S.O.S. Italia
Berlusca è dai nemici circondato:
ad Annozero arriva la D’Addario,
una vergogna alla tivù di stato,
ma nel letto di Putin l’incontrario:
una donna pudica ed illibata,
chiamata a rimboccargli le coperte,
meritevole d’esser candidata
come in politica fra le più esperte.
Un maledetto giudice a Milano
tre quarti di miliardo gli rapina,
ma non solo: il terribile Mesiano
nella sentenza molto birichina
chiaramente gli dà del corruttore.
Per Mondadori Metta fu il corrotto,
Cesarone fu l’intrallazzatore,
ma Silvio, che ha evitato chiotto chiotto
la galera sol per la prescrizione,
si prende la patente del mandante:
chi nella Mondadori fa il padrone
la sentenza pagò con il contante.
Giovedì, da Santoro, Ciancimino
spiegherà che Bernardo Provenzano,
con Marcello Dell’Utri per postino,
mandava le sue lettere al caimano.
La Consulta è riunita per il lodo
e dovrà dire con la sua sentenza
se da domani Silvio resta ammodo
o se va processato con urgenza.
E’ troppo e s’alza il coro dei lacché,
da Fabrizio Cicchitto a Quagliarello,
da Gasparri a Bocchino: “Il buon premier
voglion sacrificar come un agnello
con i soliti metodi eversivi.
Contro il voler del popolo elettore
rossi e poteri forti, sempre vivi,
voglion cacciare l’Unto del Signore!”
E la presunta vittima che dice?
“Io che sono statista strepitoso
farò l’Italia sempre più felice,
ancora a lungo e senza alcun riposo!”
Non par vero, ma il premier ha ragione:
qualunque cosa nel paese accada
nessuno ci sarà all’opposizione.
Nel Pd ciaschedun segue la strada
di pensare soltanto alla poltrona,
non quella del governo nazionale,
ma quella casereccia ed alla buona
di un partito malato terminale.
Si sfidano i duellanti coi coltelli
e combattono astuti fra di loro
lasciando che il caiman faccia sfracelli.
Sono già molto avanti col lavoro
e non vanno a votare in Parlamento.
Forse ha ragione il capo dello Stato
che lo scudo fiscal firmò contento:
“Inutile lottare, è ormai provato
che se boccio una legge la rifanno.
Perciò mi guardo bene dal bocciare
e se il secondo lodo casseranno,
il terzo firmerò, senza fiatare!”
(6 ottobre 2009)
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