SPECIALE VENEZIA 69 – “Il fondamentalista riluttante” di Mira Nair

Barbara Sorrentini



Non è fuori tempo parlare di identità devastate dai fatti di cronaca a 11 anni dall’attacco delle Torri Gemelle. Lo dimostra chiaramente, con precisione, correttezza e necessaria ponderazione tra le ragioni dell’uno e dell’altro la regista indiana Mira Nair.

Leone d’Oro nel 2001 con "Monsoon Wedding" la Nair ha aperto la Mostra del Cinema con un forte messaggio di pace. Il film scelto dal direttore Alberto Barbera, che proprio nel 2001 fu invitato a lasciare la direzione dall’allora Ministro ai Beni Culturali Giuliano Urbani, si chiama "Il fondamentalista riluttante" ed è tratto dall’omonimo romanzo di Mohsin Hamid.

A raccontare la propria storia è Changez, un ragazzo pakistano (Riz Ahmed), giovanissimo socio di una società finanziaria di Wall Street, stimato e rispettato in tutto il mondo per le sue operazioni ad alto rischio. Fino all’11 settembre 2001, quando poco a poco diventa preda della polizia americana e nello stesso tempo dei fondamentalisti del suo paese di provenienza. In un dialogo a ritroso con Lincoln, un giornalista americano in Pakistan (Liev Schreiber) che sta cercando un connazionale, rapito a Lahore, professore nella stessa università in cui ora insegna Changez.

La narrazione di Mira Nair porta i segni di una sofferenza elaborata con il tempo e tradotta in immagini, i colori accesi si spengono per lasciare spazio alla riflessione amara e alla ricerca e trasformazione di sé. Un po’ didascalico in certi momenti e un po’ retorico nella storia d’amore, forse un po’ troppo sempliciotta tra Changez e la fotografa americana; ma il risultato è convincente e necessario, proprio perché semplice e spiegato in un linguaggio che arriva a tutti. Il film propone uno scambio civile tra due persone simili e non violente alla ricerca, ancora una volta, di una verità dalle mille facce.

(30 agosto 2012)



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