TABUCCHI | A casa, signorini!
Antonio Tabucchi
, da MicroMega 6/2001
Se Berlusconi ha vinto, anzi, stravinto, è anche vero che la sinistra ha perso, anzi, straperso. Credo che questo sia il punto di vista più appropriato perché si colloca a sinistra. Le responsabilità in termini numerici oggettivi di questa disfatta potrebbero essere addossate a Fausto Bertinotti, uomo che lavora per l’avversario da anni, tanto da far sospettare che in fondo della destra sia un sostanziale alleato.
Sommato a quella mina vagante, seppure dotato di innegabile carica umana, che è l’onorevole Di Pietro al quale sempre di più pare appropriata una toga che un seggio di parlamentare. Ma le responsabilità in termini numerici dei gol subiti da una squadra non eliminano le responsabilità dei suoi dirigenti e dei suoi allenatori.
Ragioniamo pure in termini calcistici, se ce lo consentono, visto che le ideologie non ci sono più, i valori sono andati al Creatore, i principî valgono meno che zero, le elezioni assomigliano sempre di più a un campionato e l’Italia a uno stadio di calcio. Gli italiani sono un popolo furbo, hanno sempre dato ragione a Machiavelli e torto a Guicciardini, Leopardi vedeva le mura e gli archi sui quali ora sta crescendo il rampicante della new economy e della globalizzazione che tutto avviluppa nel suo abbraccio mortale. Ma gli italiani di calcio se ne intendono.
E allora: la squadra perdente non sa giocare. La squadra è un disastro. All’attacco non fa un gol e in difesa è una frana. Si è cambiato Zoff per una sola partita persa (fu Berlusconi a chiederne le dimissioni): si cambino allenatori e dirigenti, che hanno fatto una squadretta di «abatini» (così Gianni Brera chiamava la nazionaluccia di Rivera e Mazzola che faceva tanti passaggi eleganti e non tirava mai in porta), che ha trascorso cinque anni a fare la melina.
Ritirarsi: questo hanno il dovere di fare certi strateghi alla Sacchi tutti schemi e geometrie che hanno impostato la squadra dei Ds in questa legislatura. In cinque anni si sono fatti passaggi trasversali. Hanno messo la palla al centro della Bicamerale. Non hanno richiamato l’attenzione dell’arbitro quando la squadra avversaria toccava platealmente la palla con le mani (dico conflitto d’interessi e anti-trust) anzi, hanno fatto finta di non vedere il fallo e hanno protestato al posto dell’avversario quando l’arbitro fischiava perché l’avversario era entrato a gamba tesa (dico il clima anti-giudici che i Ds hanno caldeggiato). A casa, signorini.
Questo hanno il dovere di chiedere gli onesti che si sono battuti per loro mettendosi in prima fila e ricevendo già la notte delle elezioni l’intimidazione di un sedicente giornalista che pareva indicasse di andarli a cercare casa per casa. Vedremo se l’intimidazione riuscirà agli intimidatori. Pensiamo di no. Quelle persone stanno lì, tranquille, in tribuna e sulla curva. Hanno pagato il biglietto, non sono entrati gratis, non fregano il fisco. Sono cittadini italiani ed europei. Parlano qui come parlano all’estero, sanno come giocano altrove le squadre corrette, cosa sono i campionati transnazionali.
A casa i dirigenti di una squadra che non sa battersi lealmente con la squadra avversaria ma che ama il flirt e le partite «amichevoli» (si intenda già stabilite). Quelli, a casa.
Questo è l’invito che deve fare loro il popolo della sinistra. Se se ne andranno a pescare o a far la vela, anche l’ambiguo Bertinotti svanirà con loro perché non avrà più ragione di esistere. Si riprenderà la partita. In svantaggio, ma con armi pari.
(28 marzo 2012)
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