Sono “pro” a patto di essere “contro”
Marco Alloni
Che sulla guerra alla Libia sia divisa la stessa intellighenzia italiana mi pare emblematico. Perché questa guerra pone in luce una questione che prescinde dal fatto contingente: la politica estera e l’informazione. Viviamo in un mondo dove l’informazione giunge sempre tardiva imponendo, quando ormai è tardi, scelte radicali che dividono persino l’intellighenzia più illuminata. Viviamo in un mondo dove le realtà dei popoli non sono comprese se non tardivamente, quando si traducono in tragedia, ovvero in evenemenzialità giornalistica. Viviamo in un mondo dove della Libia – come di qualsiasi altro paese – non sappiamo nulla fino a poche ore prima di dover decidere se intervenire militarmente o no. A quel punto persino l’intellighenzia rimane spiazzata, deve scegliere fra il peggiore dei mali sapendo che il male maggiore – non essersene mai seriamente occupati – non può più essere scongiurato.
A questo punto chiedersi se aderire o no all’intervento militare dei "volenterosi" – oppure in che modi e entro quali limiti – ha il sapore di una decisione comunque frettolosa, tardiva e priva di seri elementi di giudizio. Si pongono solo due alternative: stare dalla parte del popolo oppresso oppure dalla parte del pacifismo ad oltranza. Due posizioni altrettanto frustranti per l’ovvia ragione che non si tratta di posizioni antitetiche. Vorremmo tutti stare dalla parte del pacifismo esattamente come vorremmo tutti stare dalla parte dei popoli oppressi. L’intellighenzia italiana vorrebbe poter sposare entrambe queste scelte. Ma non può. Perché la politica estera – e a ridosso l’informazione – non si è mai curata di dare agio al dibattito (quindi alla stessa intellighenzia) di ragionare efficacemente e concretamente sulla realtà prima che sia tardi.
Ora è tardi. Ora bisogna intervenire. Ora bisogna riparare alla nostra disattenzione di decenni. Temo in questa situazione che pacifismo e interventismo non siano nemmeno più contrari: sono le due facce della stessa medaglia: il fallimento della politica estera, il fallimento dell’informazione preventiva e non evenemenziale.
(22 marzo 2011)
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