Su Bertolaso l’ipocrisia cerchiobottista del Corriere

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da criticaliberale.it

Come si costruisce un articolo ipocrita? Facile. Si mettono, una dopo l’altra, alcune considerazioni assolutamente giuste, ma poi si chiude l’analisi senza arrivare a indicare la causa e la soluzione di quanto si è prima descritto. Anzi, si lascia intravedere che la responsabilità sia di altri.

Il Direttore De Bortoli, sul Corriere di domenica 14 febbraio, ha fatto proprio questa esercitazione: descrive come è diventata l’Italia, usa un po’ di retorica contraddittoria(“Ma non sfugge a un grande servitore dello Stato come lui [Bertolaso] che in ogni struttura, anche nell’emergenza (assimilabile di per sé all’attività militare), esistono principi di etica e responsabilità oggettiva senza i quali i corpi istituzionali e societari non funzionano”. Ma che razza di “servitore dello Stato”, e anche “grande”, è Bertolaso se gli sfuggono proprio quei principi?). Inoltre, il Direttore si batte il petto denunciando che “La realtà, amara, è che dovremmo domandarci tutti (stampa compresa) se il livello degli anticorpi della nostra società non sia sceso sotto il limite di guardia”.

Ma alla fine la montagna partorisce il topolino addebitando la colpa della situazione alla riforma del Titolo V della Costituzione. Che, certo, fu sciagurata. Ma non meno sciagurato è segnalare esclusivamente una responsabilità del centrosinistra che quella riforma varò, e dimenticarsi di quel piccolo fenomeno che domina il paese appena da più di un quindicennio e che si chiama berlusconismo.

Come si può decentemente scrivere che “Alcuni (corrotti e corruttori) non si vergognano nemmeno, ne menano addirittura vanto” senza segnalare che appena due giorni fa il presidente del consiglio con la sua consueta faccia tosta ha detto – proprio sul caso Bertolaso – che era il magistrato a doversi vergognare e non gli arrestati? Anche il Corriere ha taciuto. Oltre a deplorare il livello degli "anticorpi" la stampa non dovrebbe indicare i "virus"?

(15 febbraio 2010)



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