SPECIALE CANNES 67 – The Search
Barbara Sorrentini
L’inferno della Cecenia, dei massacri da parte dei soldati russi nei villaggi, gli incendi, gli stupri, le famiglie divise e i bambini nomadi, in giro da soli alla ricerca della famiglia o di qualcuno che li aiuti a sopravvivere. Sono bambini ammutoliti dalla paura e dal dolore, con gli occhi spalancati di fronte a quello che resta della vita, tra macerie, ceneri e stracci. "The Search" di Michel Hazanavicius è un film prezioso e importante. È un segno della memoria con sguardo ottimista verso il futuro, ma non svuotato dalla retorica, perfettamente consapevole che il lieto fine di fronte alle tragedie della storia è raro, ma non impossibile. Le responsabilità sono evidenti, il regista di origini lituane non ha paura di prendere posizione e analizzare l’immobilità dell’Unione Europea di fronte a quella tragedia, così come per molte altre.
Dopo l’Oscar per "The Artist" e un documentario sul genocidio in Ruanda "Tuez-les tous! Rwanda, histoire d’un génocide sans importance" realizzato con Raphael Glucksmann (figlio del filosofo pacifista André), Hazanavicius ha trovato il sostegno economico per quest’opera grandiosa. Un film classico, rigoroso girato in parte anche in Cecenia con la maggior parte dei protagonisti coinvolti sul campo. A parte Bérénice Bejo, Carole, l’inviata UE che deve fare il rapporto di ciò che accade in Cecenia e Annette Bening, Helen, una responsabile al soccorso e raduno dei profughi della Croce Rossa. Oltre a loro Hadji un bambino di 9 anni, rimasto orfano e che ha perso la sorella maggiore e il fratellino neonato lasciato davanti a un casolare abitato, dopo aver bussato la porta. "Chissà, magari abitato dai russi" si chiederà più avanti in preda al senso di colpa.
Uno dei pochi film sulla Cecenia, a parte "Alexandra" di Sokurov (2007) e qualche documentario invisibile, "The Search" descrive perfettamente un contesto dimenticato concentrandosi sull’incontro, tra Carole e Hadji e la ricostruzione di una fiducia e di un affetto. Ma oltre a loro, scorrono anche le storie di Raissa, la sorella di Hadij, altrove ad aiutare i bambini e di Kolia, una matricola nell’esercito russo, che viene vessata come i soldati di "Full Metal Jacket". Tra le fonti d’ispirazione di "The Search" ci sono anche "Odissea tragica" di Fred Zinnemann, il titolo originale è lo stesso "The Search" ( 1948) e il libro di Arkady Babchenko "One soldier’s war in Chechnya", descrizione e analisi dettagliata della vita nella caserma di Mozdok, vissuta da dentro.
A questo materiale si aggiungono gli scritti della giornalista uccisa Anna Politkovskaia e quelli di Boris Cyrulnik sull’infanzia, i traumi subiti e le resilienze dei bambini rimasti orfani in guerra. Se da un lato con un bambino come il piccolo Abdul-Khalim Mamatsuiev è impossibile non prendere in ostaggio emotivo chi guarda, dall’altro è fondamentale il ragionamento che emerge sull’infanzia violata, che ha bisogno di un riscatto affettivo e culturale per non vivere per sempre con il desiderio di vendetta.
(21 maggio 2014)
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