TABUCCHI | Il corpo sequestrato
Antonio Tabucchi
, da MicroMega 2/2009
La proposta di legge in discussione al Senato, che riguarda la nostra fine della vita, il fine-vita dei cittadini italiani, è una legge fortemente illiberale e antidemocratica, perché è fondata sul sequestro del nostro corpo, cioè ciò che ci appartiene di più al mondo. Un principio basilare delle democrazie occidentali è la proprietà privata. Che il nostro corpo, vale a dire la proprietà privata più alta di cui disponiamo, diventi proprietà dello Stato, fa pensare a certe leggi dei regimi comunisti più feroci, lo stalinismo, il regime di Ceausescu, il regime dei khmer rossi cambogiani. Inoltre si fonda su princìpi di carattere sadico e quando la si definisce accanimento terapeutico, si usa un eufemismo abbastanza inesatto, perché l’alimentazione forzata non è una terapia, e il corpo nelle condizioni vegetative di un malato terminale o di una persona in coma profondo, non può essere curato: questa non è una legge fatta per curare, perché non si può curare laddove nessuna terapia è ormai possibile.
Il Vaticano è autore di illegittime intrusioni nelle leggi italiane. Questo Stato extraeuropeo, situato nel cuore del nostro paese, agisce soprattutto in Italia e non oserebbe mai entrare così prepotentemente nelle leggi di altri Stati europei, la Francia, la Germania, l’Olanda eccetera. C’è una specificità di intervento, mirata all’Italia, da parte del Vaticano, che mi sembra diventata intollerabile e alla quale i cittadini italiani debbono mettere fine agendo di fronte al Consiglio d’Europa.
Se alla Chiesa vaticana, come ho sentito affermare da un importante prelato, interessa la vita, ebbene, si risenta con quei paesi dove la pena di morte è legale e verso le cui leggi mortifere mi sembra mostri invece una straordinaria tolleranza diplomatica.
Per queste ragioni aderisco senz’altro ai princìpi che animano la manifestazione di domani, sabato 21 febbraio a piazza Farnese, ma credo che non sia sufficiente manifestare in casa nostra. È ora che delle macroscopiche irregolarità italiane, che non sto qui a rammentare, ma che tutti conosciamo, quelle che destabilizzano la nostra Costituzione, si faccia carico l’Unione Europea. Se il Consiglio d’Europa obbliga i paesi del cosiddetto Blocco dell’Est a cambiare le leggi illiberali dei precedenti regimi per poter entrare nell’Unione Europea, non si vede perché permette all’Italia di cambiare le proprie leggi liberali e democratiche in una direzione tipica di certi regimi comunisti.
È dunque ora che l’Europa si assuma la responsabilità di ciò che sta accadendo in uno dei suoi principali Stati membri e che si erga ad arbitro e giudice di una situazione che, per la sua gravità, mette in dubbio gli stessi princìpi su cui l’Unione Europea si fonda.
(28 marzo 2012)
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