SPECIALE VENEZIA 68 – Un Leone all’inferno

Barbara Sorrentini

Una visione così forte che si finisce per dimenticarla subito, dopo averci lasciato gli occhi. E’ l’effetto provocato da Faust di Alexander Sokurov, Leone d’Oro di Venezia 68. Il regista russo – di film enciclopedici su personaggi chiave della storia: Hitler (Moloch), Lenin (Taurus), Hirohito (Il sole) – ricama un’opera immensa, lunga e carica di citazioni.

Una carrellata su un secolo e più di cinema, che scomoda visivamente le esperienze di Bergman, Ėjzenštejn, Rye e Lang; quelle pittoriche da Bosch a Bruegel e letterarie da Omero a Bulgakov passando per Dante. Però il riferimento unico e principale del film di Sokurov è il Faust di Goethe e inevitabilmente porta con sé l’affanno di quasi sessanta anni di lavorazione a questo testo immenso, da parte dell’autore dei dolori di Il Giovane Werther.

Un viaggio al termine della notte, con piani sequenza meno ossessivi rispetto all’Arca Russa dove il buio accompagna l’andare e non lascia sperare nell’alba. Livido, grigio, con qualche pennellata di latte e distorsioni ottiche in color seppia. Il Faust cammina, va avanti e incontra, comunica anche, ma non ha parole dolci per chi incrocia il suo andare. Cerca di comprare l’anima di qualcuno, ma si rassegna al fatto che, tra gli uomini, di anime non ce ne sono più: se la sono venduta tutti. Povero diavolo.

Di questa opera, che supera in originalità e sorpresa tutte le altre viste a Venezia 68 restano in mente, negli occhi, soltanto immagini. Le parole sembrano fluttuare, dicono tanto, ci raccontano questo mondo attraverso frasi, pensate in tedesco tra il ‘700 e l’800 e l’insieme dell’opera porta a vedere in uno specchio tutta la decadenza e la deformazione umana che ogni era attraversa, e per questo nemmeno la nostra ne è immune. I personaggi sono mostruosi, brutti, con il codino e i mutandoni gomma piumati che fasciano il corpo. E quella specie di autopsia che appare all’improvviso dopo un volo idilliaco e suggestivo su un paesaggio in stile Il signore degli anelli, risveglia da un bel sogno, da un paradiso lontano che non ha niente a che vedere con l’inferno terreno.

Leone d’Oro
Faust di Alexander Sokurov (Russia)

Leone d’Argento
People mountain, people sea di Shangjun Cai (Cina)

Premio Speciale della Giuria
Terraferma di Emanuele Crialese (Italia)

Coppa Volpi maschile
Michael Fassbender in Shame di Steve McQuen (Gran Bretagna)

Coppa Volpi femminile
Deanie Yip in A simple life di Ann Hui (Cina-Hong Kong)

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente
Shôta Sometani e Fumi Nikaidô nel film Himizu di Sion Sono (Giappone)

Osella per la miglior fotografia
Robbie Ryan per Wuthering Heights di Andrea Arnold (Gran Bretagna)

Osella per la migliore sceneggiatura
Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou per il film Alpis di Yorgos Lanthimos (Grecia)

Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”
Là-bas di Guido Lombardi (Italia) – Settimana della Critica

(12 settembre 2011)

Condividi Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.