo gli artisti in giro per i loro tour.
Mi muovo continuamente. A Berlino si può dire che pago l’affitto. Tutto qua.
Ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare per Wim Wenders. Sono il suo aiuto regista. Ci siamo conosciuti a Palermo mentre girava il suo film. Il rapporto con lui è diventato familiare. Ho sposato sua nipote. La mamma di Alice, appunto.
In Italia se tipo sposavo, che ne so, la nipote di Tornatore avrei avuto le porte aperte del Paradiso, ma non avrei mai avuto il coraggio di uscire fuori di casa.
In Germania, continuo a bussare le porte di ogni stanza; ho una voglia matta di uscire di casa ogni santa mattina; e soprattutto ho una moglie che amo da morire e che mi ha regalato la bimba più dolce dell’universo.
I miei genitori sono Tanino e Sonia. Mi hanno insegnato la cosa più bella e preziosa che esista. Lo sguardo a dritto e rovescio del siciliano. Che cosa è.
Cercavo di spiegarlo a qualcuno qui in Germania l’altra sera, senza risultato. In poche parole è la facoltà, o talento, che abbiamo noi siciliani nati e cresciuti di riconoscere – ed essere riconosciuti parimenti – nostri consimili; e di stimarne in maniera immediata il senso e il verso. Senza bisogno di parole, ma con l’uso del gesto e della maestria dello sguardo. Una cosa di poesia, che però si traduce in fatti reali e gloriosi, in forma di dramma o di commedia. Il bisogno che abbiamo di comunicare, ridotto al minimo termine della umana reciproca comprensione.
Vallo a spiegare ad un tedesco.
Non so perché ho fatto questa lunga introduzione. In realtà il mio piccolo pensiero aveva altro oggetto, più diretto e circoscritto.
Quando poche settimane fa ho letto la notizia della candidatura di Giovanna Marano alla presidenza della Regione Sicilia ho sobbalzato. Io Giovanna la conosco. L’ho conosciuta da vicino negli anni più belli e importanti della mia gioventù a Palermo.
Ho sobbalzato.
L’ultima volta che ho avuto a che fare con un ufficio della Regione Siciliana è stato nel 2009. Un mio progetto di documentario era appena stato finanziato da Cinesicilia e Film Commission. Una roba a cinque zeri per intenderci. Un film a cui ho dedicato gli ultimi sei anni della mia vita e che non ho mai più potuto realizzare.
Quella famosa ultima volta, infatti, alla Regione Siciliana, il burocrate impiegato di turno mi chiedeva perché rinunciassi a girare “il mio primo film, proprio quello tuo!”. Cioè come si fa a rinunciare a tutti e cinque quegli zeri!
Gli dissi brevemente che non volevo essere complice di nessuno e che l’avevo capito troppo tardi che la Regione Sicilia è effettivamente quello che si dice.
Una cosa lurida e fitusa.
Io volevo scrivere una cosa semplice, ma mi sono dilungato e alla fine ho scritto proprio quello che pensavo. Che è semplice, come il pensiero di un contadino di altri tempi.
Volevo dire a Giovanna che sono siciliano e che per questo vivo in viaggio continuo e che per questo ho sobbalzato quando ho saputo della sua corsa per la presidenza.
Perché so che lei conosce le ragioni del nostro viaggio continuo.
La Sicilia accanto ad una donna così mi piacerebbe da morire.
www.liberasicilia2012.it – www.facebook.com/giovannapresidente
(18 ottobre 2012)
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