SPECIALE VENEZIA 69 – Superstar / Paradiso-Fede
Barbara Sorrentini
Uscire di casa una mattina e ritrovarsi con una moltitudine di obiettivi fotografici puntati addosso e poi ritrovarsi online, sui siti gossip e su youtube, attraverso immagini che raccontano la quotidianità banale di un uomo qualunque. Questa descrizione tragicomica che aveva già descritto Woody Allen in "Cartoline da Roma" con il personaggio di Roberto Benigni diventa la trama centrale del film in concorso del francese Xavier Giannoli.
Martin Kazinski (Kad Merad) è il protagonista di "Superstar", in un viaggio verso l’inferno della celebrità arrivata non si sa perché. Fenomeno mediatico da baraccone, di cui tutti vogliono sapere cosa mangia a colazione e come si fa la barba, a cui tutti chiedono un autografo o uno scatto, fino all’urlo disperato con migliaia di contatti su youtube. Ne più ne meno di una ovvia descrizione degli effetti collaterali dell’era digitale in forma di una tragicommedia che regge esclusivamente per la bravura e il volto attonito di Kad Merad/Martin Kazinski. Ogni riferimento ad "Oltre il giardino", a Peter Seller e all’autore del romanzo Jerzy Kozinski, non deve essere casuale.
A creare scalpore, come sempre esagerato se non contestualizzato, è "Paradiso-Fede" del regista austriaco Ulrich Seidl. Secondo capitolo della trilogia, di cui a Cannes si è visto "Paradiso-Amore" sul turismo sessuale nei paesi esotici, da parte di un gruppo di donne ultra sessantenni. Se quello era estremamente dimostrativo, al limite della pornografia, per mettere a confronto opulenza e miseria, qui la riflessione si sposta sulla religiosità esasperata.
Annamaria è una donna credente e bigotta, che passa la sua vacanza in casa a pregare, a sgranare rosari percorrendo le stanze sulle ginocchia e andando in visita dai cittadini stranieri o che seconde lei vive nel peccato, con una mega statua della Madonna sotto braccio. "La Madonna è venuta a farvi visita, guardatela e pregate". Questo il tenore dell’evangelizzazione della signora, a volte accolta da alcuni simili a lei, oppure invitata a ragionare e poi ad andarsene.
Fondamentalismo religioso, che si esprime anche in sedute di preghiera di gruppo per "far ritornare l’Austria cattolica". Già, la scena del crocifisso che ha fatto tanto parlare, discutere e arrabbiare. Molto blasfemo in effetti portarsi sotto le lenzuola un crocifisso super size, ma non meno del volere convincere o costringere violentemente chi la pensa diversamente. E anche di guerra religiosa tra le mura di casa questo film tratta, perché il conflitto si consuma con un marito musulmano, che compare ad un certo punto del film.
(31 agosto 2012)
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